17 Maggio- Giornata Mondiale contro la Omobistransfobia

Maggio 17, 2022 § Lascia un commento

In un Paese dove ancora ci sono aggressioni, discriminazioni e marginalizzazioni della comunità LGBT+ , c’è bisogno di una giornata che ricordi quella data, lontana ormai 32 anni, quando l’OMS ha cancellato l’omosessualità dalle malattie mentali.

Siamo ancora molto distanti dal pieno rispetto di un diritto, perché l’odio resta diffuso e non c’è uno specifico reato che definisca quello che succede, né una legge che tuteli chi è vittima, limitando le denunce.

Ma non sono necessarie le denunce formali per misurare le discriminazioni che conosciamo grazie al lavoro delle associazioni: 148 aggressioni in un anno, decine di ragazzə buttatə fuori di casa e terapie riparative forzate ancora attive.

Serve una legge, e il #DdlZan deve essere al più presto approvato, per garantire a tuttə gli stessi diritti.

Serve un grande impegno educativo per trasmettere il rispetto delle diversità e del diritto di ciascuno di essere quello che si sente di essere, per contrastare i pregiudizi e lo stigma sull’orientamento sessuale.

Per questo sono sconcertanti le parole delle destre, che hanno bollato come propaganda l’invito del Ministro dell’istruzione ad approfondire in classe il tema dei diritti e delle discriminazioni.

Per questo sono intervenuta in aula di Consiglio Regionale per esprimere il mio rammarico per la totale indifferenza da parte della Giunta e della maggioranza lombarda nei confronti della giornata di oggi, dedicata al contrasto all’omolesbobitransfobia.

Mentre Milano fa passi avanti con interventi concreti, come l’istituzione del primo registro di genere per il riconoscimento pubblico dell’identità e del nome di elezione dellə cittadinə transgender e l’impegno alla loro tutela durante l’espressione del voto nelle elezioni, la proclamazione della città come zona di Libertà per le persone da Regione Lombardia il silenzio più assoluto.

C’è davvero ancora tanto da fare, e non dobbiamo indietreggiare nella tutela dei diritti di tuttə.

L’omofobia, la lesbofobia, la transfobia non sono opinioni, ma discriminazioni.

Sempre.

#IDAHOBIT2022

#17maggio

#giornatainternazionalecontrolomolesbobitransfobia

Il ciclo non è un tabù, e le donne hanno diritto a congedi

Maggio 16, 2022 § Lascia un commento

Nella vita di una donna, in media, sono 2400 i giorni di mestruazioni .

Anche se c’è ancora un forte tabù culturale, abbiamo tutte presente di cosa si sta parlando: arriva quel momento del mese in cui, se va bene, hai solo un po’ di fastidio e problemi di igiene. Se va male, quei giorni diventano davvero molto faticosi.

Il corriere della sera riporta i dati di Mds secondo cui sono tra il 20 e il 50% le donne in età fertile a soffrire di sindrome premestruale. Di queste, circa il 5% ha una forma più grave di patologia, chiamata disturbo disforico premestruale, poco diagnosticato.

In entrambi i casi, ci sono manifestazioni dolorose che possono essere molto debilitanti, accompagnate anche da disturbi depressivi.

C’è poi chi sta ancora peggio. Sono 3 milioni le donne che soffrono di endometriosi, di cui ho già parlato in questo blog, una malattia infiammatoria cronica invalidante.

Nel mondo su questi temi qualcuno ha fatto passi avanti con prassi aziendali, come in Australia, dove molte aziende hanno introdotto il congedo per le lavoratrici.

Sui media si parla molto delle bozza di legge della Spagna che, rompendo il tabù, propone da 3 a 5 giorni di congedo retribuito dal lavoro

Sì, perché sono pochi i Paesi, e nessun in Occidente con un congedo specifico.

E in Italia? La proposta di legge di quattro deputate del Pd è ferma alla Camera dal 2016. Chiede che la lavoratrice che soffre di ciclo doloroso possa assentarsi dal lavoro fino a 3 giorni senza, per questo, perderci in stipendio.

E sarebbe dunque ora che avesse un seguito e venisse approvata.

Nel frattempo, su change.org, è stata avviata una raccolta di firme.

Dal 17 al 19 giugno, ci sarà il primo #festivaldelciclomestruale, a Milano.

Occasione importante per confrontarsi e approfondire questioni che non devono più essere considerate un tabù, perché fondamentali nella salute delle donne.

CONSULTOUR – Prima tappa – Via Pace , Milano

Maggio 13, 2022 § Lascia un commento

Oggi è iniziato il mio viaggio per incontrare e conoscere meglio i consultori pubblici di MIlano e della Città metropolitana.

