Maratona Sanità – 13.o giorno, 26 novembre2021 – il mio Terzo intervento: di inutili sotterfugi e della mancata valorizzazione del Terzo Settore

novembre 26, 2021 § 1 Commento

Nel 13.mo giorno d’aula ho fatto il mio terzo intervento parlando per un’oretta.

Avrei voluto partire dal concetto di partecipazione ma ho iniziato invece parlando di ‘sotterfugio’, eufemismo fin troppo gentile, che ho usato per definire – citando, le parole di Karl Marx (“Innata casistica dell’uomo, quella di cambiare le cose mutandone i nomi! E di trovare un sotterfugio per infrangere la tradizione rimanendo nella tradizione, laddove un interesse diretto abbia dato la spinta sufficiente.“) – gli emendamenti alla legge di riforma della sanità lombarda presentati all’ultimo minuto dalla maggioranza. Emendamenti con testi che prendono genericamente in considerazione i fragili, citandoli e basta.

Emendamenti introdotti in un testo di legge dove le parole donne, consultori, disagio giovanile non erano mai state utilizzate, e che adesso invece sono stati magicamente aggiunti con un paio di atti approssimativi, di poche parole, che fanno solo cenno a temi per noi prioritari . Dopo giorni in cui parliamo in aula anche di queste priorità, con nostri emendamenti e ordini del giorno sulle priorità vere dimenticate dalla legge, ecco il colpo di teatro della maggioranza sul testo vigente e di cui discutiamo da 13 giorni.

Un colpo di teatro, o meglio un colpo di mano, attuato con estrema scorrettezza.

Adducendo di averli definiti con gli stake holder ( ma quali e quando? per inciso sono stati presentati dal relatore del provvedimento che avrebbe dovuto essere in aula ad ascoltare gli interventi degli altri… e perché non condiviso con gli aventi diritto? cioè noi consiglieri, e nelle sedi appropriate: in Consiglio o convocando una commissione straordinaria? E invece no le modifiche sono state depositate

Adducendo di averli definiti con gli stake-holder ( ma quali e quando? per inciso sono stati presentati dal relatore del provvedimento che avrebbe dovuto essere in aula ad ascoltare gli interventi degli altri… e perché non condiviso con gli aventi diritto? cioè noi consiglieri, e nelle sedi appropriate: in Consiglio o convocando una commissione straordinaria?) E invece no: le modifiche sono state depositate senza coinvolgere il consiglio e discuterne, ma con un atto di prepotenza.

Emendamenti che attingono, a spizzichi e bocconi, dai testi dei nostri emendamenti, ovviamente non ritenuti degni – ancorché più completi.

Emendamenti generici, scritti male, e di fretta, quando davvero avrebbero potuto copiare, come fanno spesso, i nostri testi, depositati da giorni, che avrebbero fatto più bella figura.

Questa la premessa sul modo inaccettabile di lavorare della maggioranza.

Ho poi parlato del #Terzosettore, altro grande dimenticato dal nuovo testo di legge, ma in realtà dimenticato e poco valorizzato da sempre: perché il centrodestra che governa #RegioneLombardia non ha mai riconosciuto al Terzo settore ruolo e centralità nella costruzione di un migliore servizio sociosanitario regionale.

Quel Terzo Settore , che invece richiede da tempo attenzione, con momenti strutturali e periodici di confronto con Regione Lombardia e le sue emanazioni in ambito sociosanitario, e di non essere trattato come semplice ‘fornitore’ di servizi, ma di essere coinvolto nella progettazione programmazione e pianificazione dei servizi sociosanitari regionali.

Le Case di Comunità potrebbero essere il luogo deputato al confronto e alla coprogettazione.

Ma i nuovi emendamenti di maggioranza avevano anche cambiato pure il nome a questi presidi richiesti dal PNRR, quasi che la parola comunità faccia paura. Salvo poi accorgersi che avrebbero ceato un precedente, e che si poteva rischiare di perdere i fondi del Recovery…

La verità è che Regione Lombardia si trova a cominciare da zero, perché a differenza di altre regioni, come Emilia Romagna e Toscana quel buon modello di articolazione diffusa di presidi territoriali intermedi, non lo ha mai attivato.

rif : https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato9118664.pdf

Mentre, se davvero venissero configurate come presidi delle cure intermedie e veri punti di accesso fisici e riconoscibili, dove attivare la presa in carico complessiva e integrata della persona, se in stretta connessione con il complesso dell’offerta sanitaria e sociosanitaria, soprattutto in riferimento a cronicità e non autosufficienza, le Case della Comunità, accompagnate da un percorso di formazione diretto al personale, dirigente e non, costituirebbero quel cambiamento in meglio per la sanità lombarda, che i cittadini aspettano da vent’anni e più.

Ma cosa vi devo dire, qui siamo solo al cambiare nome , e non c’è né la visione né la chiarezza di cosa saranno, né di quante saranno o di cosa si occuperanno e con quali professionalità.

Ancora una volta si dimostra l’inadeguatezza di chi guida la Lombardia, che sa solo cambiare i nomi, senza davvero cambiare le cose.

25 Novembre – Giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne: servono più sostegni per le donne vittime di violenza

novembre 25, 2021 § Lascia un commento

#25novembre

Tutte le istituzioni si devono impegnare a potenziare i sostegni per le donne vittime di violenza.

Per ricordare la Giornata dedicata alla eliminazione della violenza di genere, sono intervenuta in Aula di Consiglio di Regione Lombardia per il Gruppo del Partito Democratico, riassumendo le cinque azioni fondamentali per contrastare quella che è una drammatica emergenza.

  1. In primo luogo, dobbiamo essere consapevoli che “la violenza è trasversale” colpisce tutti gli strati sociali e tutte le generazioni e si compie soprattutto a le mura di casa, visto che il 76% delle donne viene uccisa per mano di un familiare, marito, compagno, padre, figlio.
  2. Poi dobbiamo comprendere e far comprendere che “le parole pesano” e sono pietre perché possono distruggere una seconda volta. Se le donne denunciano così poco è perché hanno paura di diventare ancora vittime, trattate come se fossero colpevoli per la violenza subita.
  3. Il terzo strumento di lotta è “educare al rispetto“: dobbiamo lavorare sul fronte culturale, a partire dalla formazione e dall’educazione al rispetto, al riconoscimento delle differenze, cominciando dai più piccoli.
  4. E ancora impegnarci sul fronte del “lavoro e dell’indipendenza economica“, per poter essere libere. molte donne non riescono ad abbandonare relazioni malate di violenza e abuso perché temono – o davvero non sono in grado – di non riuscire a garantire la sopravvivenza a se stesse e ai propri figli; perciò servono percorsi di reinserimento o inserimento nel lavoro, per trovare una casa, e avere un un sostegno economico, come quello costituito dal reddito di libertà. A questo strumento sto lavorando con la proposta di un fondo regionale finalizzato ad erogare un sussidio di solidarietà alle donne che ne hanno più bisogno.
  5. Ultimo ma non meno importante, dare pieno “sostegno a tutti i centri antiviolenza” perché la loro rete è il punto di forza del contrasto agli abusi, è il luogo dell’accoglienza delle donne fragili, ma i fondi spesso arrivano con ritardo di mesi.

La Giunta Fontana potrebbe intervenire e fare di più per le donne potenziando gli strumenti di supporto già in atto, introducendone di nuovi e garantendo l’erogazione dei fondi in tempo utile.

Qui potete trovare il mio discorso integrale in aula di consiglio del giorno 23 novembre, quando è stato riservato un tempo di dibattito sul tema.

Per questo, dando seguito a molte segnalazioni dai territori, ho scritto questa lettera alla Assessora Locatelli.

Maratona Sanità: Il testo del mio secondo intervento in aula- 22 novembre – Parte 4 : dare voce alle associazioni di pazienti. due odg del gruppo PD

novembre 24, 2021 § Lascia un commento

IV  – ASSOCIAZIONI DI PAZIENTI O DI FAMILIARI DI PAZIENTI

Le associazioni di familiari e le associazioni di pazienti che ruolo hanno nella costruzione di un migliore sistema sanitario nella nostra regione, che ruolo dà loro questa legge?

