Il mio intervento in aula per assestamento di bilancio: donne, giovani, scuola e cultura non siano più fanalini di coda.

luglio 26, 2022 § Lascia un commento

L’assestamento al Bilancio, dovrebbe rappresentare  l’opportunità per adattare a nuovi bisogni le previsioni del Bilancio approvato nel dicembre scorso.

In questo momento complesso  è necessario avere consapevolezza delle sempre maggiori disuguaglianze generate dalla crisi conseguente alla pandemia,  e quindi   prendersi la responsabilità di intervenire a tutti i livelli istituzionali per colmare questi divari.

Il #PNRR ha tracciato strade, quel piano voluto dal partito Democratico e perseguito con determinazione dal governo Draghi, quel governo di unità nazionale, che è stato disconosciuto da partiti che ne facevano parte, anteponendo interessi di parte anziché quelli del paese.

Un piano che ha tra i suoi pilastri investimenti maggiori  a  favore  delle donne, dei giovani, delle fragilità, e il potenziamento della sanità territoriale.

In coerenza con la necessità che ogni istituzione faccia la sua parte nel contrastare divari e disuguaglianze,  ho presentato ordini del giorno e emendamenti che  impegnano consiglio e Giunta, ad intervenire su settori e fasce di popolazione ancora particolarmente in difficoltà per l’impatto negativo della crisi post pandemica: donne e giovani, scuole e settore culturale.

Con gli atti presentati chiedo fondi aggiuntivi  e maggiori sostegni per le donne, che hanno sofferto moltissimo gli effetti della crisi , di cui non c’è traccia significativa in  questo assestamento, anche negli ordini  del giorno e negli emendamenti presentati.

Fondi per  l’occupazione  femminile, che è ancora limitata e caratterizzata da lavoro povero, precario, retribuito in maniera disuguale. Occupazione che non può decollare, se non si investe anche sui servizi territoriali, come gli asili nido, per i quali chiedo fondi regionali da destinare ai comuni per la gestione e il funzionamento.

A sostegno delle donne chiedo anche fondi per la formazione #STEM e la pratica sportiva femminile.

E un supporto più deciso alle donne più fragili e più in difficoltà.

L’odg 7401, chiede di dare risposte al preoccupante aumento della violenza di genere nella nostra Regione e alle difficoltà economiche dei centri che accolgono le donne impegnando  la Giunta, come il governo ha fatto, ad aumentare gli appostamenti a sostegno dei centri e delle reti contro la violenza di genere, valutando anche un anticipo dei fondi ministerial odg 7401, a cui ho apportato alcune modifiche dopo un confronto con l’assessora Locatelli.

Con un emendamento chiedo anche l’attivazione del  fondo per il Gratuito Patrocinio, già approvato in sede di Bilancio di Previsione. 

A  cornice di queste puntuali richieste, c’è poi la sollecitazione alla Giunta di dotarsi del Bilancio di genere, strumento di analisi e programmazione, integrato ai bilanci, necessario per monitorare l’impatto di genere  delle politiche   e  degli investimenti regionali, per poi intervenire a colmare i divari, che ci sono anche da noi.

SANITA’ TERRITORIALE: CONSULTORI:

Sono presidi territoriali fondamentali, ancora in numero troppo esiguo, ma soprattutto poco ‘visti’ e che non hanno avuto grande considerazione da parte delle ultime Giunte lombarde. Mentre va data loro reputazione, e vanno rilanciati,  potenziandoli di risorse umane, tecnologie e spazi aggiuntivi, per ampliare interventi di prevenzione e garantire prestazioni sociosanitarie di qualità, che possono svolgersi in queste strutture limitando gli accessi nelle strutture ospedaliere. (gravidanza a basso rischio ad esempio)

Altro capitolo da affrontare con maggiore serietà da parte del Governo della Regione è quello della ripartenza delle #scuole in sicurezza: per questo ho richiesto di finanziare impianti di aereazione (dando priorità agli istituti con classi più numerose), progetti e rimodulazioni degli ambienti scolastici interni e degli spazi esterni e l’istituzione di presidi della salute nelle scuole.

Le scuole richiedono anche da parte di Regione maggiori investimenti e impegni finanziari per contrastare l’abbandono scolastico, con contributi alle famiglie per l’acquisto libri e materiale didattico e per ampliare i beneficiari di borse di studio universitarie.