Questa mattina la prima tappa al Consultorio pubblico familiare di via Pace dell’Ospedale Policlinico di Milano, dove ho incontrato medici, infermieri, psicologhe e altri professionisti che, con grande disponibilità, mi hanno mostrato gli spazi della loro sede e illustrato le tante attività che si svolgono al suo interno.

Una bella opportunità per conoscere più da vicino un importante presidio della sanità territoriale della città, con un’alta qualità di servizi, competenze e progetti che tengono insieme la prevenzione e l’assistenza sanitaria, psicologica e sociale alla persona, alla donna, ai ragazzi e alla famiglia nelle diverse fasi della vita.

Il consultorio familiare di via Pace, che lavora in stretta collaborazione con la clinica Mangiagalli, è un eccellente modello integrato di servizi, capace di dare risposte articolate e differenziate in diversi ambiti e a diverse fasce della popolazione.

Ringrazio la Direttrice sanitaria, dottoressa Laura Chiappa, la dottoressa Beatrice Tassis, il professor Edgardo Somigliana e la dottoressa Monica Cremonesi e l’Ospedale Policlinico di Milano, per l’attenzione e il tempo prezioso che mi hanno dedicato.

A breve un’approfondimento dettagliato delle attività del consultorio, che, grazie alla stretta connessione con la clinica Mangiagalli, è l’unico in Città metropolitana e in Lombardia ad erogare il primo principio attivo per la IVG farmacologica, con un servizio espressamente dedicato.

Il percorso di visite e incontri nei consultori pubblici sarà lungo e coinvolgerà i tanti presidi della Città Metropolitana, con l’obiettivo di riportare l’attenzione su questi fondamentali e preziosi presidi territoriali, spesso poco conosciuti, non sufficientemente valorizzati e da rilanciare.

Non minimizziamo le molestie avvenute a Rimini

Maggio 12, 2022 § Lascia un commento

Quello che è successo a Rimini a centinaia di donne durante il raduno degli Alpini non va minimizzato.

Le donne lo hanno raccontato – le segnalazioni sono arrivate a 500- e , che vi siano denunce formali o meno, le donne vanno credute.

Non voltiamoci dall’altra parte, queste azioni non vanno giustificate, né lasciate impunite. Le molestie non sono ‘’maleducazione’, sono una forma odiosa di violenza e prevaricazione inaccettabile. E sono reati.

Bene che ci sia un’interrogazione parlamentare per fare chiarezza e un’indagine della Procura di Rimini sui fatti.

Tanto ancora dobbiamo lavorare su quella cultura inquinata è maschilista che giustifica quei fatti come goliardia.

Condivido ogni parola di Cecilia D’Elia, portavoce delle Democratiche, che le molestie non possano in alcun modo essere giustificate.

Grazie a Non Una di Meno che ha raccolto segnalazioni e alle parlamentari e ai parlamentari che hanno sollecitato a chiarire i fatti con un’interrogazione.

Regioni attivi subito l’Agenda Unica per le prenotazioni per eliminare le lunghe liste d’attesa.

Maggio 9, 2022 § Lascia un commento

Le liste d’attesa infinite per diagnosi, prestazioni di specialistica ambulatoriale, interventi
chirurgici programmati, ricoveri e terapie, sono purtroppo una delle criticità costanti della Sanità pubblica lombarda,

Criticità peggiorata con la pandemia Covid con milioni di prestazioni ambulatoriali rimandate, migliaia di interventi chirurgici mai effettuati.

Spesso i cittadini sono stati costretti ad effettuare le prestazioni sanitarie a pagamento .

Ma non tutti hanno potuto permetterselo per problemi economici, e hanno dovuto rinunciare, negandosi la possibilità di esami e cure essenziali.

L’ultimo Rapporto di Cittadinanzattiva sui “diritti dei cittadini e il federalismo in sanità” conferma la situazione della nostra Regione: il 54% dei cittadini lombardi dichiara di non aver avuto altra alternativa se non quella di rivolgersi al privato/intramoenia pur di non rinunciare alle cure.


Ma già dal 2017 Regione aveva deliberato che tutte le attività ambulatoriali pubbliche e private avrebbero dovuto essere prenotabili tramite un unico call center regionale che avrebbe consentito l’accesso per i cittadini a tutte le agende delle strutture sia per le prestazioni ambulatoriali che per quelle chirurgiche – pena la decadenza del contratto per le strutture che non si fossero adeguate.