Bambini con malattie rare, minori con disabilità e problemi psichici, adulti e anziani con patologie croniche, anziani nelle RSA

Leggo stralci di un intervento in un convegno pubblico di un’associazione di familiari di pazienti nelle RSA.  ***Lettura estratti dall’intervento di Azzoni di FELICITA, in ‘Tutto è cambiato nulla è cambiato. Il pdv dei parenti’

  1. “ durante questo lungo anno in cui si è consumata la tragedia che ha toccato in modo così duro gli anziani, per noi familiari(…) il cambiamento ha portato anche la maggior conoscenza di un mondo complesso che fino ad allora ci appariva scontato e naturale
  2. Si ha l’impressione che anziche considerare come indicatore di buona assistenza  l’alleanza teapeutica traresidente famiglia e operatori, le istituzioni (…) sia sulle problematiche di carattere generale … un punto di riferimento… e di controllo sul rispetto di diritti e doveri delle parti”

Pensando a queste associazioni che si sono abituate a poter contare solo su di sé, o a trovare supporto  e risposte ai bisogni dal terzo settore più che dal soggetto competente come Regione Lombardia, abbiamo strutturato un odg che sollecita regione a prevedere una partecipazione sistematica delle Associazioni dei pazienti e di volontariato ai processi decisionali su percorsi diagnostico terapeutici, processi assistenziali e di cura, accesso ai farmaci, politiche di sostegno e promozione della qualità della vita.

ODG Associazioni pazienti

Finalmente nuovi centri per tamponi gratuiti.

novembre 23, 2021 § Lascia un commento

Un nuovo elenco di punti tampone per le scuole è stato comunicato dalla Giunta di Regione Lombardia.

Sono in numero maggior di una settimana fa e mi fa piacere che questa decisione di ampliare la possibilità di punti di test per gli studenti arrivi ora, a pochi giorni dal deposito di una interrogazione che denunciava la carenza, chiedendone implicitamente il potenziamento.

A Milano si potranno portare i ragazzi a fare test antigenici e molecolari gratuitamente, con risultato anche in giornata qui:

  • all’Asst Santi Paolo e Carlo, in via Ovada e in via Pio II,
  • all’ospedale Sacco,
  • all’Asst di via Ippocrate,
  • all’ospedale Buzzi in via Castelvetro,
  • al centro prelevi del Policlinico di via Pace,
  • all’Auxologico in via Mercalli,
  • all’Humanitas San Pio X in via Nava,
  • agli ospedali Niguarda, San Raffaele, Galeazzi,
  • nei cinque punti prelievi della Synlab,
  • alla Multimedica in via De Toni,
  • al centro cardiologico Monzino in via Parea.

Immagine da Milano Today

Rassegna Stampa – Riforma Sanitaria novembre 21

novembre 23, 2021 § Lascia un commento

Orizzonti – Milano Pavia Tv – 15 novembre – https://www.youtube.com/watch?v=sb_mfCFo73I
Giulia Bonezzi- Il Giorno Metropoli- 23 novembre
L’indipendenza nuova – Riforma sanitaria Lombardia- 23 novembre

Maratona Sanità: Il testo del mio secondo intervento in aula- 22 novembre – Parte 3 : Azioni di supporto per i giovani più fragili

novembre 22, 2021 § Lascia un commento

Parto dalla storia di Lorenzo, che conosco bene, per dire che si deve fare di più per i giovani fragili e le loro famiglie.

III – IL DISAGIO DEI  GIOVANI

Mi aggancio alla riflessione sui consultori per entrare in un altro ambito quello del grande disagio che vivono i ragazzi più fragili e le loro famiglie.

Alcuni consultori hanno spazi accessibili ai giovani adolescenti senza bisogno che con loro ci siano i genitori, e con accesso senza prenotazione Spazi utili presenti in alcuni consultori, ma non dappertutto. Luoghi fondamentali  in un momento come questo, dove l’evidenza del disagio di bambini e adolescenti è sotto gli occhi di tutti.

Secondo una  rilevazione condotta su 5 reparti ospedalieri e 8 servizi territoriali di NPIA, a partire dagli accessi al Pronto Soccorso e dalle richieste di ricovero la cui causa fosse direttamente correlata ad atti autolesivi o tentativi di suicidio, si evidenzia che  il  dato dei tentati suicidi tra i minori  a gennaio 2021 è più che raddoppiato rispetto allo stesso mese 2020   96 contro 45.

Non investire sui consultori è dunque un’occasione mancata per fare prevenzione, educazione alla sessualità e all’affettività, barriera contro il diffondersi di malattie trasmissibili, e ancora di più per affrontare a sistema con altri servizi il grande disagio che ha colpito i minori in seguito alla pandemia , ma che preesisteva già da anni, e non trovava risposte.

Aumentano come abbiamo visto , con una percentuale rilevante, i casi di tentativi di suicidio e anche gli atti di autolesionismo tra i minori, che sono il 30 per cento in più del 2020. Così come nei servizi di Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza, negli ultimi cinque anni, vi è stato un aumento impressionante di accessi: +45%, con un incremento ancora maggiore percentualmente, nell’anno di pandemia.

Sono picchi estremi di un disagio evidente che richiede una risposta politica  urgente e efficace.

Dov’è il potenziamento dei servizi territoriali, legittimato anche da un progetto di legge di Consiglio approvato ormai da mesi? Sono i medici, gli  psicologi, e gli operatori stessi che denunciano la cronica scarsità di personale e la carenza di posti letto, sia in strutture di ricovero dedicate, sia in strutture semiresidenziali terapeutiche e in centri diurni. Basti pensare che le liste d’attesa sono lunghe anche per il primo appuntamento. Servirebbe garantire un’unità complessa ogni 150-250mila abitanti, grande abbastanza per coprire tutte le attività connesse: neurologia, psichiatria, disabilità complessa, disturbi specifici. E investire per risolvere la cronica carenza di personale, a partire dalla stabilizzazione dell’esistente e dai pronto soccorsi negli ospedali come ho già detto nell’odg 3002, all’adeguamento degli spazi, all’aumento di posti e di opportunità di supporto e strutture.

Perché questa legge, così ambiziosa,  non affronta il disagio dei ragazzi e delle ragazze, uno dei grandi nodi problematici del nostro tempo, e non si impegna davvero ad investire risorse in questo settore?

E perché non dice chiaro che ospedale e territorio devono essere in stretto contatto, che ci deve essere continuità tra la cura per acuzie e il percorso di prevenzione prima e reinserimento poi? Perché l’ospedale non può assorbire tutto, serve prevenzione di prossimità, le strutture ospedaliere  non ce la fanno più e non potranno lavorare bene,  se arriveremo solo ad avere casi molto gravi difficilmente trattabili, perché non si è intervenuto prima. In questi anni la Giunta non ha rafforzato poi l’assistenza domiciliare, utile anche per minori con disagio psichico perché per prevenire disagi sociali sono necessarie attività anche di Home visiting , così come per le diagnosi di DSA è  necessario rinsaldare i rapporti con le scuole.

All’ospedale spetta poi la prima cura dei casi gravi e acuti con  ricoveri e interventi sull’emergenza, che  adesso ha ancora troppe poche strutture che lo fanno.

Poi tra l’ambito ospedaliero e territoriale deve esserci un continuo collegamento altrimenti non si riesce a fare rete e a curare.

Per la prevenzione il territorio resta fondamentale, per la cura e la acuzie l’ospedale; ospedale e territorio insieme devono lavorare insieme nel pre e nel post, comunque.  Allora perché non c’è già in questa legge qualcosa che sancisca questo legame e che dichiari apertamente l’impegno  a potenziare i servizi territoriali di NPIA, prevedendo la presenza dell’equipe multidisciplinare per poter garantire tutte le diverse tipologie di attività (neurologia, psichiatria, disabilità complessa, disturbi specifici); perché non si dice chiaramente che si intende investire  in innovazione dotando ogni servizio di neuropsichiatria infantile di adeguate strumentazioni informatiche; e  sostenere le attività di enti accreditati in ambito psico e socio sanitario, associazioni, cooperative sociali, comunità per minori, coinvolgendone le rappresentanze nei tavoli di confronto sulle strategie

La priorità deve essere  il potenziamento dei servizi e l’integrazione e il coordinamento tra tutte le strutture sociosanitarie territoriali. Quello che invece propone questa legge in materia di psichiatria, può essere rischioso: se dovesse avvenire la separazione tra l’assistenza ospedaliera e l’assistenza territoriale, andrebbe distrutto  un faticoso equilibrio costruito e protetto da più di quarant’anni.