Tra i settori più colpiti dalla crisi dovuta alla pandemia non possiamo non soffermarci sul #settoreculturale e dello spettacolo, che deve essere sostenuto di più, per superare divari territoriali e avere strumenti dedicati per facilitare l’occupazione.

Un sostegno che è particolarmente necessario al comparto audiovisivo.

UN sostegno che è stato più volte promesso, anche nell’ultimo piano operativo annuale approvato qualche mese fa,  ad un settore  che con 20mila operatori e 2mila imprese, può essere una leva di sviluppo economico.  Per questo ambito, ho richiesto un pacchetto di misure e fondi, per migliorare la competitività, delle imprese per promuovere la produzione e sostenere tutta la filiera del comparto e rivedere funzioni e ruolo della Lombardia Film Commission.

Altri miei emendamenti richiamano l’attenzione sul supporto alla mobilità sostenibile, con la richiesta di potenziare il trasporto treno più bici e di creare parcheggi per le biciclette nelle scuole. 

Altri emendamenti chiedono supporti economici ai comuni più piccoli, per sostenere i costi delle rette di minori in comunità, e per sportelli di ascolto e accoglienza per chi è vittima di discriminazioni e abusi a causa dell’orientamento sessuale.

La Giunta lombarda deve intervenire in queste macro aree per promuovere una maggiore equità e parità di opportunità a tutti i cittadini e le cittadine, senza lasciare nessuno indietro.

Speciale assestamento di bilancio- Le mie richieste alla Giunta Fontana

luglio 20, 2022 § Lascia un commento

Arriviamo a fine luglio a discutere di assestamento in bilancio, che come dice la parola stessa dovrebbe essere il momento in cui vengono corrette le previsioni iniziali del dicembre scorso, con adattamenti anche alle sopravvenute esigenze.

In breve qui di seguito vi illustro i 5 ordini del giorno (tanti ne ha a disposizione ciascun consiglieri) di cui sono prima firmataria.

Tre di questi intervengono sui sostegni alle pari opportunità: uno riguarda l’introduzione di strumenti per una più equa distribuzione delle risorse, uno prevede sostegni ai consultori, servizi territoriali diretti alla salute delle donne, e uno prevede incremento di risorse per contrastare la violenza di genere.

1.BILANCIO DI GENERE

Nella direzione di una equità nella distribuzione delle risorse è fondamentale valutare l’impatto di genere delle attività regionali, monitorando costantemente con opportuni indicatori il livello di integrazione della dimensione di genere in tutte le politiche regionali.

Come distribuisce le risorse la nostra Regione? Quali sono le ricadute degli investimenti regionali sulle diverse componenti della sua popolazione? Ci sono differenze di impatto tra i generi? Per dare una risposta a queste domande, serve uno strumento di valutazione e monitoraggio che la nostra Regione al momento non ha: il Bilancio di Genere. Per garantire pari opportunità è fondamentale monitorare annualmente l’impatto di genere delle politiche regionali.

Per questo motivo, per fotografare con chiarezza la situazione, individuare squilibri e criticità e intervenire, chiedo alla Giunta Fontana, con un ordine del giorno, che anche la nostra Regione, si doti del Bilancio di Genere, E’ uno strumento utile, già attivato in altre regioni, soprattutto per individuare azione correttive e misure specifiche per correggere le diseguaglianze di genere orientando in tal senso la programmazione strategica e la destinazione delle risorse regionali secondo criteri di equità.

Ho presentato anche alcuni emendamenti rafforzativi della realizzazione di pari opportunità.

  • 2 milioni a sostegno dell’occupazione femminile
  • 200.000 euro per borse di studio STEM destinate a ragazze
  • un fondo a sostegno della pratica sportiva femminile
  • Un emendamento aggiuntivo riguarda l’incremento fondi per i comuni per gestione e funzionamento asili nido un maggior sostegno finanziario ai comuni sotto i 30.000 abitanti per il costo delle rette delle comunità dei minori)

2. POTENZIAMENTO CONSULTORI PUBBLICI

IL consultour che ho in atto da qualche mese, ha messo in evidenza con chiarezza, il disinvestimento della Giunta Regionale su quei presidi territoriali di prossimità fondamentali per la salute della donna e di tutti i cittadini.