Sono passati 5 anni a cinque anni e l’utilizzo obbligatorio dell’agenda unica è andato di proroga in proroga, fino all’ultimo atto del 26 aprile 2022 nel quale ancora una volta non è citata alcuna data perentoria di utilizzo di questo strumento di prenotazione centralizzato per le strutture private accreditate.


Un’ inerzia della Regione che di fatto consente ai privati di muoversi secondo i propri canali di
prenotazione diretta, impedendo al cittadino di avere a disposizione l’intera offerta delle
prestazioni sanitarie in tempo reale e di dover quindi spesso ricorrere al regime di solvenza a causa
della perdurante asimmetria informativa.

Per questo il Gruppo Pd regionale ha chiesto alla Giunta Lombarda di garantire che dal 1 giugno 2022 i cittadini possano avere visibilità su tutte le agende delle strutture pubbliche e private accreditate e possano, di conseguenza, prenotare tramite il call center regionale senza distinzioni di natura pubblica o privata accreditata della struttura.
E che questa disposizione sia un impegno contrattuale vincolante – pena la decadenza – al fine di renderla obbligatoria ed agevolare di conseguenza l’accesso dei cittadini al sistema della attività ambulatoriali e di scegliere tra tutte le strutture erogatrici accreditate ad a contratto con il SSR

ODG N. PDL 213 discusso in aula il 10 maggio 2022 – Esito

La Giunta Lombarda deve rivedere il rapporto con il privato accreditato

Maggio 9, 2022 § Lascia un commento

La pandemia ha portato evidenziato in modo drammatico molti limiti e criticità del sistema sanitario lombardo.

Il modello lombardo si fonda da più di vent’anni sulla concorrenza tra Aziende Socio Sanitarie territoriali
ed erogatori privati accreditati, che ha generato problemi nell’assegnazione dei budget, nel
controllo delle prestazioni erogate, nel garantire la programmazione regionale, l’omogeneità dei
servizi e la loro universalità.
I percorsi di cura e di assistenza, sia a livello ospedaliero sia extraospedaliero, è stata progressivamente affidata a soggetti terzi, con uno sbilanciamento del rapporto fra erogatori pubblici e privati

L’equiparazione tra il pubblico e il privato ha portato quest’ultimo a tenere per sé le prestazioni più remunerative, mentre la sanità pubblica è gravata dalla maggioranza delle prestazioni ordinarie e dalla gestione dell’urgenza nei pronto soccorso.

L’adozione di meccanismi di mercato le a mancanza di controlli ha finito poi per favorire le strutture private già orientate alla concorrenza e al raggiungimento di obiettivi aziendali.


La nuova riforma, persevera nel considerare pubblico e privato equivalenti e per ristabilire un rapporto corretto tra chi ha come obbiettivo il profitto e chi dovrebbe avere invece la salute e il benessere di tutti chiediamo che la Giunta si impegni a

  • Rivedere il percorso di autorizzazione, accreditamento e contrattualizzazione utilizzandolo
    come strumento di governo dell’offerta e concepire le regole di ingaggio in una logica di
    collaborazione e complementarità fra pubblico e privato e non di concorrenza e
    sostituzione;
    11terza11_privato accreditato
  • riconsiderare il sistema di remunerazione al fine di finalizzare i budget anche ai risultati di
    salute e alla valutazione delle performance;
  • prevedere, in capo alla struttura pubblica, un sistema efficace di controlli sul rispetto degli
    accordi contrattuali e sulla efficacia e appropriatezza delle prestazioni delle strutture sia
    pubbliche sia private accreditate in regime di ricovero e ambulatoriali, provvedendo anche
    all’istituzione di un sistema di informazione che ne dia evidenza in modo accessibile e
    trasparente.

ODG N. al PDL 213, discusso in aula il 10 maggio 2022:

Esito:

Carenza dei medici di base: le richieste alla Giunta del gruppo PD in regione.

Maggio 9, 2022 § Lascia un commento

Ho già in passato evidenziato la strutturale e critica carenza di medici di medicina generale sul territorio, con 1.166 posti vacanti destinati drammaticamente a crescere anche in virtù del fatto che dei 5.850, medici in servizio in Lombardia 1/4 è vicino alla pensione; stessa situazione riguarda i pediatri di libera scelta.

In 15 anni in Lombardia si sono persi 9.500 professionisti tra medici di base e pediatri di libera
scelta e il 60% ha lasciato l’incarico volontariamente, perché non sostenuto nel proprio compito,
non per pensionamento, con il risultato che decine di migliaia di lombardi sono senza un medico di riferimento e in un futuro molto prossimo stessa sorte toccherebbe ad altri 500mila cittadini.