Ho detto nel mio precedente intervento che non voglio nascondere cosa è successo per la pademia, e anche in queto caso, in questo settore, la chiusura e interruzione di servizi dedicati ai minori , non solo sanitari ma anche di centri diurni , di servizi educativi e scuole, di servizi di accompagnamento, unita al taglio deciso delle prestazioni dei Servizi sociali e territoriali ha  causato un vero e proprio black-out sociale.

Nell’area dei minori non è possibile non fare qualcosa per le situazioni di maggiore fragilità (i minori sottoposti a provvedimenti del Tribunale per i minorenni, i MsNA, i minori che vivono una condizione di forte conflittualità famigliare e i minori che si trovano in situazioni di povertà).

La rottura creata dalla nuova organizzazione dei servizi lombardi dopo la LR 23/2015 tra casi seguiti dai Comuni e casi dei Servizi sociosanitari e la predominanza degli interventi ospedalieri su quelli territoriali ha di fatto abbandonato a se stessi per l’area sociosanitaria i casi seguiti precedentemente dai Servizi di zona e nei Consultori che non sono più in grado di farsi carico di una richiesta di cure e di sostegno peraltro in forte crescita dopo il lockdown.

Si registrano anche difficoltà per sostenere finanziariamente i centri diurni minori e i sevizi domiciliari.

Non può questa Giunta non essere consapevole  del pesante taglio alle attività delle Neuropsichiatrie Infantili , che di fatto sono ridotte all’emergenza e alla patologia conclamata, essendo venuta in gran parte meno l’area della Prevenzione (con solo 3 reparti con possibilità di ricovero in Lombardia)  e le attività legate all’area dei  Consultori,  un tempo al centro delle politiche per le famiglie.

Vi sono settori in cui il privato è prevalente e spesso quasi esclusivo (strutture residenziali e centri diurni della psichiatria, delle dipendenze, della neuropsichiatria infantile, della disabilità), e non si fa carico delle situazioni più complesse.

Cosa comporterà dunque questa legge che persevere nell’equivalenza pubblico/privato?

In una area con carenza di personale medico (psichiatri, psicologi, tossicologi, neuropsichiatri infantili) in situazioni di difficoltà si privilegia oggi la parte ospedaliera (SPDC) a scapito di quella territoriale  che conserva liste d’attesa clamorose, ad esempio per le UONPIA che hanno uno o due anni di attesa per una prima visita ambulatoriale dei bambini.

Finché non sarà compresa la centralità del territorio extraospedaliero e la necessità di tornare  a fare prevenzione territoriale, questo settore di cura per i più piccoli sarà sempre in difficoltà.  

I Consultori familiari, i SerD, i Cps, le Uonpia devono poter far fronte al numero crescente di domanda e di bisogno di interventi che si prolungano nel tempo, da sottoporre a verifica in base ai risultati conseguiti, e alla capacità di continuità e stabilità degli operatori.

Rischiano di rimanere scoperte le diagnosi di Dsa e quelle riferentesi allo spettro autistico, oltre alle disabilità cognitive e fisiche.

Importante è riattivare quindi la rete che porta al controllo del malessere dei bambini e dei pre adolescenti durante il percorso scolastico, con possibilità di monitorare le situazioni difficili già a partire dalla scuola materna, come accadeva un tempo. E con la possibilità di intervenire, a casa, con le famiglie a rischio. I Servizi del Territorio devono poter collaborare con le scuole per fornire adeguati piani didattici ed evitare il rischio della disaffezione scolastica, con conseguente dispersione e potenziale devianza.

Lo sa la Giunta che  Servizi sociali non hanno ancora ripreso con regolarità le visite in presenza,  e che in moltissimi casi (almeno non con il resto degli operatori) sono in  difficoltà a strutturare interventi educativi e di sostegno?

Servono fin da ora più servizi territoriali, e investimenti adeguati e costanti sul territorio per aumentare le capacità di intervento precoce, anche sui vecchi e nuovi fenomeni di abuso e dipendenza, specie in adolescenza.

Le problematiche che si presentano in adolescenza o all’affacciarsi di essa (come i disturbi alimentari), devono essere trattate prima che diventino francamente patologici e richiedano interventi complessi anche residenziali.

Attenzione a parte va dedicata poi al delicato ambito degli affidi e adozioni che sono peraltro a carico dei Servizi Sociali che devono pertanto essere efficienti.

L’attuale organizzazione del DSMD – dipartimento salute mentale e dipendenze, che raccoglie i Servizi di Psichiatria, Neuropsichiatria Infantile, Dipendenze, Psicologia e Disabilità deve essere inserita in una Rete Territoriale complessa e governata.

Di tutto questo, che è un’emergenza sociale questa legge non parla,  e non propone correttivi, pur in presenza  di  una legge di consiglio approvata all’unanimità, ma ferma al palo.

Ne parlano e richiamano la nostra attenzione, i medici i neuropsichiatri, psicoterapeuti e operatori,  le associazioni dei genitori e insegnanti nate durante la pandemia, cjhe hanno toccato con mano le difficoltà di trovare risposte, e  che tanto si sono battute per il ritorno a scuola in presenza, e le  associazioni dei genitori di  minori con disabilità psichiche e cognitive.

Maratona Sanità: Il testo del mio secondo intervento in aula- 22 novembre – Parte 2 : Consultorie Ostetriche

novembre 22, 2021 § Lascia un commento

II- CONSULTORI.

Non si può parlare di medicina di genere senza parlare di CONSULTORI FAMILIARI.

Entro nel merito per dare un quadro di riferimento:

  • Cosa sono? Per attività consultoriale si intende l’insieme di servizi rivolti al singolo, alla donna, alla coppia, alla famiglia nelle suoi varie componenti, che forniscono una serie di prestazioni in luoghi specifici, che si configurano come presidio di supporto al benessere della comunità, e sono organizzati in modo da essere parte integrante delle prestazioni sociosanitarie del territorio.
  • Quanti dovrebbero essere i consultori per abitanti secondo la legge? Per legge, la 34 del 1996: dovrebbe esserci 1 consultorio familiare ogni 20.000 abitanti
  • E invece quanti sono invece i consultori  in Lombardia?

Sono sottonumero: meno di 250, quindi meno di 1 ogni 40.000  abitanti. Di questi sono pubblici 141, e 100 sono privati convenzionati. La maggior parte dei CF privati sono di natura confessionale, legati ad enti religiosi, quelli  laici si contano sulle dita di una mano. Questione non di secondaria importanza perché non tutti i consultori privati sono tenuti, ,e la Regione lo lascia fare,  ad offrire lo stesso spettro di prestazioni dei pubblici. La legge 194 da linee di indirizzo nazionale anche sui CF, ma l’attuazione è lasciata alle singole regioni  e i consultori privati, spesso non fanno accompagnamento alla 194, non danno contracettivi e non inseriscono dispositivi di contraccezione permanente o semipermanenti.

  • Quanto è diffusa e capillare la presenza dei consultori  sul territorio lombardo: sono coperti tutti i territori? E com’è la situazione del personale in Lombardia, è ritenuto sufficiente?

Non è facile ricostruire la situazione perché la Lombardia non redige, o non consegna al ministero, una relazione consuntiva annuale sui servizi consultoriali.

I dati che esporrò sono dati ufficiali e fanno riferimento a un documento prodotto per i’ISS, dal titolo Indagine Nazionale 2018/2019 sui consultori familiari in Lombardia.

In Lombardia c’è una sede ogni 39.996 residenti, facendo la media, a copertura di una quantità doppia di abitanti rispetto a quanto raccomandato dalla normative (uno ogni 20.000 abitanti).