Per questo ritengo sempre più urgente e fondamentale che siano appostate risorse adeguate perché in questi presidi sia garantita la dotazione di tutte le figure professionali previste dalla normativa, così da offrire la multidisciplinarietà degli interventi, e che siano implementate le strumentazioni diagnostiche (ecografi) e i dispositivi di telemedicina, assicurando l’erogazione di servizi e prestazioni sanitarie nell’ottica di un’appropriata medicina di prossimità, per una completa presa in carico delle gravidanze a Basso rischio ostetrico (BRO), per la diagnostica di primo livello e il pieno recepimento delle linee guida ministeriali per l’applicazione della Legge 194.

IL nuovo modello organizzativo delle Case della Comunità dovrà garantire anche la presenza dell’attività consultoriale nel rispetto della completezza e multidisciplinarietà del servizio, privilegiando soluzioni logistiche che tutelino la riservatezza.

Emendamento sul tema

  • 700.000 dotazione macchine ecografiche

3.SOSTEGNO ALLA RETE DEI CENTRI ANTIVIOLENZA

Raccogliendo la richiesta di aiuto proveniente da diversi centri che operano nell’ambito dell’accoglienza alla vittime e sul contrasto alla volenza di genere chiedo alla Giunta Fontana un impegno a garantire che le risorse ripartite nella Conferenza Stato-Regioni siano erogate con regolarità e puntualità, provvedendone anche all’eventuale anticipo.

E ad incrementare lo stanziamento regionale, che da l.r. 11/2012 dovrebbe essere pari a 1 milione/anno di risorse proprie, compensando quest’anno con un appostamento di due milioni aggiuntivi il mancato finanziamento regionale negli scorsi due anni.

  • Emendamento sul tema : stanziamento aggiuntivo di 2 milioni di euro ai cav e reti antiviolenza lombardi.

Sul tema del contrasto alla violenza di genere ho anche presentato un emendamento indirizzato direttamente alle vittime.

  • emendamento finalizzato ad uno stanziamento per finanziare il gratuito patrocinio regionale (approvato come odg a bilancio nel 2020, ma che non risulta ancora appostato);

4 RIPARTENZA SCUOLE

E’ importante che Regione Lombardia non si faccia trovare impreparata alla ripartenza delle scuole e per questo, con un ordine del giorno articolato, chiedo:

  • che siano finanziati impianti, strumenti e dispositivi di aereazione** EMENDAMENTO, con priorità agli istituti con classi più numerose, per  il miglioramento della qualità dell’aria, la climatizzazione invernale ed estiva degli ambienti, l’insonorizzazione e amplificazione nelle classi.
  • che ci siano finanziamenti per i progetti e la realizzazione di rimodulazione degli ambienti scolastici interni, e per un maggiore utilizzo degli spazi esterni per fini didattici integrativi e laboratoriali; così come per la digitalizzazione e cablatura e per l’implementazione delle tecnologie a disposizione di scuole e alunni ***ANCHE EMENDAMENTO, necessarie a incrementare forme di didattica innovativa e multimediale.
  • che vengano istituiti presidi della salute nelle scuole e negli istituti formativi;
  • che agli istituti di formazione professionale si data tempestivamente la fornitura di dei dispositivi per la protezione individuale e la sanificazione degli ambienti;

Poiché parlando di scuola non dobbiamo semplicemente preoccuparci che riparta insicurezza e basta, ma attivare maggiori investimenti e impegni finanziari in diversi ambiti ho depositato anche questi emendamenti:

  • Impianti di aereazione (10 milioni conto capitale)
  • impianti di insonorizzazione e amplificazione acustica (10 milioni)
  • Scuole sicure, Antincendio (10 milioni scuole + 2 milioni ITS)
  • Diritto allo studio Borse Universitarie (4 milioni aggiuntivi)
  • dote scuola (10 milioni aggiuntivi)
  • strumentazione digitale per famiglie e per le scuole (5 milioni per ciascun intervento9
  • Antibullismo

5 SOSTEGNO al SETTORE AUDIOVISIVO

Perché le parole scritte nel POA Cultura, dove il sostegno al settore audiovisivo è tra gli obiettivi prioritari, non restino solo parole, come ogni anno chiedo che la Giunta si impegni concretamente nel sostegno al settore cine audiovisivo che vede la Lombardia seconda solo al Lazio per peso economico e occupazionale, con un fatturato di quasi 6 miliardi, 2.000 imprese, e 20.000 operatori distribuiti in diversi ambiti, chiedo azioni concrete a supporto di un settore che potrebbe diventare un volano di sviluppo economico e di attrattività turistica per la nostra regione attraverso:

  • progetti di carattere interassessorile (Cultura, Turismo, Sviluppo Economico) da realizzarsi anche con fondi comunitari europei ((FES, FEIS, FESR), per l’accompagnamento e il sostegno alle imprese audiovisive nello sviluppo della competitività e nel processo di internazionalizzazione (destinando risorse a supporto delle imprese per la presenza  a festival, mercati, convention) per la costituzione di reti con altri soggetti europei; nonché negli investimenti strategici, con particolare attenzione alle imprese che sviluppano modalità e tecnologie produttive e postproduttive innovative e d’avanguardia;
  • un bando destinato alla promozione e alla valorizzazione delle attività cinematografiche e audiovisivo rivolto all’intera filiera del comparto sul modello di NEXT già in atto per lo spettacolo dal vivo, sostenendo momenti cosiddetti Industry e di Mercato;
  • un Film Fund, finanziamento pianificato su base pluriennale, alla produzione audiovisiva locale e nazionale sul territorio regionale,
  • il potenziamento e valorizzazione della funzione della Fondazione Film Commission come leva di sviluppo per il settore ‘audiovisivo, anche attraverso il potenziamento dell’organico, e la revisione dello Statuto nell’ottica di una maggiore centralità del sostegno all’audiovisivo;
  • supporto della formazione sull’audiovisivo, compreso il sostegno all’Alta Formazione e alla Formazione Permanente;
  • promozione della cultura cinematografica e audiovisiva attraverso campagne di sensibilizzazione per attrarre nuovi pubblici a partire dalle scuole e progetti di formazione per gli insegnanti;
  • istituzione di un tavolo permanente di confronto e ascolto attivo di operatori e associazioni, per attivare azioni e strumenti di coordinamento e coprogettazione, e individuare strategie condivise per la ripresa e il rilancio.

Emendamenti

  • FILM FUND, che manca in RL dal 2017 (5,5 milioni in tre anni)
  • sportello lavoratori spettacolo nei CPI
  • incremento risorse per tutto il comparto culturale
  • sostegno finanziario allo sviluppo e alla promozione culturale nelle aree interne e periferiche
  • sostegno per la promozione e supporto produzione audiovisiva e sale cinemat sul modello NEXT

Si aggiungono emendamenti per sostenere la mobilità ciclistica , in particolare per potenziare l’intermodalità

Come trasformare lo smart working da strumento di emergenza a opportunità strutturale

luglio 18, 2022 § Lascia un commento

Se durante la pandemia, abbiamo conosciuto uno smart working che forse non possiamo neanche considerare tale, ma semplicemente come lavoro da casa, ora non è più possibile rimandare l’opportunità di interpretare al meglio questa modalità di lavoro, che deve andare oltre il suo utilizzo emergenziale, q quindi introdurre un quadro normativo che ne regoli l’utilizzo.

In Italia però siamo in ritardo, ancorati ad un modello rigido di organizzazione basata del lavoro tradizionale e superato, dove il luogo di lavoro mantiene una centralità quasi assoluta, e i tempi di lavoro sono definiti rigidamente e molte delle imprese non hanno policy sullo smartworking, cioè non lo hanno strutturato, né hanno definito regole certe che permettano ai lavoratori e alle lavoratrici di lavorare in modo più flessibile. Manca la fiducia come mancano strumenti per valutare i risultati raggiunti che lasciano questo modello di lavoro in un margine di residualità e di eterogeneità di norme.

A livello nazionale, il Ministro Orlando ha costruito un protocollo da cui bisogna partire per trasformare lo smart working da modalità di lavoro emergenziale e quindi eccezionale, a modalità consueta e ‘normale’.

Nei contratti di lavoro agile deve essere ben definita l’alternanza tra assenza e presenza sul luogo di lavoro: quanti giorni in Smart, quante ore dell’tempo complessivo, settimanale o mensile; se questo tempo sia ‘accumulabile’ e quando non utilizzato, differibile ad altro periodo.

