Rassegna Stampa: Legge 194, indagine 2019 – settembre 2019

settembre 16, 2019 § Lascia un commento

TG3 _Regione Lombardia, 16 settembre ore 14.- Minuto 5′
La stampa on line, di Chiara Baldi, – 16 settembre 2019

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Legge 194 – attuazione in Lombardia: troppi obiettori ancora e residuale utilizzo della RU486

settembre 16, 2019 § Lascia un commento

Oggi al Gruppo Regionale del Partito Democratico abbiamo presentato alla stampa gli esiti di un’indagine che ho promosso e che abbiamo condotto a tappeto su tutte le strutture sanitarie Lombarde sull’attuazione della Legge 194 in Lombardia.
Rispetto allo scorso anno, abbiamo fatto uno sforzo ulteriore e abbiamo richiesto dati aggiornati a giugno 2019. E ringrazio funzionari e ufficio stampa del gruppo, e le Asst per aver fornito tutti i dati richiesti.

In Lombardia il 66% dei ginecologi sono obiettori, mentre la Ru486 resta troppo poco utilizzata.
Questi i dati, in linea con quelli degli anni precedenti, emersi dall’indagine che abbiamo condotto, come ogni anno, in ogni presidio della Lombardia come gruppo regionale del Partito democratico.
Nel 2018 le interruzioni di gravidanza sono state 12.240, nei primi sei mesi del 2019 5897, il che significa che a fine anno saranno poco meno dell’anno precedente. “Un dato positivo- commenta la consigliera regionale del Pd, Paola Bocci, promotrice dell’inchiesta- che sta a significare che, a 40 anni di distanza, la legge 194 è ancora efficace e capace di raggiungere l’obiettivo che si era data, ossia ridurre drasticamente il ricorso all’aborto”.
A restare troppo alta è la percentuale degli obiettori di coscienza.
La presenza di medici ginecologi obiettori resta quasi invariata. Nel 2018 erano il 65%, a fronte del 66% del 2017. In ben 2 ospedali, Iseo e Chiavenna sono la totalità. In tre, Desio, Treviglio e Gavardo, sono oltre il 90%, in 10 sono oltre l’80%. Solo in 11 (di cui tre a Milano, San Carlo, Sacco e Buzzi) sono sotto il 50%.
In 5 strutture le ivg sono pari a zero (Vaprio d’Adda, Melzo, Iseo, Sondalo e Chiavenna). Questo, nonostante la legge 194, all’articolo 9, afferma che “gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare gli interventi di interruzione della gravidanza richiesti…”.

obiettori 2019
I numeri sono ancora più sconfortanti se si guarda all’utilizzo della Ru486, un metodo farmacologico autorizzato dall’Aifa già nel 2009. La Ru486 nei primi sei mesi del 2019 è stata utilizzata solo nel 13% delle strutture, erano il 10% nel 2018 e l’8% nel 2017. E’ infatti al quattordicesimo posto fra le regioni italiane, ultima fra quelle del Nord e dopo Calabria e Sicilia, a fronte di un utilizzo del 43% in Liguria, del 42,5% in Piemonte, del 33 % in Emilia Romagna, del 29,45 in Puglia, del 28% in Toscana, del 21,2 % in Lazio, del 17, 6% in Calabria e del 17,4% in Sicilia, come evidenzia la Relazione nazionale sulla 194 del 31 dicembre 2018. Nei primi sei mesi del 2019 in Lombardia non era utilizzata in nessun modo in 26 strutture su 62, un dato solo di poco superiore a quello del 2018 quando le strutture erano 32.
Questo, nonostante la legge 194 parli chiaro: “Le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna …“ .
“ Il luglio scorso- sottolinea Bocci- avevamo presentato una mozione, approvata in Consiglio, in cui si chiedeva alla giunta di abolire l’obbligo dei 3 giorni di ricovero per la Ru486, come già fatto da altre regioni, obbligo che ne rendeva più difficile l’utilizzo rispetto all’ivg chirurgica, praticata in day hospital. Grazie al nostro intervento dal 1 gennaio 2019 l’obbligo è stato abolito ma, nonostante questo, il metodo farmacologico resta residuale”.
Questo perché in Lombardia l’attesa fra certificazione della gravidanza e intervento è maggiore a quella delle altre regioni (è al sedicesimo posto In Italia), il che significa che passa troppo tempo fra la certificazione e l’effettiva esecuzione dell’Ivg e questo fa scadere i termini (49 giorni) entro i quali è possibile utilizzare il farmaco. Nelle Regioni dove la Ru486 è più utilizzata l’attesa è inferiore ai 14 giorni.
“L’attesa- commenta Bocci- è determinata dalla mancanza di attenzione per un intervento che deve rispettare tempi precisi, mentre è considerato alla stregua di interventi di routine eseguiti in day hospital.”