La distribuzione delle sedi di CF è molto disomogenea nelle diverse ATS, si va da  una sede ogni 37.377 abitanti,  nella ATS Montagna,  a una sede ogni 126.401 abitanti nella ATS di Bergamo.

Per questo abbiamo presentato un Odg il 3033 che stante l’attuale situazione impegna a correggere questa insufficienza numerica

L’ odg  evidenzia nelle premesse il progressivo decremento delle professionalità che vi operano, e l’insufficienza degli investimenti economici sui consultori. E richiama alla necessità di far fronte alle carenze del modello organizzativo che denuncia ora una mancanza di forte interazione tra servizi territoriali, strutture ospedaliere e enti locali interessati dai servizi.

L’ odg 3033 chiede che sia implementata e valorizzata prioritariamente la rete dei consultori pubblici, così da rispettare la percentuale prevista dalla legge 34/96, per assicurare la piena realizzazione delle attività e degli obiettivi dei CF, di sostegno alla famiglia , alla donna, alla coppia e di promozione e tutela della maternità responsabile e del diritto alla scelta su contraccezione e procreazione consapevole.  

  • Quali sono o dovrebbero essere le funzioni  e gli Obbiettivi dei CF?

Ora funziona così: ciascuna Agenzie di Tutela della Salute (ATS), tenuto conto della normativa vigente, degli indirizzi regionali e delle regole annuali di sistema definite dalla Regione, definisce la programmazione dei Consultori familiari. Il funzionamento dei consultori familiari nell’ambito della programmazione della ATS è invece garantito dalle ASST. Le attività di prevenzione rivolte a gruppi sono in capo all’ATS, mentre a livello di ASST è collocata la prevenzione individuale. A livello di ATS è presente un coordinamento tra CF pubblici e privati accreditati che svolge funzioni di indirizzo e programmazione, e di verifica dei risultati ottenuti. Le funzioni di condivisione della programmazione, individuazione dei percorsi attuativi, sviluppo delle azioni migliorative, elaborazione di proposte innovative, di percorsi formativi e periodici monitoraggi relativi ai servizi consultoriali, sono svolte da rappresentanti dell’ATS e delle ASST. La Regione ha inoltre deliberato atti formali di collaborazione con altri servizi sociosanitari territoriali, ad esempio con le scuole e con associazioni di volontariato.

I consultori seguono da sempre i percorsi nascita e ciascuna ATS ha un proprio Comitato percorso nascita, al quale partecipa un rappresentante dei CF.

Nel 2013 è stato istituito il Comitato percorso nascita regionale, composto da dirigenti regionali e clinici esperti del settore, che svolge la funzione di coordinamento permanente per il percorso nascita.

I CF lombardi dovrebbero poter contare su un flusso informativo dedicato. Tuttavia, diversamente da quanto avviene in altre Regioni con sistemi informativi analoghi, non sono disponibili documenti regionali accessibili al pubblico elaborati in base ai dati raccolti tramite questa fonte. Confermo perché ho dovuto chiedere i dati con lettera formale e in alcuni casi fare una sorta di accesso agli atti.

Regione Lombardia in questo momento per l’assistenza sociosanitaria, consultori compresi, prevede la suddivisione del territorio in 8 ATS, che rappresentano il primo livello di gestione dei servizi, divisione che la legge prevede di mantenere.  Alle ATS, si affianca ora il livello organizzativo delle 27 ASST ognuna articolata in due settori – rete territoriale e polo ospedaliero, e non è perfettamente chiaro cosa succederà con l’approvazione della 187.

Regione Lombardia oggi ha nella ASST la struttura organizzativa alla quale i CF afferiscono, con un referente con funzioni di coordinamento dei soli consultori pubblici. In alcune ASST ci sono Unità Operative (UO) complesse consultoriali in altri sono presenti UO semplici. I CF sono incardinati in dipartimenti diversi nelle diverse ASST.

  • Qual è la prospettiva per il futuro dei Consultori? I CF dovrebbero essere inseriti nelle CASE DI COMUNITA’, pensate come soggetto filtro ed erogatore di differenti servizi sanitari e sociosanitari, ma  questa legge non dà indicazioni chiare sulle professionalità che opereranno al loro interno.

Su queste criticità si incardina l’Odg 3033

L’ ‘odg , stante l’attuale situazione che vi ho descritto, impegna a correggere l’insufficienza  numerica  dei CF  lombardi,  il progressivo decremento delle professionalità che vi operano, e l’insufficienza degli investimenti economici su di essi. E richiama alla necessità di far fronte alle carenze del modello organizzativo che denuncia ora una mancanza di forte interazione tra servizi territoriali, strutture ospedaliere e enti locali interessati dai servizi.

Chiediamo pertanto

Che sia implementata e valorizzata prioritariamente la rete dei consultori pubblici, così da rispettare la percentuale prevista dalla legge 34/96, per assicurare la piena realizzazione delle attività e degli obiettivi dei CF, di sostegno alla famiglia , alla donna, alla coppia e di promozione e tutela della maternità responsabile e del diritto alla scelta su contraccezione e procreazione consapevole.

  • Quanto sono conosciuti e  attrattivi i consultori lombardi?

La capacità attrattiva dei CF in Lombardia è al di sotto della media nazionale e del valore delle 5 Regioni che presentano capacità attrattive più alte (ER, Toscana, Lazio etc); ed è inferiore alla media nazionale  anche rispetto agli adolescenti e ai giovani, attrattività in calo negli ultimi anni.

Inciso: la famosa  riforma regionale del 2015 ha collocato a livello di ATS le attività di prevenzione rivolte ai gruppi (anche scolastici), che prima erano in capo e ad appannaggio diretto dei servizi consultoriali.

Qualche altro dato utile a ricostruire un quadro non esattamente confortante: il numero medio di prestazioni consultoriali erogate dai CF della Lombardia è il più basso in assoluto tra le Regioni italiane. Parliamo poi delle professioni:  la disponibilità settimanale del ginecologo (6,7 ore) è fra le più basse a livello nazionale, circa la metà del valore medio e ben lontana dallo standard di riferimento di 18 ore.

Lo stesso avviene per la figura professionale dell’ostetrica , che risulta inferiore alla media nazionale e molto al di sotto dei valori medi delle regioni che hanno adottato un modello di assistenza territoriale alla gravidanza fisiologica centrato su questa figura, al quale recentemente anche la Regione Lombardia ha inteso conformarsi.

Psicologi invece ce ne sono anche in presenza doppia rispetto allo standard di riferimento (di 18 ore settimanali), così come è alta e più che congrua la figura dell’assistente sociale, superiore rispetto al valore medio nazionale. Riconosco poi che in Lombardia il CF ha spesso funzioni specifiche anche nell’accompagnamento all’erogazione di misure di sostegno economico per le situazioni di fragilità, che non ha uguali nel panorama nazionale.

Globalmente la preponderanza del personale dell’area psicosociale riflette il nuovo ruolo che i servizi consultoriali lombardi hanno assunto negli ultimi 5 anni, ma la carenza del personale dell’area ostetrico-ginecologica i chiede la massima  attenzione.

Già da queste informazioni è chiaro perché i CF lombardi siano poco atttrattivi. Se poi aggiungiamo altri indicatori, ad esempio la media oraria in cui sono accessibili e aperti, completiamo un quadro decisamente non all’altezza degli obiettivi.

Nonostante questa situazione che vi ho sintetizzato, la legge 187 fa riferimento ai consultori in un unico passaggio nell’ Art 26  che recita così:

La Giunta regionale definisce, con successivi provvedimenti, i criteri e le modalità di riordino e riqualificazione della rete sociosanitaria regionale nella prospettiva di una piena integrazione, tra dimensione sociosanitaria e sociale, nella risposta ai bisogni complessi con specifico riguardo all’area dei consultori, della riabilitazione, della disabilità, delle dipendenze e della fragilità e non autosufficienza. “

Alla luce di queste evidenze, penso che i consultori familiari siano stati dimenticati da questa proposta di legge, che il futuro della rete consultoriale sia davvero poco definito e che avremmo voluto sapere di più.