Anche se il mondo imprenditoriale e del lavoro italiano si aspetta “più smart working, ma in una forma ibrida, in cui la presenza sul luogo di lavoro è garantita per alcuni giorni della settimana. Ciò pare essere la soluzione migliore per massimizzare i benefici e al contempo ridurre i rischi del lavoro a distanza. L’idea di delocalizzare completamente il lavoro, con conseguenze importanti sia per il mercato del lavoro stesso (per esempio, reclutamento su scala globale, pressioni salariali) che per l’economia territoriale (per esempio, de-urbanizzazione con effetti sul mercato immobiliare e perdita di effetti di agglomerazione), sembra rimanere confinata a una minoranza della forza lavoro (coloro i quali faranno esclusivamente smart working, pari a circa il 3 per cento secondo le imprese). Dal punto di vista territoriale ciò potrebbe comunque portare a una ridistribuzione dai centri città verso le aree suburbane (effetto ciambella), date le minori esigenze di pendolarismo.” (la voce.info, Criscuolo)

Altro tema è l’introduzione di norme per il ‘diritto alla disconnessione, quando cioè chi lavora non è più reperibile/disponibile, perché la stragrande maggioranza dei lavoratori teme di dover lavorare di più, o di non riuscire a distinguere più la vita privata da quella professionale. Quindi le imprese devono preoccuparsi anche dell’evitare questo rischio, che rappresenterebbe un deterrente nella scelta di modalità agili di lavoro.

Nel contratto di lavoro deve essere chiarito come la lavoratrice o il lavoratore attuano il proprio diritto a lavorare in smart working, come misurare l’efficacia della prestazione di lavoro, ome riconoscere il lavoro extra time e retribuire gli straordinari.

Un altro punto dirimente è l’introduzione di sistemi di valutazione fondati più sul raggiungimento di obiettivi che sul tempo lavorato.

Occorre dunque introdurre una differente gestione manageriale della forza lavoro, necessari adeguamenti e investimenti sulla rete delle attrezzature tecnologiche aziendali, e un accompagnamento nella formazione e acquisizione di nuove competenze.

Manca di fondo in Italia la piena integrazione del lavoro agile negli obiettivi organizzativi aziendali e la valutazione ex ante delle regole più calzanti per la propria impresa, rispondenti cioè alla duplice esigenza di rappresentare al meglio i benefici individuali e collettivi dei dipendenti e le ricadute positive sull’azienda, per organizzare poi la formazione dei propri dipendenti su una base concreta.

La maggiore criticità che genera frammentarietà è l’applicazione di regolamentazioni definita dai vertici aziendali, senza il coinvolgimento dei propri dipendenti e quindi senza di fatto prevedere un periodo di formazione e accompagnamento all’utilizzo di questa nuova modalità.

qui una serie di articoli utili per approfondire il tema :

Rassegna stampa: Sette giorni su sostegni alla mobilità ciclistica

luglio 15, 2022 § Lascia un commento

Rapporto Istat 2022: più single e meno famiglie con figli, occupazione femminile in calo.

luglio 13, 2022 § Lascia un commento

Un ritratto tra luci e ombre quello del Rapporto Istat annuale 2022 appena presentato. Le prospettive di crescita per l’Italia restano positive, ma sono in decelerazione a causa dei rincari delle materie prime di cui tutti sappiamo e da cui veniamo direttamente colpiti. Ma non è solo un problema di economia domestica, poiché a risentirne è prima ancora l’industria.

Mi concentro però su due analisi che hanno relazione stretta con gli effetti della pandemia, in particolare: i cambiamenti all’interno della famiglia e l’occupazione femminile.

Vado per ordine.

Intanto, fa impressione leggere i dati, perché se sapevamo già dei 160mila morti, da aprile 2020 a febbraio 2022 – la mortalità è passata da +76,8 a -11,9, ma probabilmente grazie al fatto che il Covid uccide meno – nello stesso arco di tempo in Italia i contagi sono stati 16 milioni. E sempre sul tasso di mortalità, nel primo periodo, insieme a noi i picchi sono stati registrati anche in Inghilterra e Galles e in Spagna. Durante le altre ondate, prima dell’ultimo livellamento alla pari con il resto della Ue, ci ha superato solo la Polonia. Nella campagna di vaccinazione mi piace sottolineare che l’Italia ha avuto una grande adesione (80%), superata solo da Malta e Portogallo (86%). Ma la normalità non è ancora tornata ai livelli pre-Covid, sia per prudenza che per un deciso cambio di abitudini degli italiani.