Troppo poco è stato fatto per frenare questa emorragia, ignorando il ruolo strategico del medico di medicina generale, che può fare essere il perno intorno al quale si organizzano gli interventi dei vari specialisti.


Per un’adeguata presa in carico della persona e per garantire la continuità dell’assistenza, in particolare per le fasce più fragili della popolazione, abbiamo proposto un ordine del giorno al Progetto di Legge che include la revisione della Riforma della Sanità Lombarda secondo le richieste avanzate dal Governo.

L’ordine del Giorno impegna la Giunta a mettere in campo le seguenti azioni:

  1. incrementare il numero delle borse per il corso di formazione con una disponibilità che non sia
    inferiore a quanto attualmente previsto a livello nazionale per Regione Lombardia, indirizzandosi
    verso l’equiparazione economica alle borse di specializzazione ospedaliera;
  2. provvedere all’adeguamento economico dei medici provvisori, consentendo loro di poter
    operare sulle piattaforme informatiche;
  3. prevedere la possibilità della libera scelta anche per gli assistiti dei medici provvisori;
  4. definire indennità economiche per chi frequenta i corsi di formazione
  5. nell’accesso alla graduatoria dei medici di base titolari, considerare l’equiparazione
    dell’esperienza svolta in incarichi provvisori al corso triennale in medicina;
  6. incentivare con sedi in concessione gratuita e altri supporti la copertura delle zone più
    periferiche e dei territori più complessi, quali i quartieri popolari;
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  7. pianificare con anticipo le sostituzioni;
  8. semplificare le procedure burocratiche di scelta e revoca;
  9. prevedere le risorse necessarie da destinare alle ATS lombarde, affinché possano assumere un
    contingente adeguato di giovani medici neoformati in medicina generale e cure primarie da
    impiegare sul territorio.

Il percorso difficile nel mercato del lavoro per chi è mamma.

Maggio 8, 2022 § Lascia un commento

Nel giorno della festa della mamma, non possiamo ignorare quanto sia difficile l’accesso al lavoro per le madri.

Il report di Save the Children Italia “Le Equilibriste. La maternità in Italia nel 2022”, restituisce con precisione una situazione tutt’altro che rosea in Italia.

Se essere donna significa avere ridotte opportunità già in partenza, lo svantaggio aumenta diventando madri, riducendo ancora di più le possibilità.

In un Paese dove i figli si fanno sempre meno, e si diventa madre sempre più tardi (l’età media è di 32 anni), quando i bambini arrivano spesso si rinuncia a lavorare: 30mila donne con figli nel 2020 si sono dimesse.

Lavora il 73,9% delle donne senza figli tra i 25 e i 49 anni, ma con un figlio sotto i 6 anni l’occupazione scende al 53,9%, se si vive al Sud è ancora più bassa: il 35,3%.

Sono 6 milioni le mamme che fanno le “equilibriste” tra lavoro e responsabilità familiari, e quasi il 40% di quelle che hanno 2 o più figli, ha un contratto part-time; e solo 1 contratto su 10 a tempo indeterminato del primo semestre 2021 è per una donna.

Mentre il tasso di occupazione dei padri aumenta se aumentano i figli, quello delle madri tende a diminuire.

6 madri su dieci hanno un lavoro con un figlio minorenne, 5 su 10 se ne hanno due, mentre gli uomini sono 9 su 10.

Il divario retributivo è poi una realtà purtroppo diffusa, con una forbice che tende ad allargarsi più gli anni passano.

Mentre per gli uomini lo stipendio aumenta progressivamente, quello delle donne resta fermo e quindi è quello a cui si rinuncia quando arrivano figli, e mancano servizi per la prima infanzia, o costano troppo.

Se si vuole cambiare questa situazione non basta indignarsi per le parole vergognose di una imprenditrice che considera la maternità delle sue dipendenti un fardello per la sua azienda.

Ci deve essere una spinta importante ad un più incisivo e organico sostegno pubblico alle madri, che siano dipendenti o lavoratrici autonome, a partire dal sostegno al reddito, dalle politiche fiscali alle clausole e premialità per le aziende che rispettino criteri di parità, a cui devono corrispondere misure di conciliazione, norme eque nella direzione della condivisione paritaria delle responsabilità genitoriali tra padri e madri.

Combinate poi con un investimento massiccio e diffuso sull’intero territorio di servizi educativi (asili nido, tempo pieno) e a sostegno alla cura delle diverse fragilità, che quando non ci sono, sono a carico delle donne.