Il passaggio rimanda a SUCCESSIVI PROVVEDIMENTI, quali?

Il quadro che vi ho illustrato non è incoraggiante, e con il Covid la  situazione è andata peggiorando sia quantitativamente sia qualitativamente,  perché la Giunta lombarda negli ultimi anni, prima del Covid, durante il Covid e dopo, non ha fatto nulla per valorizzarli, per aumentare l’attrattività e  la reputazione dei CF, che resistono soprattutto grazie alla grande qualità, abnegazione e professionalità dei tanti operatori.

Le giunte che si sono succedute negli anni hanno fatto poco anche solo per farli conoscere, e non li hanno adeguatamente sostenuti e finanziati, anzi li ha depotenziati, riducendo risorse e funzioni, e non dotandoli di strumentazioni adeguate. Hanno ridimensionato il personale, ridottole ore di lavoro, cambiato contratti da tempo indeterminato e pieno, a determinato e con un numero di ore irrisorie. Un esempio: i contratti di una figura chiave, i ginecologi, diventano via via contratti più precari (oggi un ginecologo se in servizio da dieci o più anni fa 38 ore alla settimana nel pubblico, se dovesse andare in pensione verrebbe sostituito da un nuovo professionista con 10 ore a settimana di impegno e un contratto a termine) .

Invece  molto ci sarebbe da fare da oggi, anzi da ieri, e noi, lo ribadiamo con i nostri ODG dopo averlo chiesto con chiarezza ogni volta che ne abbiamo avuto le opportunità (in sede di bilancio soprattutto, dove i nostri emendamenti in tal senso sono abitualmente respinti e gli ordini del giorno passano quando va bene con la formula dell’invito anziché dell’impegno, e quando passano con l’impegno sono disattesi, come per la contraccezione gratuita nei consultori ai minori passato all’unanimità con un impegno nel giugno del 2018 e non ancora realizzato).

Invece noi vogliamo che i consultori siano potenziati, perché sono un servizio territoriale a tutto tondo, punto di riferimento per le donne e altri utenti, che hanno modificato la cultura della salute della donna e introdotto modalità assistenziali innovative, di team, sollecitando la partecipazione attiva delle donne nella programmazione dei servizi.

Come chiediamo che RL si attivi per la messa in rete dei CF regionali attraverso un sistema informativo a più livelli: regionale in primis e poi a cascata di ASST e di distretto, per monitorare e valutare le attività e prestazioni e caibrare la programmazione conseguente.

Per questo abbiamo presentato 3 odg che ne chiedono il potenziamento

Illustrazione degli ODG 3031 e 3032

ODG 3031

Considerato che:

i consultori familiari, non adeguatamente finanziati e sostenuti sino a oggi, devono riprendere il ruolo di punti di riferimento per gli utenti non solo per l’ambito sanitario (contraccezione e consulenza preconcezionale, diagnosi precoce dei tumori femminili, gravidanza e nascita, allattamento, interruzione volontaria di gravidanza, menopausa, promozione della salute), ma anche per l’ambito psicologico (mediazione familiare, sostegno psicologico o sociale individuale, di coppia e familiare, sessualità, sostegno alla genitorialità, spazio giovani, incontri di gruppo).

Impegniamo quindi la Giunta Regionale a incentivare e sostenere fin da subito la presenza e il potenziamento dei consultori familiari in quanto presidi sociosanitari territoriali fondamentali.

ODG 3032 

Considerando  l’obiettivo di prevenzione che la Sanità Lombarda dovrebbe darsi e contestualmente l’alto numero degli obiettori e la necessità di dare piena applicazione alla legge 194, insiste sulla funzione educativa e informativa che hanno I consultori per tutto ciò che riguarda la sfera sessuale e affettiva,

chiediamo che la Giunta si impegni a valorizzare il ruolo del CF quale servizio fondamentale per una procreazione e maternità responsabile e per la promozione dell’educazione affettiva e sessuale nelle istituzioni scolastiche. 

OSTETRICHE

Parlare dei consultori mi dà l’opportunità di parlare di una professionalità sanitaria chiave per la salute delle donne, a cui i servizi consultoriali dovrebbero dare autorevolezza.

Dovrebbero perché in Lombardia e nei consultori lombardi, non sono in numero sufficiente e non sono valorizzate e ripensate per una loro effettivo riconoscimento di ruolo e di funzione sul territorio. In realtà non sono valorizzate neanche nella rete ospedaliera , perché laddove si decide, parlo del  Coordinamento regionale delle professioni sanitarie costituito poco tempo fa, tra i ruoli di direttori di unità operativa complessa cioè “primari”. su 22 professioni sanitarie non tutte hanno rappresentanza, e le ostetriche non ci sono.

In Lombardia poi sono stati chiusi  diversi punti nascita negli ultimi mesi, senza criteri di sicurezza per garantire una guardia ostetrica notte e giorno qualora si presenti comunque una donna in travaglio,  senza nessuna incremento del servizio ambulatoriale e territoriale. Anzi le ostetriche le stanno togliendo dai consultori per metterle solo in sala parto, perché l’ostetrica é la professione più sotto numero di tutte  Solo il 30% delle donne in Lombardia ha un’ostetrica dedicata (assistenza one to one) in travaglio e parto. C’è stata poi l’istituzione dell’ostetrica di famiglia di comunità. Ma le assunzioni? Ci sono state? Sono previste nei prossimi anni?

C’è stato da anni un progressivo disinvestimento sulla assistenza ostetrica, quando l’indicatore di sicurezza e raccomandato dalle linee guida dice che  tutte le donne dovrebbero avere una continuità assistenziale in gravidanza e un assistenza one to one in sala parto.

Abbiamo tradotto queste proposte in un odg il n.3054:

PREMESSO che:

-la professionista sanitaria Ostetrica, definita dal profilo professionale DM 740/94, è chiamata ad esercitare un’attività di c.d. “assistenza di base”, ovvero un’attività ordinaria che appartiene trasversalmente alla formazione dei professionisti sanitari di “classe 1” (a cui appartengono anche le professioni infermieristiche) e che ciascuno realizza nell’interesse della persona assistita e della comunità;

-in risposta al cambiamento dei sistemi sociosanitari, al decremento della natalità e per contrastare la povertà e la disuguaglianza di esiti di salute e di accesso alle cure ostetrico ginecologica e neonatale è necessario rivedere il paradigma organizzativo orientandolo all’ottimizzazione della risorsa Ostetrica;

CONSIDERATO CHE – è necessario garantire l’esercizio del ruolo e delle competenze di base e distintive dell’Ostetrica nelle azioni e posizioni cliniche, ovvero nelle cure primarie, di prossimità e comunque in tutti i setting e livelli di cura;

– il riconoscimento dell’Ostetrica di Famiglia e di Comunità permette di realizzare un sicuro presidio di assistenza ostetrica continua e una costante interfaccia con i MMG, PLS, le diverse organizzazioni pubbliche e del privato sociale e il rafforzamento della presa in carico integrata delle donne e dei soggetti in età evolutiva e delle famiglie;

Visto

il progetto di Legge n. 187 ‘Modifiche al Titolo I e al Titolo VII della legge regionale 30 dicembre 2009, n.33 (Testo Unico delle leggi regionali in materia di sanità)”;

Impegna la Giunta Regionale

a favorire negli studi di MMG e PLS la presenza di personale di studio, di infermieri, ostetriche e la collaborazione di professionisti sanitari con adeguato profilo professionale.

Proponiamo alla Giunta Lombarda anche di promuovere una formazione specifica per gli operatori di consultorio, adeguata ai cambiamenti in corso, guardando a ciò che si fa in altre regioni più avanti di noi in termini di formazione. Proponiamo anche di innovare  in  prestazioni introducendo la gratuità della contraccezione ad esempio, fondamentale per contrastare le recidive delle interruzioni di gravidanza, e per fare prevenzione tra i più giovani contro la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili, HIV Compresa, che purtroppo è in aumento soprattutto tra i più giovani

qui il video integrale del mio intervento in aula del 22 novembre (75 minuti) – https://www.youtube.com/watch?v=AD8n7T8kAGQ

Maratona Sanità: Il testo del mio secondo intervento in aula- 22 novembre – Parte 1 : Introduzione e medicina di genere

novembre 22, 2021 § Lascia un commento

Anche questa volta ho iniziato con una citazione anzi due per parlare di Indifferenza.