percentuale RU4862019

Altro ostacolo all’utilizzo della Ru486 è l’informazione.
“Per questo- sottolinea Bocci- chiederemo che nel colloquio iniziale pre intervento, sia in consultorio che in ospedale, le donne siano informate della possibilità di utilizzare la RU486, cosa che ad oggi non sempre accade e che sia lanciata una campagna informativa su un metodo meno invasivo che – evitando una anestesia generale – garantisce maggiore tutela della salute fisica e psichica della donna”.

Dare piena applicazione alla legge 194 non significa solo garantire il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza ma anche e soprattutto promuovere la maternità consapevole e la prevenzione.
Per fare questoè fondamentale la valorizzazione dei CONSULTORI PUBBLICI , e ,sull’esempio di quanto già fa l’Emilia Romagna, offrire nei consultori contraccettivi gratis ai ragazzi under 26. Come peraltro proponeva un nostro ordine del giorno, approvato dal Consiglio a luglio 2018, ma che non ha ancora trovato piena attuazione.
Utile, inoltre l’erogazione gratuita dei contraccettivi – ormonali, impianti sottocutanei, dispositivi intrauterini, contraccezione d’emergenza e preservativi femminili e maschili – nei servizi consultoriali alle donne e agli uomini di età inferiore ai 26 anni e alle donne di età compresa tra i 26 e i 45 anni in disoccupazione o cassa integrazione, nei 24 mesi successivi a una interruzione volontaria di gravidanza per evitarne altre.”

Perché non basta promuovere Nidi Gratis

settembre 16, 2019 § Lascia un commento

Pochi giorni fa avevamo chiesto a Regione Lombardia di non enfatizzare lo strumento dei ‘Nidi Gratis’ (attuato peraltro grazie all’opportunità di una linea di finanziamento europea che lo copre per i 3/4 dell’impegno finanziario), ma di investire anche su nuove strutture per creare più posti.
Anche il nuovo Governo si dimostra sensibile al tema, e credo che a fianco della promozione della gratuità dei servizi 0-3 ci si debba sempre battere per un incremento di strutture e di personale.
Perché dire ‘Più nidi’ non significa solo costruire o ristrutturare spazi per nuovi servizi all’infanzia, ma anche investire su nuovo personale educativo e di coordinamento e sulla formazione.
Nidi gratis agisce sul bisogno delle classi meno abbienti.
Sono le famiglie con donne che lavorano a non trovare posti.
Quindi nido gratis, nidi a costi calmierati ma soprattutto più nidi, devono andare di pari passo.
Mancano servizi per l’infanzia anche al nord, nei piccoli comuni; e dove esistono, fanno fatica a restarci, perché, se non ci fossero enti o fondazioni che li gestiscono praticamente senza alcun ricavo, non ce ne sarebbero neanche li.
La Regione ha competenza in materia, può finanziare i comuni per nidi nuovi e sezioni primavera ad esempio, e invece fa le pulci tramite Ats a chi li gestisce e investe tantissimo di suo in questi servizi educativi, come milano.
Per questo in sede di Bilancio preventivo (in discussione a novembre/dicembre), struttureremo emendamenti per incrementare i fondi per creare nuovi posti per i bambini da 0 a 3 anni.
Regione Lombardia, più attenta al sorvegliare e punire (vedi bando per installazione telecamere), e a un provvedimento che non sostiene economicamente da sola, ma soprattutto grazie alla UE,

images deve rispondere ai bisogni di tutte le donne, con servizi più diffusi sul territorio.

Riporto un interessante articolo comparso su ‘Lavoce.it’ , di Daniela del Boca, che approfondisce l’argomento.

Regione Lombardia potrebbe essere la prima regione ad avere una norma per la parità retributiva: perché non provarci?

settembre 12, 2019 § Lascia un commento

La Lombardia potrebbe essere la prima regione ad avere una legge sulla parità retributiva, condivisa da forze politiche di schieramenti diversi.
Per questo ho chiesto un incontro con gli assessori al Bilancio alle politiche del Lavoro e alle Pari opportunità, per discutere del progetto di legge presentato dal gruppo del Partito democratico lo scorso maggio che andrebbe a modificare la legge 22/06 sul mercato del lavoro in Lombardia, introducendo appunto azioni specifiche per il raggiungimento della parità retributiva.