Impegnandosi al contempo nel promuovere un grande cambiamento culturale che, contrastando pregiudizi e stereotipi, contribuisca a ridurre gli svantaggi.

Perché le donne non siano più le ultime ad entrare nel mercato del lavoro, e le prime ad uscirne.

Immagine dal Report “Le equilibriste” di @SaveTheChildren Italia

Pazienti psichici gravi: bocciata la mozione Pd che chiedeva attivazione di percorsi sperimentali.

Maggio 4, 2022 § Lascia un commento

Siamo diventati tutti più consapevole dell’aggravarsi e diffondersi di disagi psichici e mentali in questo lungo periodo di isolamento e congelamento delle relazioni dovuto alla crisi pandemica.

Più solitudini e anche più ritardi nelle cure, possibilità di interventi di prevenzione più rarefatti e complessi, hanno amplificato il disagio, e abbassato ulteriormente la qualità della vita delle persone affette da disturbi psichici e dei loro familiari.  

In particolare c’è una grande necessità di attenzione e di soluzioni per chi ha disturbi gravi, e quindi necessità di continuità di presa in carico per cure psichiche, ma non è nella condizione di richiedere aiuto in prima persona.

C’è un grido d’aiuto che viene dalle famiglie dei pazienti psichici gravi e riguarda il loro percorso di cura, ma Regione Lombardia non lo vuole ascoltare, trincerandosi dietro un presunto buon funzionamento dei servizi.

Invece, basterebbe parlare con i lombardi che di quei servizi hanno bisogno e si scoprirebbero diversi aspetti che non vanno, e che hanno bisogno di risposte più efficaci.

La mozione presentata in aula il 3 maggio, nasce da un confronto costante con i familiari di questi pazienti, di cui abbiamo accolto l’ appello, mettendolo nero su bianco; ma la maggioranza ha bocciato la mozione in seduta di Consiglio.
Chiedevamo interventi attesi, come l’attivazione di progetti per migliorare l’accompagnamento alle cure, ad esempio il “recovery”, ossia il processo di cura che porta la persona a trovare una propria collocazione nella società, con l’introduzione di nuovi e più efficaci approcci per superare la criticità della mancata adesione dei pazienti alla cura e l’incapacità di seguire con costanza le terapie.

Fondamentale è la capacità ricostruire un’alleanza tra pazienti, famiglie e operatori e lavorare nella direzione di stabilire un contatto con il paziente, anche quando – e accade spesso – non è in grado di ricevere aiuto.


Il Piano terapeutico individuale permette di pianificare un percorso riabilitativo domiciliare, ma mancano poi figure che controllano i progressi del paziente fino alla sua recovery, monitorando tutto il percorso del paziente, che spesso attraversa strutture diverse (ambulatoriali, comunità).

Servirebbero una personalizzazione degli interventi e un’équipe pronta a rimodulare progetti e obiettivi in base alle necessità dell’utente. Ma questi interventi spesso mancano.


Abbiamo chiesto alla Giunta regionale di attivare in tutte le Asst una sperimentazione che vada proprio in questo senso e di stanziare risorse adeguate, pensando alla crescita del disagio psichico degli ultimi anni, e anche in considerazione del fatto che dare risposte articolate alle tante criticità nell’ambito della salute mentale rappresenterebbe anche un significativo risparmio di costi, considerando l’alto impatto economico che generano le malattie mentali non diagnosticate e mal gestite.


Ma niente: la maggioranza ha respinto ogni nostra proposta, sostenendo che in Lombardia sono già attivi interventi efficaci. Purtroppo non è vero e per saperlo e capirlo basterebbe ascoltare le esperienze delle famiglie dei pazienti e gli operatori che da anni denunciano carenze di risposte adeguate, sia per qualità, sia per quantità.

Ma evidentemente non è un tema nelle corde della Lega e dei suoi alleati.

Primo Maggio: a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori.

Maggio 1, 2022 § Lascia un commento

Primo maggio per i diritti e la sicurezza di tutti e di tutte, contro lo sfruttamento e la precarietà.

Primo maggio per tutte le lavoratrici e i lavoratori, per chi un lavoro ce l’ha, per chi lo cerca e per chi l’ha perso, per chi ha un lavoro che non permette di vivere con dignità.

Perché il lavoro sia davvero un diritto accessibile, per tutte e per tutti.

Perché sia dignitoso, sicuro, giustamente retribuito e tutelato, impegniamoci ancora di più nel contrasto alle disuguaglianze, allo sfruttamento e alla precarietà.

Senza dimenticare le tante morti e incidenti sul lavoro, perché la sicurezza è un diritto che va garantito.

Sempre.

#1maggio

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