“I CARE” era la scritta che campeggiava sui muri della scuola di Barbiana. Don Milani diceva che questo motto che possiamo tradurre con  “me ne importa, mi sta a cuore”, fosse il contrario esatto del motto  fascista “me ne frego”.

Gramsci invece scriveva ‘Odio gli indifferenti: Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile(…).”

Non ho certo la forza di Gramsci, e forse non riuscirò ad essere davvero inesorabile come vorrei, ma cercherò di non fare sconti e coglierò questa seconda opportunità per parlare di temi che hanno lasciato direi abbastanza indifferente questa Giunta nella definizione di questa legge.

Quasi che le persone a cui fanno riferimento i temi di cui parlerò oggi,  fossero invisibili.

So benissimo che questa proposta di legge si inserisce su un testo unico già fatto e segue un percorso già tracciato.

Ma leggendo tra le righe delle vostre dichiarazioni, quelle di assessori e consiglieri di maggioranza, sembra che attribuiate  a questa legge la portata di grande cambiamento della Sanità lombarda.

E io invece non  posso non sottolineare come manchino del tutto soluzioni e proposte innovative che riguardano urgenze e necessità in alcune aree del sociosanitario:

Mi riferisco a questi ambiti:

– la salute di genere, e i consultori,

– i servizi sanitari e sociosanitari per i minori, soprattutto psicologici e  e neuropsichiatrici,

– il ruolo delle associazioni di pazienti stessi e di familiari di pazienti ,

Cosa c’è di tutto questo nella nuova legge?

Poco, molto poco: facendo lo ‘spoglio’ del testo, la parola donna o donne non compare mai, la parola consultori una volta sola.

Che spazio e valore hanno quindi in questo progetto ambizioso di riforma della sanità lombarda la salute delle donne, dei giovani, la voce dei malati che si riuniscono in associazioni, o dei loro familiari, che ruolo viene dato al terzo settore, nella programmazione, pianificazione e definizione di strumenti e servizi e quindi delle risposte ai bisogni della popolazione?

Stiamo sempre parlando di servizi, ospedalieri o di prossimità; e dobbiamo evidenziare ancora che per questi temi e per queste fasce lo spazio dedicato è quasi nullo, con un’aggravante non di poco conto: perché donne giovani e anziani così come i pazienti fragili, sono stati i più colpiti dalla crisi epidemica.

E con loro poco spazio hanno i loro familiari che attraverso le voci delle associazioni hanno con coraggio denunciato da subito le criticità –  penso a quelle che hanno coinvolto le RSA, con il loro carico di morti e solitudini e mancanza di accompagnamento da parte degli affetti più cari –  per arginarne per tempo gli effetti negativi.

Così come il terzo settore, parte fondamentale del sistema di argini di cui ho già parlato, con le associazioni che hanno fatto barriera, di loro iniziativa e con le loro forze, perché il fiume in piena non travolgesse proprio tutto e tutti, in particolar modo i più fragili.

I – SALUTE DI GENERE

Parto dalla medicina di genere, anzi dalla salute di genere che è termine più corretto per capire dove sia e come sia specifico il bisogno di salute delle donne, che non è solo nell’area della maternità e degli screening più diffusi e conosciuti.

La medicina di genere è una branca recente delle scienze biomediche che ha l’obiettivo di riconoscere e analizzare le differenze derivati dal genere di appartenenza sotto molteplici aspetti: a livello anatomico e fisiologico, dal punto di vista biologico, funzionale, psicologico, sociale e culturale e nell’ambito della risposta alle cure farmacologiche.

Nel riconoscere questa diversità di esigenze, la medicina di genere considera prioritario il diritto delle donne e degli uomini a un’assistenza sanitaria e farmacologica specifica, basata necessariamente su un diverso modo di interpretare e valutare la programmazione e la produzione normativa in ambito farmaceutico, sanitario e socio-assistenziale.

 In base all’indicazione dell’OMS, si definisce Medicina di Genere lo studio dell’influenza delle differenze biologiche (definite dal sesso) e socio-economiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e di malattia di ogni persona

  • Cosa vuol dire avere attenzione alla Salute di genere?, vuol dire rispettare un principio di equità della salute e di garantire opportunità sanitarie e sociali paritetiche,  perché l’attenzione alla salute delle donne sia almeno pari a quella rivolta agli uomini.

Significa non concentrarsi solo sugli aspetti sessuali e riproduttivi femminili, perché non sono gli unici che richiedono attenzione e investimenti. Anche perché non stiamo parlando di un “medicina delle donne”, ma di una medicina che tiene in conto le differenze che richiedono ricerche soluzioni e strumenti specifici.

Molte malattie comuni a uomini e donne presentano spesso differente incidenza, sintomatologia e gravità, diverse risposte alle terapie, diverse reazioni avverse ai farmaci, come purtroppo è diverso e presenta disuguaglianze l’accesso alle cure.

Faccio un esempio: per patologie cardiologiche, una volta più maschili che femminili, donne e uomini reagiscono in modo diverso ai farmaci, rendendo evidente che il rimedio farmacologico e terapeutico efficace per un uomo lo sia anche per una donna. donne e uomini sono differenti per caratteristiche fisiologiche (altezza, peso, percentuale di massa magra e grassa, quantità di acqua) che condizionano l’assorbimento dei farmaci, il loro meccanismo di azione e la loro successiva eliminazione.

Però nonostante sia documentato che le donne sì ammalano più deli uomini, i trial sono ancora marginali sulle donne.

  • Cosa dice la normativa nazionale?

Da circa trent’anni anche a livello di Parlamento e Governo ci si è occupati di Salute di Genere. Da quando le Ministre per le Pari Opportunità e della Salute si fecero promotrici del progetto “Una salute a misura di donna”, evidenziando la sottovalutazione in sanità delle specificità della salute delle donne. Le prime linee guide sulle sperimentazioni cliniche e farmacologiche con un approccio di genere arrivano nei primi anni 2000, a cura del Ministero della Salute , l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e l’Agenzia Nazionale per i Servizi Regionali Sanitari (AGENAS).

In quegli anni cominciarono ad essere finanziati i primi progetti di ricerca  di medicina di genere e pubblicati i primi rapporti  sulla salute delle donne.

Il primo articolato rapporto sulla sperimentazione farmacologica sulle donne è del 20008 pubblicato dal Comitato Nazionale per la Bioetica.

“La medicina di genere come obiettivo strategico per la salute pubblica: l’appropriatezza della cura per la tutela della salute della donna”

Questo progetto rispondeva all’esigenza di dedicare risorse per conoscere in maniera più specifica le differenze tra uomo e donna per offrire anche alle donne una medicina basata sull’evidenza al fine aderire alle raccomandazioni della OMS, dell’ONU, e della UE.

In quegli anni si crea la consapevolezza che medicina di genere sia il modo per rendere universalistico il diritto alla salute e per approfondire e conoscere le differenze: anatomiche, fisiologiche tra uomo e donna che poi si riflettono nell’insorgenza, nello sviluppo e, nella storia naturale, sulla prognosi, sugli esiti e sui percorsi terapeutici delle singole patologie.

Oggi in attuazione dell’articolo 3 della Legge nazionale 3/2018 che promuove e regola l’introduzione e lo sviluppo della medicina di genere in Italia, abbiamo un piano per l’applicazione e la diffusione della medicina di Genere. La legge è stata definitivamente promulgata all’inizio del 2018 ed il Piano per l’applicazione e la diffusione della medicina di genere (il Piano attuativo) nel 2019.  Alla stesura del Piano hanno contribuito il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e tutte le strutture sanitarie istituzionali come gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS) ed una qualificata rappresentanza tecnico-scientifica.

È una buona Legge che ha portato l ‘Italia all’avanguardia per la parità di genere nella salute. La pubblicazione estesa del piano dovrebbe servire da supporto anche per le autorità regionali per passare ad una fase operativa e garantire a tutti, uomini e donne, una prevenzione più a loro misura, una diagnostica, una terapia, una riabilitazione a loro misura, e più in generale una cura a misura sia di donne sia di uomini, contribuendo così ad una maggiore efficienza del nostro Servizio Sanitario Nazionale.

  • Cosa si fa in Lombardia e cosa c’è in questa legge che migliorerà le prospettive di salute per le donne?

Se la qualità di una prestazione necessariamente non può non includere la sua accessibilità, intesa sia come prossimità, tempistica e costi, dobbiamo chiederci quali siano i tempi per una donna di avere diagnosi, e soluzioni ai suoi problemi di salute.

Porto qualche esempio raccontando alcune storie personali.

  • Una paziente mi ha scritto di  aver fatto un’ isteriscopia diagnostica a luglio in un ospedale convenzionato , che ha rivelato la necessità di un intervento per eliminare 2 polipi uterini che ovviamente le  eviterebbero emorragie etc; la previsione che le hanno fatto è di operarla (forse) a metà  del 2022. Per dire…
  • Una giovane donna, affetta da una rara sindrome autoimmune, una polineuropatia infiammatoria acuta,  ha dovuto trasferirsi in fase critica in Toscana, perché non aveva riposte qui.  Molte malattie rare che affliggono le donne non sono poi riconosciute come meritevoli di esenzione, e quindi curarsi costa molto caro, con scarse certezze, perché le cure sono considerate ancora sperimentali; se poi sui territori di residenza non si hanno risposte a costi si aggiungono costi…
  • una cittadina lombarda mi scrive che nel 2019 dopo la scoperta di essere affetta da Sindrome di GoodPasteur, malattia rara che colpisce polmoni e reni, ha le stesse difficoltà a vedersi riconosciuta l’esenzione, perché pur avendo esenzione per alcune prestazioni perché la patologia l’ha portata ad essere invalida al 100%, non ha esenzione per malattia rara ma per insufficienza renale,  e solo in ospedale le può essere fatto il piano terapeutico e  la conseguente prescrizione di  terapia farmacologica con farmaci molto costosi. Se il posto non lo trova, per liste  d’attesa, cosa può fare?

Allora cosa può e deve fare la Giunta Regionale?

Perché immagino che ci sia consapevolezza di ciò che succede (ritardi, liste d’attesa lunghissime)  e questo dovrebbe portare a ragionare su cosa è successo, trasformando queste denunce sul  servizio inadeguato in altro più efficace. Questo ha fatto il gruppo regionale del PD che a partire dalle singole segnalazioni e dalle audizioni di associazioni e stakeholder, ha avanzato proposte sul potenziamento della medicina di genere attraverso alcuni odg alla legge 187, che vi illustro in breve.

ODG 3040, che chiede di sostenere di più la diagnosi e cura di genere, alla luce anche delle nuove e purtroppo numerose patologie che colpiscono le donne (ad es le malattie cardiache, ictus, che in passato colpivano soprattutto gli uomini e invece rappresentano oggi la principale causa di invalidità  e mortalità femminile nel mondo occidentale), e di sostenere anche la ricerca, perché la medicina attuale è ancora testata al maschile, ma la stessa malattia può presentare sintomi, decorso e anche prognosi differenti,   che richiedono risposte farmacologiche diverse. Lo stesso odg chiede che RL si impegni per una maggiore formazione/informazione riguardo alla salute di genere, rivolta ai Mdmg, ai farmacisti e alla popolazione stessa.

ODG 3041 che è specifico nella richiesta di un adeguato supporto alla ricerca sulla medicina di genere, perché ci sia una reale promozione di terapie appropriate e anche personalizzate.

ODG 3042  che impegna la giunta a prevedere soluzioni innovative di accesso ai servizi, anche valorizzando le esperienze già presenti sul territorio nazionale, attuando percorsi di presa in carico della persona in un’ottica di genere, al fine di favorire una maggiore appropriatezza e personalizzazione dei percorsi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione. La risposta alle terapie, in ambito di differenze di genere, riveste un’importanza rilevante ed è necessaria quindi una  dimensione interdisciplinare della medicina che vuole studiare l’influenza del sesso e del genere su fisiologia, fisiopatologia e patologia umana, che comprenda come si creano e si sviluppano patologie, quali sono i sintomi, come si fa prevenzione, diagnosi e terapia negli uomini e nelle donne;

L’incoerenza dei tamponi per gli studenti in orari scolastici – una mia interrogazione alla Giunta.

novembre 19, 2021 § Lascia un commento

In seguito ad alcune segnalazione di famiglie e studenti ho depositato questa interrogazione alla Giunta per avere informazioni sulla situazione dei tamponi per gli studenti in Città metropolitana.

Si parla di tamponi utili a circoscrivere in tempo situazioni di contagio in atto.

Il nostro obiettivo è sempre stato quello di evitare più possibile che i ragazzi e le ragazze tornino alla modalità didattica a distanza, agevolando in tutti i modi la presenza degli studenti in aula.

Regione Lombardia offre per gli studenti under 18 anni la possibilità di un tampone ogni 15 giorni a titolo gratuito e in più il tampone ha un prezzo calmierato di 8 euro, mentre per i maggiorenni il costo è di 15 euro presso le farmacie convenzionate(elenchi sul sito di Federfarma, ma non facilmente consultabile da parte delle famiglie)

Ma risulta che ci sia una carenza di comunicazione tra ATS e istituti scolastici, che non sono in grado di fornire agli interessati elenchi e orari delle farmacie convenzionate al fine di effettuare il tampone necessario per il ritorno nell’aula scolastica.

L’incongruenza sta nel fatto che Ats Milano sul suo territorio garantisce 18 punti tamponi, ma solo 3 sono aperti anche in orario pomeridiano, cioè quando i ragazzi non vanno a scuola, e non tutti effettuano sia tamponi rapidi che molecolari . Le farmacie convenzionate nella città di Milano sono 173.

HO QUINDI INTERROGATO L’ASSESSORE AL WELFARE, LETIZIA MORATTI PER SAPERE:

  • quali azioni intenda intraprendere Regione Lombardia affinché la comunicazione tra ATS Milano e istituti scolastici sia più chiara e trasparente (e, di conseguenza, quella tra scuola e famiglia) anche attraverso la trasmissione dell’elenco e del numero telefonico delle 100 farmacie convenzionate;
  • se Regione Lombardia abbia intenzione di far effettuare in tutti i 18 punti tampone di ATS Milano sia il tampone rapido che quello molecolare e di fare in modo che gli stessi estendano l’orario di apertura anche nel pomeriggio;
  • come Regione Lombardia abbia intenzione di intervenire affinché i tamponi abbiano un prezzo calmierato anche per gli studenti maggiorenni.

Maratona Sanità: il mio intervento in aula del 15 novembre – Parte 2 : le risorse ci sono, ma manca la visione.

novembre 16, 2021 § Lascia un commento

La revisione della Legge 23 avrebbe anche potuto rivedere le storture dell’impostazione che equiparava il pubblico al privato, che la legge Maroni finiva per accentuare attribuendo la presa in carico dei pazienti cronici anche a soggetti privati.

La presa in carico non è (solo)un servizio, è una funzione e proprio questa caratteristica ne fa ambito naturale di intervento delle aziende pubbliche. Ovviamente, questo non toglie che il privato possa avere un ruolo nell’erogazione dei servizi. Ma un conto è la produzione dei servizi e un altro la gestione del paziente e dei percorsi assistenziali.

Questi vizi capitali, come li ha già chiamati un altro collega prima di me, della ex legge 23 non solo hanno ulteriormente impoverito la medicina territoriale, ma ne hanno anche segnato l’insuccesso: poche adesioni di pazienti, che non capivano cosa dovevano fare, poco consenso dai MDB.

Dopo questo insuccesso arriva questa nuova proposta di Legge, che inspiegabilmente non mette in atto i correttivi richiesti da Governo e Agenas richiesti alla 23 e ignora la riformulazione del tema della presa in carico della legge Maroni.