Le famiglie

Purtroppo, la pandemia, come era immaginabile, ha avuto un impatto rilevante su tutte le componenti di una dinamica demografica già in fase recessiva fino dal 2014. L’elevato eccesso di mortalità registrato nel 2020 è stato accompagnato dal quasi dimezzamento dei matrimoni, per effetto delle misure di contenimento e dalla forte contrazione dei movimenti migratori. Ed è da due anni che si registra un deciso calo della natalità, anche qui per ovvie ragioni. Eppure il dato che fa più riflettere è un altro: se all’inizio del nuovo millennio la famiglia nucleare formata da una coppia con figli era ancora la più frequente, oggi è superata dalla famiglia che l’Istat definisce unipersonale, le coppie con figli non rappresentano più il modello familiare prevalente, superate dalle persone che vivono sole.

La maternità un desiderio che viene spostato avanti nel tempo: l’età media al parto nel 2020 alla nascita del primo figlio è di 31,4 anni.

I single non vedovi sono 8,5 milioni, cioè oltre il 33% del totale delle famiglie, con un incremento dal 12,3 al 20,6% tra 2020-2021 e 2000-2001, mentre le coppie risultano 13,9 milioni, quasi mezzo milione in meno rispetto a venti anni fa. All’interno di queste, sono in aumento le libere unioni, cioè i conviventi, e le coppie ricostituite coniugate, ovvero in cui almeno uno dei due partner proviene da un precedente matrimonio. Ancora un dato: sono 7 milioni i giovani che rimangono nelle famiglie di origine, quindi il 67,6% dei 18-34enni.

Le conseguenze sono diverse: la difficile sostenibilità del sistema pensionistico attuale, e il “debito demografico” nei confronti delle generazioni future a cui ci troveremo di fronte (nei termini di previdenza, spesa sanitaria e assistenza) perché aumenteranno gli anziani soli : i 1,2 milioni di donne sole in più, viviamo di più, e oltre 621.000 uomini soli .

Il Lavoro

Giovani under35, donne, residenti al sud e stranieri sono i soggetti con maggiore precarietà lavorativa. Sono lavoratori precari il 39,7% degli occupati under35, il 34,3% dei lavoratori stranieri, il 28,4% delle lavoratrici, il 24,9% degli occupati con licenza media e il 28,1% dei lavoratori che risiedono a Sud.

Il lavoro delle donne, come al solito, ha pagato cara la situazione: cala il tasso di occupazione femminile che arriva al 49,4% a fronte di una media Ue di 63,4.  

Lavoro più instabile tra l’altro, perché le lavoratrici 15-34enni non-standard, cioè non full time e a tempo indeterminato, sono il 47,2% sul totale delle donne che lavorano, questa percentuale scende al 34,4% tra i coetanei maschi.

In generale, le occupate sono diminuite di circa 376mila unità nel 2020 (-3,8% rispetto al 2019).

Donne inserite di fatto tra i soggetti più fragili, assieme agli under35, ai residenti nel mezzogiorno, agli stranieri, ai portatori di disabilità e ai loro familiari. Basti pensare che sono lavoratori precari il 39,7% degli occupati under35, il 34,3% dei lavoratori stranieri, il 28,4% delle lavoratrici, il 24,9% degli occupati con licenza media e il 28,1% dei lavoratori che risiedono al sud. L’intersezione tra queste caratteristiche aggrava le condizioni nel mercato del lavoro: il 47,2% dei lavoratori precari è una donna che ha meno di 35 anni, il 41,8% è straniera.

E sulla conduzione d’impresa non andiamo meglio: nel 2019 le donne dirigevano meno del 23% delle imprese con almeno 3 addetti pur essendo il 37,9% degli addetti; gli stranieri il 5,9% pur essendo il 12,9% degli addetti, e i giovani il 7,8% ed erano il 27,8% tra gli addetti. Per fortuna crescono le giovani imprenditrici ma perché sono state quelle che hanno fatto scelte strategiche migliori e hanno livelli di istruzione più alti.