Il comunicato stampa:
Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione Lombardia

Comunicato Stampa

PARITÀ RETRIBUTIVA DI GENERE, BOCCI (PD): “LA PROPOSTA DI LEGGE PER LA LOMBARDIA C’È, ORA AVVIAMO IL CONFRONTO”

“La Lombardia potrebbe essere la prima regione ad avere una legge sulla parità retributiva di genere, con un coinvolgimento di tutte le forze politiche”. Lo afferma la consigliera regionale dl PD Paola Bocci che nei giorni scorsi ha formalmente chiesto un incontro con gli assessori alle politiche del Lavoro Melania Rizzoli, alla Famiglia Silvia Piani e al Bilancio Davide Caparini, per sollecitare la calendarizzazione del progetto di legge, depositato dal gruppo del Partito democratico lo scorso maggio, che andrebbe a modificare la legge 22/06 sul mercato del lavoro in Lombardia, introducendo appunto azioni specifiche per il raggiungimento della parità retributiva.
“Ridurre le differenze retributive ed economiche di genere non è più soltanto un obiettivo del nostro gruppo e dell’Unione europea, ma ora è anche tra i primi punti del programma del nuovo governo e auspichiamo che lo diventi anche per Regione Lombardia”.
“Il Fondo sociale europeo prevede anche linee di finanziamento rivolte alla promozione della parità di genere e potremmo quindi raccogliere la sfida per riuscire finalmente a mettere in campo azioni concrete per contrastare un divario attuale che se fosse risolto diventerebbe una potente leva di sviluppo economico per la nostra regione” conclude Bocci ricordando gli ultimi dati pubblicati a maggio 2019 dalla Consigliera di Parità che “indicano che in Lombardia abbiamo una media percentuale di gap che ancora supera il 18%”.

Milano, 13 settembre 2019

foto fogli in conf stampa

Divari di genere, non fermiamoci ai buoni propositi – Un articolo su LaVoce

settembre 10, 2019 § Lascia un commento

Sui divari di genere un programma di buoni propositi

Ursula e le altre: la nuova Commissione UE

settembre 10, 2019 § Lascia un commento

La nuova commissione UE

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Presidente della Commissione europea: Ursula von der Leyen (Germania)
Vicepresidente esecutivo con delega al clima: Frans Timmermans (Olanda)
Vicepresidente e commissario alla Concorrenza: Margrethe Vestager (Danimarca)
Vicepresidente esecutivo per l’Economia: Valdis Dombrovskis (Lettonia)
Vicepresidente per valori e trasparenza: Vera Jourova (Repubblica Ceca)
Vicepresidente alla sicurezza con delega all’immigrazione: Margaritis Schinas (Grecia)
Vicepresidente con delega alla democrazie e demografia: Dubravka Suica (croazia)
Commissario al mercato interno, industria e difesa: Sylvie Goulard (Francia)
Commissario agli affari economici: Paolo Gentiloni (Italia)
Commissario al commercio: Phil Hogan (Irlanda)
Commissario alla giustizia: Didier Reynders (Belgio)
Commissario al budget e all’amministrazione: Johannes Hahn (Austria)
Commissario agli affari interni: Ylva Johansson (Svezia)
Commissario per l’innovazione e la gioventù: Mariya Gabriel (Bulgaria)
Commissiario per la coesione e le riforme: Elisa Ferreira (Portogallo)
Alto rappresentante per gli affari esteri: Josep Borrell (Spagna)
Commissario ai partneriati internazionali: Jutta Urpilainen (Finandia)
Commissario alla gestione delle crisi: Janez Lenarcic (Slovenia

Riaccendiamo l’Italia: intervento di Nicola Zingaretti a Ravenna

settembre 9, 2019 § Lascia un commento

Riaccendiamo l’Italia.
L’intervento del segretario nazionalediscorso-z-ravenna-ok PD Nicola Zingaretti alla Festa dell’unità nazionale di Ravenna.
“La politica deve essere fatta di questo: di rapporti umani, del calore di un confronto della forza del dibattito. Dello spirito di servizio di cui tanto ci parlava Carlo Azeglio Ciampi e non dell’interesse personale di qualcuno. Noi vogliamo essere questo, fare questa offerta a una nuova generazione. Le nostre Feste sono questo. E il partito che vogliamo deve tornare ad essere essenzialmente questo”

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