E non mette in atto soluzioni capaci di rimediare alle carenze ventennali della medicina territoriale lombarda:  puntando davvero su servizi di prossimità cioè vicini e  accessibili. Rafforzando tutta l’area dei servizi di comunità di assistenza domiciliare – infermieri di comunità, infermieri e presidi scolastici –  ostetriche di comunità,  servizi sociosanitari alla persona legati alla disabilità o a forme di cronicità invalidanti che non consentano di recarsi in luoghi lontani dalla propria).

Se pensiamo ad esempio alla gestione lombarda delle cure domiciliari, non possiamo non evidenziare che si è sviluppata in modo avulso, come servizio autonomo con professionisti diversi dal MdB, con servizi insufficienti e in ritardo , anche durante la pandemia.

I bisogni che ho sommariamente elencato prima, che non avevano risposte esaurienti già prima della pandemia, durante la pandemia si sono acutizzati e si sono sommati ad altri bisogni.

Sono mancate risposte anche per necessità semplici e ormai rodate , come le vaccinazioni antinfluenzale, prima della vaccinazione anticovid. Dalla mancanza di dosi, alla destinazione a punti vaccinali lontani, è stato un susseguirsi di errori; e sembra non sia finita, visto che ancora oggi arrivano segnalazioni di persone che per la terza dose devono andare a km e km di distanza, oppure che segnalano la difficoltà di accedere ai tamponi gratuiti per gli studenti in orari che non siano quelli scolastici.

** nell’intervento ho citato lettere che mi sono arrivate direttamente o che sono state raccolte nel corso di questi mesi in una pubblicazione (Cento storie di una crisi) a cura dell’associazione Casa Comune.

Più in generale e più di frequente la mancanza di servizi di prossimità riguarda tutto l’ambito della diagnostica e dei servizi e prestazioni sanitarie della cronicità, ma anche delle acuzie  per cui molti cittadini che necessitavano  di cure hanno finito  per non  usufruirne o poterlo fare solo lontano da casa, e a pagamento.  

Immagino che Assessorato e settore siano a conoscenza anche del fatto che la ripresa della normale attività diagnostica e terapeutica sul territorio lombardo sia andata a diversa velocità per il privato e per il pubblico.

Mentre ospedali e strutture pubbliche erano ancora impegnate, in gran parte da sole, a sostenere il peso delle terapie e dell’assistenza al covid e quindi impossibilitate a riprendere l’attività ordinaria, le strutture private che quel carico sul covid non l’avevano avuto, hanno ripreso prima sia attività diagnostica sia ordinaria.

Tante volte alle nostre proposte di valorizzazione e maggiori investimenti sui servizi territoriali, che in alcuni casi in Lombardia sono non solo depotenziati, ma hanno subito una progressiva riduzione di personale e servizi, e sono insufficienti in quantità (penso ad esempio alla situazione di consultori che per legge dovrebbero essere 1 ogni 20.000 abitanti e qui siamo a 1 ogni 40.000, o della neuropsichiatria infantile, sottodimensionata da anni, a fronte di un bisogno di aiuto esponenzialmente crescente), è stato risposto: non ci sono risorse.

Ora però ce ne sono e ce ne saranno: con il PNRR e altre iniziative del Governo.

E ce ne sono anche per la medicina territoriale, il DL 34 ad esempio prevede stanziamenti specifici per gli infermieri di territorio a supporto dei medici di base. Ci sono risorse perché sia possibile accedere a consulenze, prestazioni, diagnosi e terapie 7 giorni su 7 e h 24 ; perché la presa in carico sia degna di questo nome tenendo insieme prevenzione, diagnosi, cura e assistenza, ricostruendo intorno al Mdb un coordinamento con le altre professionalità, afferenti a differenti competenze dell’ambito della prevenzione, e ad altri livelli di assistenza.

Allora qui da noi forse il problema non sono le risorse, ma la mancanza di una visione, di un progetto di valorizzazione dei servizi sanitari territoriali, capaci di dare risposte sia a eventuali patologie infettive (anche impreviste e altamente contagiose come il Covid) sia a patologie croniche, che saranno sempre più ‘importanti’, data la composizione della popolazione e l’aumento di grandi anziani, con una aspettativa di vita più lunga, ma più segnata dai problemi.

Serve una visione, perché se le risorse oggi ci sono, e consentono di creare le condizioni per una Sanità migliore, bisogna decidere dove dirigerle queste risorse , e in questa scelta, in questa sfida che riconosce il ruolo della Sanità territoriale, risiede la qualità dell’iniziativa politica.

E il vero cambiamento.

Che io in questa proposta di legge non vedo.

Come non vedo contemplati interventi concreti e puntuali di potenziamento del sistema sociosanitario in quei territori che  da tempo denunciano una carenza di servizi in alcuni settori (Citazioni di diversi odg a mia prima firma come la richiesta di integrazione di personale sanitario di neuropsichiatria infantile presso i ps del territorio, perché si scaricano tutti nei pochi ps che hanno quel personale¸oppure di ripristino del servizio Psichiatrico  Diagnosi e cura  SPDC diMelzo, del prontosoccorso di Abbiategrasso, delle funzioni dell’ospedale di Legnano, e l’individuazione dell’ex Presst di Gorgonzola come futuro punto di coordinamento con il territorio).

***Vi lascio alcune citazioni di personaggi non esattamente rivoluzionari come Norberto Bobbio o Carlo Maria Martini, che in realtà a suo modo un rivoluzionario lo era.

“il primo dato fondamentale con cui siamo chiamati a confrontarci è che l’anziano, anche quello non autosufficiente, è “persona”. Come ogni persona, allora, anche l’anziano non autosufficiente interpella profondamente ogni altro uomo nella sua libertà (…). Questo appello alla libertà si esprime in due direzioni: da una parte nell’invito ad accogliere l’altro e ciò che egli può comunicare, dall’altra nell’urgenza di farsi vicino a lui per offrirgli l’aiuto di cui ha bisogno (…). L’appello e la provocazione che l’anziano non autosufficiente rivolge alla libertà altrui orienta, però, ineludibilmente anche verso un tipo di attenzione che si fa servizio, nel prendere cura di essi e nella tutela e promozione dei suoi diritti (…). Innanzitutto di quello ad essere curato tanto da garantirgli non solo la sopravvivenza ma una vita dignitosa, nella consapevolezza che egli, se spesso è inguaribile, non è per questo incurabile».

 «Aumentano i vecchi e aumenta la longevità.. ciò ha creato nuovi problemi sconosciuti all’età precedente, quale il problema di chi non è autosufficiente (…). E chi non è autosufficiente non è libero! Lo è giuridicamente, ma non lo è di fatto. Qui sta la differenza tra libertà giuridica e libertà fisico-naturale. La novità è proprio la vastità del problema che ha dato origine a uno dei grandi temi oggi in discussione: il tema del diritto degli anziani, che si inserisce nel tema più generale del riconoscimento dei diritti dell’uomo. Se c’è un segno del progresso morale dell’umanità è il diffondersi del problema dei diritti dell’uomo (…). È il crescente riconoscimento dell’importanza dei diritti dell’uomo come fondamento di una convivenza fra tutti gli uomini.

Questo concetto non c’è mai stato prima nella storia».

Concludo qui il  mio primo intervento lasciando ai miei successivi l’approfondimento sulla medicina di genere, sulla necessità di potenziamento dei consultori, e del comparto  della salute mentale, pensando soprattutto ai bambini e ai più giovani, al necessario coinvolgimento e coprogettazione degli interventi insieme alle associazione di pazienti.

Concludo evidenziando che non è possibile avere l’illusione che questa Legge di cui stiamo discutendo da giorni, svelando quanto sia incompiuta , inadeguata e parziale, cambierà la sanità Lombarda, che ha bisogno di ben altro per dare risposte efficaci e concrete ai bisogni dei lombardi.

La Sanità lombarda cambierà in meglio e non lascerà indietro nessuno quando cambierà la Guida della Lombardia.

E noi ci stiamo attrezzando per farlo.

Non è una promessa, né tantomeno una minaccia

E’ un impegno non verso chi la guida ora, ma verso tutti i cittadini lombardi.

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