Rassegna stampa: Consultour, Cinisello

luglio 12, 2022 § Lascia un commento

Basta liste d’attesa infinite nella sanità lombarda – Una petizione del PD Lombardia

luglio 9, 2022 § Lascia un commento

Nei giorni scorsi ho provato a prenotare con il servizio sanitario nazionale una visita specialistica urgente per mio padre.

Risultato: primo posto libero a marzo 2023 in un ospedale e a gennaio 2023 in un’altra struttura. A pagamento, negli stessi ospedali, l’appuntamento lo avrei avuto entro 3 giorni.

Questo non è successo solo a me, ma a tantissime e tantissimi lombardi e da molti anni.

Per questo come Partito Democratico della Lombardia abbiamo deciso di far partire una raccolta firme, intitolata #PrimaéSalute, perché la Giunta Fontana si impegni davvero ad abbattere i tempi di attesa per visite ed esami sanitari.

Chiediamo di attivarsi con otto interventi urgenti – dal potenziamento del personale, per poter ampliare gli orari di visita e diagnostica, all’accesso più facile al fascicolo sanitario elettronico.

Le firme si raccoglieranno sia online sia nelle feste de l’Unità e nei gazebo che i circoli organizzeranno nelle piazze lombarde, con l’obiettivo di consegnarle al presidente Fontana e all’assessora al Welfare Moratti per impegnarli a intervenire su quella che è una vera e propria piaga della sanità lombarda.

Qui il link alla petizione

I medici a gettone non risolvono le criticità dei Pronto Soccorso: servono interventi strutturali

luglio 8, 2022 § Lascia un commento

Medici in appalto come qualsiasi altro servizio ospedaliero, dalla mensa alle pulizie, alla lavanderia.

Però con una differenza sostanziale: pare evidente che affidarsi ai cosiddetti gettonisti può essere una soluzione solo temporanea e non la prassi come sembra stia diventando.

Soprattutto quando le necessità riguardano i pronto soccorso, dove c’è una sproporzione più marcata tra la domanda sanitaria di emergenza e le risorse di personale disponibili.

Ne scrive diffusamente un articolo sul sito valigiablu dove viene spiegato nel dettaglio il fenomeno.

Leggendo l’articolo, molto dettagliato, scopriamo che in Veneto vi fa ricorso il 70% degli ospedali, in Liguria il 60%, in Piemonte il 50%. In Friuli Venezia Giulia e nelle Marche tutte le strutture sanitarie ricorrono ai medici a gettone. In Lombardia da anni sappiamo che, soprattutto negli ospedali più grandi, il sistema è applicato sistematicamente.

E attenzione: non è un modo come un altro per supplire alla carenza di personale, perché, come denunciano le stesse associazioni di categoria, spesso i medici a gettone non hanno un’adeguata preparazione e non è raro che nei pronto soccorso lavorino neolaureati non specializzati. Come è possibile? Semplicemente perché i nosocomi si affidano non direttamente al medico specializzato che vuole arrotondare, ma alle cooperative o alle società tra professionisti che, come nel caso di ogni appalto, offrono il massimo ribasso pur di vincere, ma poi non trovano operatori preparati che accettino paghe orarie non consone.

Ci sono, inoltre, altre variabili, come il fatto che un gettonista, che lavora cioè poche ore in una determinata struttura, non conosce affatto la sua organizzazione e più che agevolare, involontariamente ostacola.

Succede anche che cooperative o società mettano a disposizione medici stranieri che ancora non conoscono la lingua, che, come capiamo benissimo, invece, in casi di primo punto di soccorso, è fondamentale nella comunicazione con il paziente.

Senza contare che c’è una sorta di “turismo” del gettonista: pare che girino di regione in regione, su tutta Italia, un giorno per l’altro, stanchi, con troppe ore sulle spalle e magari in ritardo per problemi di aerei o treni. Decisamente non la migliore soluzione per avere performance quanto meno sufficienti.

Ma qual è il problema che ha portato a una situazione tanto assurda?

Valigiablu richiama l’attenzione sulla cronica carenza di medici negli ospedali, fenomeno evidente anche in Lombardia.

Ma in particolare il 45% dei Pronto Soccorso italiani è in grave sofferenza, mancano circa 4.500 medici: sono circa 600 i medici dell’emergenza e urgenza che si sono dimessi nel 2022 , circa 100 al mese.

Gli organici attuali sono limitati a 9-10 medici; ne servirebbe almeno un terzo, se non il doppio in più considerando anche il carico di pazienti di questi reparti di urgenza: se in un reparto di medicina generale ogni medico ha dieci pazienti in carico, nei pronto soccorsi questo carico arriva fino a 30 pazienti, spesso in condizioni critiche di salute, e anche sociali, e di cui non si sa nulla.

“La somma dei fattori ha implementato il valore stimato delle carenze portandolo sempre più prossimo alle 5000 unità – spiega Simeu (Società italiana medicina d’emergenza-urgenza). Un problema sempre più grave che continua a non trovare proporzionata attenzione e interesse. Un disinteresse che incide molto sulle scelte dei professionisti rispetto al proprio futuro: se coloro che lasciano fossero raggruppati in team operativi corrisponderebbero a 4/5 centri di soccorso che non esisterebbero più. Cancellati, spariti”.

E questo perché negli anni i posti nelle scuole di specializzazione erano inferiori al numero di laureati in medicina. Oggi il Ministero della Salute ha messo a disposizione un numero maggiore di borse di specializzazione e noi stessi, come Pd, abbiamo sollecitato più volte Regione Lombardia ad attivarne di proprie. Ma poi gli specializzandi ci mettono tempo a completare la formazione e questo si riverbera sull’attuale stato delle cose.

Senza contare il fatto che i neolaureati, sapendo come si lavora nel reparto che interfaccia per primo con i cittadini, non scelgono la strada della medicina di emergenza-urgenza. Da qui il ricorso ad appalti e a cooperative e società che non sempre sono in grado di offrire il meglio.

Insomma, il risultato finale è che si rischia lo smantellamento del sistema sanitario pubblico perché, assumendo poco e pagando poco i medici che lavorano nel settore pubblico, li si spinge sempre più verso il privato o il mercato degli interinali.

Dunque, la strada da intraprendere è tutt’altra e chiede prima di tutto risorse per intervenire in modo strutturale e non episodico.

Altrimenti, come il Covid ci ha insegnato, non solo nella routine quotidiana, ma, quando sarà il momento, ci faremo di nuovo trovare impreparati.

CONSULTOUR: Cinisello Balsamo, via Friuli

luglio 7, 2022 § Lascia un commento

Nuova tappa del #consultour per visitare dopo via Terenghi, l’altro consultorio familiare pubblico di Cinisello Balsamo, in viale Friuli.

La struttura si trova all’interno del quartiere di Crocetta, una zona popolare di grande immigrazione, e costituisce un fondamentale presidio socio sanitario per le sue cittadine ed i suoi cittadini, spesso migranti e che necessitano di un’adeguata assistenza e mediazione.

Insieme alla struttura di via Terenghi, il consultorio del quartiere Crocetta costituisce uno dei due presidi pubblici consultoriali all’interno del comune di Cinisello, città densamente abitata e che ha subito recentemente un depotenziamento del servizio pubblico in seguito alla trasformazione dell’ex consultorio di via Alberto Da Giussano in semplice punto di ascolto psico-sociale.

Il personale della struttura di viale Friuli, motivato e competente, mi ha illustrato i servizi offerti che si svolgono in spazi ampi e molto accoglienti. Molto interessante il progetto attivato della clinica transculturale, che offre sostegno psicologico e mediazione linguistica. Il consultorio soffre della mancanza di personale e dell’adeguata strumentazione, situazione ormai comune a molti presidi consultoriali pubblici.

Ringrazio il Dott. Beretta, la Dott.ssa Emanuela Russo e tutto il personale che ho incontrato per avermi dedicato del tempo prezioso per approfondire la reale situazione dei presidi consultoriali del comune di Cinisello Balsamo.

Il percorso a tappe che sto svolgendo all’interno dei consultori della Città Metropolitana di Milano, richiama l’attenzione su questi fondamentali presidi sociosanitari per individuare gli strumenti necessari per rilanciarli valorizzandone le potenzialità e i punti di forza.

MilanoPride, una bellissima festa di libertà

luglio 3, 2022 § Lascia un commento

Una splendida giornata per i diritti di tuttə contro ogni forma di discriminazione.

Siamo una marea!

Grazie a tuttə, una Milano straordinaria, felice e colorata, orgogliosa e accogliente.

Bello esserci stata e camminare insieme.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: