La DaD le zone diversamente colorate e i congedi impossibili

febbraio 28, 2021 § Lascia un commento

RegioneLombardia, ma non solo lei, ha emanato un’ordinanza che introduce per alcune aree e comuni inediti colori, come l’arancione rafforzato, e definisce zone rosse a carattere regionale.
Questa classificazione di zone differenziate crea non pochi problemi alle famiglie. Sì, perché con le scuole chiuse i bambini sono a casa, ma i genitori non possono usufruire della possibilità di avere congedi parentali, concessi dall’Inps solo se è certificata la #zonarossa dal decreto nazionale.
In città metropolitana Bollate è in questa situazione, condivisa con altri comuni come Soncino (Cremona), Viggiù (Varese) e Mede (Pavia).
La Giunta lombarda dovrebbe farsi carico di questi disagi e intervenire, perché le famiglie possano usare tutti gli strumenti per affrontare la nuova situazione, sollecitando l’Inps regionale perché introduca il congedo parentale per chi si trovi in questa condizione. Per questo come Pd stiamo rivolgendo un appello al presidente Fontana: per troppe famiglie questo è un ulteriore problema da risolvere in tempi già così complicati.

In generale le nuove chiusure delle scuole con restrizioni solo regionali comporta disagi grandi per le famiglie, oltre a penalizzare lavoratrici e lavoratori con figli che non vedono riconosciuta da INPS la restrizione a livello locale, per avere diritto al congedo parentale, incide pesantemente su chi non può che lavorare in presenza e ha ormai esaurito la possibilità di usufruire di congedi e ferie, e su chi ha partita Iva, non è dipendente e non ha accesso a questi strumenti e va tutelato di più, perché non sia costretto a rinunciare al lavoro.
È necessario da subito estendere la possibilità di accedere a #congediparentali straordinari retribuiti e coperti da contribuzione, e reintrodurre il bonus baby sitter.
Strumenti fondamentali a supporto e tutela del lavoro delle #donne, che negli ultimi mesi hanno più degli uomini dovuto scegliere tra cura dei figli e lavoro, spesso lasciando l’occupazione.
Un’altra contrazione dell’occupazione femminile sarebbe fatale per lo sviluppo equo e sostenibile del nostro Paese.

Vaccini in Lombardia per gli over80, ancora pochi e con attese non informate.

febbraio 27, 2021 § Lascia un commento

Distrazione di massa.
Questo è l’obiettivo di #RegioneLombardia che arranca sui vaccini che deve garantire ora, e parla d’altro.
La Giunta lombarda non risponde sui ritardi nelle vaccinazioni degli over 80: solo 53.000 vaccinati in Lombardia, contro i 69.000 dell’Emilia Romagna e i 93.000 del Lazio. Chi ha prenotato ormai più di 10 giorni fa non ha ancora ricevuto nessuna indicazioni sulla data di vaccinazione, e si interrompono le vaccinazioni degli anziani e dei fragili nelle strutture residenziali.
Nessun piano per il personale scolastico annunciato già giorni fa: mentre il Lazio ha fatto 14.000 vaccinazioni al personale scolastico, il Veneto 11mila e rotti, noi siamo fermi a 199.
Ricordo che la Lombardia ha avuto più dosi di tutti (962.000 dosi), ed è quella che percentualmente ne ha usate meno.
Ma per distogliere da queste mancanze oggi #Bertolaso lancia il
sasso nello stagno: dopo i grandi anziani vaccini a ‘chi lavora’.
Ma perché?
Comincino a rispondere delle inadempienze che sono sotto gli occhi di tutti, verso le categorie prioritarie stabilite dal ministero in accordo con le regioni

Dati al 27.2.2021

Aggiornamenti del Piano Vaccinale della Regione Lombardia – 24 febbraio 2021

febbraio 24, 2021 § Lascia un commento

Domenica 21 febbraio è iniziata in Lombardia la fase cosiddetta ‘1 ter’ della campagna anti-Covid per vaccinare gli anziani di età superiore agli ottanta anni, Le adesioni sono arrivate oltre il mezzo milione in 10 giorni, il 70% del totale. Di questi, 325.541 si sono registrati tramite il portale, 159.561 attraverso i farmacisti e, infine, 22.938 rivolgendosi ai medici di medicina generale.

Il portale di regione Lombardia utilizzato per la registrazione degli anziani over 80, e che dovrebbe essere poi utilizzato anche per tutte le fasi successive della campagna vaccinale, raccoglie semplicemente un recapito telefonico da utilizzare poi successivamente per comunicare data ora e luogo della somministrazione, senza possibilità di scelta da parte del cittadino su data ora e luogo della somministrazione. Per questo chiederemo di modificare il portale di adesione lombardo rendendolo più rapido ed efficace (con la conferma della prenotazione con luogo e data immediata) consentendo con la possibilità di interagire per il cittadino nella scelte..

Negli ultimi giorni si sono registrati focolai nella provincia di Bresci e di Bergamo, per cui si intensificheranno le vaccinazioni degli abitanti dei territori di 15 Comuni in provincia di Bergamo e 8 in provincia di Brescia. Saranno vi accinati anche cittadini tra i 60 e gli 80 anni, oltre agli over 80 già previsti.

La Giunta ha anteposto gli obiettivi della mitigazione e del contenimento dei contagi, prospettando una campagna vaccinale massiva da concludersi entro sei mesi fatta salva la disponibilità dei vaccini.

La Giunta ha richiesto di poter anche coinvolgere gli specializzandi per la somministrazione dei vaccini il sabato e la domenica, dietro compenso, e la possibilità di trovare altri vaccini all’estero o di favorirne la produzione in Italia, su licenza o incentivare la ricerca in Italia in modo da non essere più dipendenti da forniture estere. 

Non ci sono purtroppo da parte della Giunta indicazioni chiare sui pazienti fragili, con patologie legate a immunodeficenze, e per cui il contagio comporterebbe rischi di gran lunga superiori a quelli per il resto della popolazione. La ritengo una grave mancanza, perché queste persone dovrebbe essere inserite in cima alla lista delle priorità.

Mancano anche indicazioni chiare e pianificazioni per la vaccinazione del personale insegnante, altra categoria da vaccinare prioritariamente per arginare una diffusione del contagio nelle scuole, sarà necessaria l’iscrizione attraverso un portale, ma non si sa ancora quando potranno partire le prenotazioni..

Nonostante i documenti prodotti facciano riferimento a un supposto piano, in realtà manca un articolato e concreto piano vaccinale. L’alibi della insufficienza delle dosi disponibili non regge d: a marzo dovrebbero arrivare un milione di vaccini alla Lombardia, ma ancora con c’è una precisa pianificazione di tempi e modi di somministrazione. Quanti e quali saranno i punti vaccinali, da quando e per quanto saranno operativi? Quando partiranno le varie fasi?

Qui la conferenza stampa della vice presidente Letizia Moratti, con il consulente Bertolaso, del 24 febbraio 2021

Di seguito altri materiali, tra cui la delibera di Giunta del 24 Febbraio

Alcune slide presentate in conferenza stampa

QUI LE MISURE DI CONTENIMENTO AGGIORNATE AL 24 FEBBRAIO

QUI il testo dell’ordinanza della Giunta del 24 Febbraio (gestione dell’emergenza
epidemiologica da Covid-19 in relazione al territorio dei Comuni di Bollate (MI),
Viggiù (VA) e Mede (PV))

Bocciata da maggioranza e Giunta in Consiglio Regionale la proposta di legge che dava piena attuazione alla 194 in Regione Lombardia.

febbraio 24, 2021 § Lascia un commento

Bocciata in aula da maggioranza e Giunta in Consiglio Regionale una proposta di legge che dava piena attuazione alla 194 in Regione Lombardia.. La legge di iniziativa popolare sulla disciplina della legge 194 in Lombardia, la legge non è arrivata nemmeno al voto finale perché la maggioranza di centrodestra ha bocciato tutti gli articoli.

Giunta e maggioranza hanno buttato al vento un’opportunità di confronto nel merito di un’ottima proposta di legge, abdicando alla possibilità di intervenire sulla norma e vanificando lo sforzo fatto nella stesura della legge da persone competenti, che, in questo percorso, non hanno avuto ascolto e attenzione. Non vi è stata alcuna possibilità di confronto reale sui temi, né in Commissione Sanità, né in Aula, a partire dal potenziamento e dal riconoscimento della centralità dei consultori che, come previsto anche dalle nuove linee guida del Ministero della Sanità, potevano rappresentare l’occasione per sanare il vulnus dei servizi sanitari, con la possibilità di somministrare la RU486, respinta anche la proposta di offrire tutto uno spettro di possibilità contraccettive alle donne per limitare il rischio di recidive, che coinvolge il 25% delle donne che intraprendono un percorso di interruzione volontaria di gravidanza. Così come l’aula ha respinto la richiesta di dare continuità terapeutica e maggiori tutele e sostegno alle donne che, in presenza di una diagnosi prenatale infausta, vengono spesso lasciate sole da servizi accreditati.

Regione Lombardia ha commesso un errore grave. Ho condiviso pienamente le proposte contenute nel progetto di legge che avrebbero consentito una piena applicazione della legge 194 in Lombardia, perché nella mia regione persistono difficoltà evidenti. La proposta di legge avrebbe consentito di monitorare l’applicazione della legge, facilitare le procedure e l’accesso ai servizi, garantire in tutti i territori la salute e la libertà di scelta delle donne, la sicurezza di essere accompagnate in un percorso che è sempre molto difficile, spesso traumatico, mai affrontato con leggerezza.. Percorso in Lombardia non privo di ostacoli, amplificati durante la pandemia, ma persistenti anche a causa di un elevato tasso di obiezione di coscienza.

Durante la pandemia in alcuni luoghi più provati dalla contagio è stato difficile accedere a un servizio e molte donne sono state dirottate in altre strutture non vicine alla propria; Approvare questa legge, avrebbe significato fare passi avanti nell’attuazione della legge 194 il Lombardia, e produrre azioni concrete perché le donne siano tutte tutelate e non rimangano da sole a difendere il loro diritto di scelta. Ma ancora una volta si è deciso di non tutelare la salute delle donne.

La vicenda però non finisce qui e darò voce con tutti gli strumenti che ho a disposizione ai contenuti della proposta di Legge, ringraziando il comitato promotore, tutti i cittadini che hanno sottoscritto la proposta e tutti coloro che hanno raccolto le oltre 8000 firme.

Non indietreggiamo.

Il mio intervento in aula (23 febbraio2021)

Vorrei innanzitutto ringraziare il Comitato, gli uomini e le donne che hanno materialmente contribuito alla stesura di questa legge di iniziativa popolare, tra loro ci sono ginecologhe e professioniste che da anni quotidianamente lavorano sul campo e conoscono molto bene lo stato dei fatti. E vorrei ricordare e ringraziare le migliaia di persone che hanno sottoscritto con convinzione questa proposta di legge di iniziativa popolare. Per sgombrare il campo dobbiamo riconoscere a questa proposta di legge che il suo intento non è quello di modificare una legge importante come la 194, ma di migliorarne l’attuazione e l’applicazione nella nostra regione. La legge 194 è stata uno spartiacque, nella sua applicazione coinvolge le Regioni sia sulla formazione  sia sulla sua gestione nei territori.   E’ una legge che ha consentito passi avanti sulla procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali,  e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza,  ha riconosciuto la centralità della rete dei consultori, ha intensificato le azioni per la rimozione delle cause che possono portare all’interruzione della gravidanza, ha soprattutto garantito maggiori tutele alla salute delle donne, in quanto determinante nel contrasto agli aborti in clandestinità, e  efficace contenimento degli aborti. Perché è importante la proposta di legge che stiamo discutendo? Perché vale la pena importante confrontarsi, è emendabile, se c’è la volontà si può trovare una condivisione su parti che possono essere accolte al di là degli schieramenti. E’ importante  che sia approvata perché introduce disposizioni che consentono a quella buona legge di essere pienamente applicata, perché siano garantite in tutti i territori la salute e la libertà di scelta delle donne, la sicurezza di essere accompagnate in un percorso che è sempre molto difficile, spesso traumatico, mai affrontato con leggerezza. La 194 è una legge che funziona: che ha progressivamente portato alla diminuzione delle interruzioni volontarie in tutta Italia, dall’indagine che ogni anno conduco chiedendo i dati in ogni singola ASST si legge che in Lombardia anche nel 2019 le IVG sono calate, 1000 in meno rispetto al 2018. Ma permangono criticità nella sua applicazione, che creano difficoltà di accesso alle procedure abortive, una scarsa utilizzazione delle procedure farmacologiche, un’obiezione di coscienza ancora molto alta, legittima ma che non dovrebbe incidere sulla erogazione del servizio,  un accesso limitato alla contraccezione, un depotenziamento dei presidi consultoriali pubblici. Un rischio se si pensa , che gli aborti clandestini stanno aumentando, si stimano mille interruzioni mensili.

Diversi i punti di forza di questa legge su cui voglio richiamare l’attenzione

  • Una maggiore facilità  di accesso alle procedure,  una maggiore informazione sui percorsi per accedere alla interruzione, informazioni che siano facilmente accessibili, chiare e esaustive  e la possibilità di un monitoraggio costante che consentirà  di avere una maggiore conoscenza dello stato dell’applicazione della legge  e quindi di intervenire nella correzione delle criticità; ogni anno come gruppo del partito democratico svolgiamo un’indagine a tappeto sulla nostra regione che rivela una disomogeneità della possibilità di accedere a questo servizio, e che non dovunque sia possibile accedere agevolmente all’interruzione di gravidanza potendo scegliere tra i percorsi possibili; la pandemia ha rivelato che in alcuni luoghi più provati dalla contagio è stato difficile accedere a un servizio e molte donne sono state dirottate in altre strutture non vicine alla propria.
  • Tra marzo- maggio 202 alcuni ospedali hanno drasticamente diminuito il numero di Ivg ( Codogno, il San Gerardo di Monza, di Garbagnate Milanese, Seriate, Alzano Lombardo, spesso le Ivg sono state programmate negli ospedali covid free più prossimi
  • IL PDL chiede il potenziamento e riconoscimento del ruolo chiave dei consultori pubblici , il cui numero nella nostra regione è diminuito negli anni, e non risponde alle richieste di averne 1 /20.000 abitanti. E’ necessario invece  investire di più sulla rete pubblica dei consultori pubblici, dotandoli di strumentazione e personale adeguato per quantità e qualità. Pensando anche che la valorizzazione di questi presidi sia compresa anche nell’ approfondimento più ampio che riguarda la revisione della Legge 23 e del sistema sanitario lombardo, in funzione dell’obiettivo di restituire centralità alla medicina e ai presidi sociosanitari territoriali. È comunque necessario puntare su una migliore integrazione ospedale-territorio, nel legame ospedale consultorio, luogo più adeguato rispetto alle strutture ospedaliere per azioni di sostegno e accompagnamento personalizzato e costante, nel tempo.
  • Incentivare la procedura farmacologica, la RU486, senza ricovero, metodo  meno invasivo per le donne,  e con bassissima incidenza di complicanze. Lombardia ha precorso le disposizioni delle linee guida SSN uscite ad agosto e quindi estese a tutto il territorio nazionale. con il passaggio della procedura in regime ambulatoriale, l’assessore Gallera ai tempi aveva raccolto le nostre sollecitazioni e dal 2019 predisposto il regime ambulatoriale. Ma nonostante questo è ancora poco utilizzata in Lombardia, siamo al 13% con molte strutture dove non è ancora disponibile. E poco è stato fatto per farla conoscere, per cui sarebbe utile una campagna informativa a favore di questo metodo abortivo meno invasivo, che favorisca  un impiego maggiormente estensivo dell’aborto farmacologico, le nuove linee guida del ministero della salute rafforzano la possibilità di effettuare interventi presso i poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati, per cui è proponibile la possibilità di iniziare il percorso dell’IVG farmacologica già nelle strutture esterne, dove ci sia la possibilità. In Lazio e Toscana, sta già avvenendo.
  • Ridurre gli interventi di interruzione contrastando il ripetersi dell’interruzione volontaria di gravidanza sia attraverso l’intensificazione di un’attività di prevenzione e di sostegno per le donne che poco accedono ai servizi dedicati al territorio sia attraverso l’introduzione di una contraccezione gratuita nel post-IVG, assicurando a tutte le donne la possibilità di avere un metodo contraccettivo fin dall’inizio del percorso assistenziale all’interruzione volontaria di gravidanza. Le recidive sono una su quattro, gravidanza abbiano a disposizione fin da subito una contraccezione efficace, che risparmi alle donne nuovi traumi che l’interruzione di una gravidanza porta con sé. In Lombardia ci sono circa 12 mila IVG l’anno, il 25 per cento sono ripetute, limitare queste ripetizioni sarebbe anche economicamente vantaggioso.  Per questo è fondamentale che Le donne che richiedono l’IVG riceveranno, durante o subito dopo la seduta, una consulenza contraccettiva e, se richiesto, saranno forniti e/o applicati gratuitamente contraccettivi (inclusi quelli a lungo termine) presso l’ospedale, ridurre le recidive.
  • La continuità terapeutica: la proposta di legge chiede continuità terapeutica e accompagnamento alle donne dopo diagnosi prenatali di anomalie o che evidenzino di rischi per la paziente, accompagnando la donna nelle proprie scelte. Non è tollerabile che le donne dopo diagnosi traumatiche e dolorose non siano accompagnate e supportate in scelte difficili, e purtroppo ciò non avviene in molte delle strutture accreditate per le prestazioni di diagnosi prenatale.

 Approvare questa legge, che ha dietro molta competenza e sostegno popolare,  ha un grande significato, perché può offrire alla nostra regione l’opportunità di rendere migliore l’attuazione della legge 194, ma soprattutto è l’occasione di mettere in atto azioni concrete perché le donne siano tutte tutelate e non rimangano da sole a combattere per il loro diritto di scelta. Per questo mi auguro che il Consiglio si esprima per la sua approvazione.

Video dell’intervento in aula in fase di discussione del progetto di legge

RASSEGNA STAMPA

Chiara Baldi – Globalist.com : La Regione Lombardia boccia la legge “aborto al sicuro” https://giulia.globalist.it/attualita/2021/02/24/la-regione-lombardia-boccia-la-legge-aborto-al-sicuro-2074983.html

Radio Radicale : video della Conferenza Stampa https://www.radioradicale.it/scheda/629848/conferenza-stampa-sulla-proposta-di-legge-popolare-aborto-al-sicuro-discussa-durante, minuto 9′

Podcast per Metroregione, Radiopopolare 24 febbraio 2021 https://www.radiopopolare.it/?s=metro+regione

La Regione Lombardia guidi il rilancio degli ITS

febbraio 19, 2021 § Lascia un commento

Il piano Next Generation EU destina 1,5 miliardi agli ITS, eppure non tutti ne hanno compreso la portata, a partire dagli inquilini di Palazzo Lombardia.

Cosa sono gli ITS? Sono “scuole di eccellenza ad alta specializzazione tecnologica post diploma che permettono di conseguire il titolo di tecnico superiore. Sono espressione di una strategia fondata sulla connessione delle politiche d’istruzione, formazione e lavoro con le politiche industriali”. (definizione dal sito del MIUR)

Sono percorsi di formazione terziaria professionalizzante non universitaria in grado di rispondere ai bisogni di competenze tecniche e tecnologiche innovative e qualificate richieste dalle aziende, attinenti a queste aree:

  • Area Efficienza energetica
  • Area Mobilità sostenibile
  • Area Nuove tecnologie della vita
  • Area Nuove tecnologie per il Made in Italy
  • Area Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali –Turismo
  • Area Tecnologie della informazione e della comunicazione.

L’80% dei giovani che accedono a un corso biennale post-diploma di “Istruzione Tecnica Superiore”, gli ITS appunto, trovano lavoro in imprese innovative a elevato potenziale. I giovani che scelgono di intraprendere questo percorso, infatti, piacciono alle aziende sia per le proprie competenze tecniche sia perché immediatamente impiegabili, dal momento che la metà delle ore durante il biennio le passano direttamente in azienda a formarsi sul campo. 

Insomma, anche se, come tutta la filiera della formazione professionalizzante, vengono considerati ancora troppo spesso dei percorsi di serie B, gli ITS hanno tutte le caratteristiche per essere strategici nell’inserimento lavorativo dei giovani nell’impresa 4.0, ovvero quel mondo produttivo ad elevata automazione che rappresenta una delle sfide più importati del prossimo futuro per un paese manifatturiero come l’Italia.

(Infografica da sito INDIRE)

Non a caso Draghi li ha esplicitamente citati nel suo discorso di fiducia al Senato, attenzione che stride con l’interesse che la Regione Lombardia ha dedicato negli anni al comparto della formazione professionale, soprattutto considerando che – a differenze della scuola e dell’università – il comparto è di stretta competenza regionale. Nonostante la regione più produttiva del Paese conti il maggior numero di ITS in Italia, infatti, né Fontana né l’assessora Rizzoli hanno sin qui dimostrato di averne colto l’importanza.

Ma l’organizzazione di queste scuole va profondamente innovata, perché le risorse europee siano impiegate nel migliore dei modi. In primo luogo è necessario investire per orientare i ragazzi a sceglierli, perché sono ancora residuali, mentre il bisogno di persone specializzate in area tecnologica, digitale e ambientale, è davvero più consistente degli esigui numeri di chi frequenta questi percorsi di studio. In Italia sono poco meno di 15mila studenti, mentre in Germania, da scuole analoghe, le  Fachschulen,  sono usciti circa 300mila studenti, in Francia oltre 200 mila, nel Regno Unito intorno ai 100mila.

Penso anche ad una campagna di orientamento formativo diretta in modo particolare alle giovani studentesse, perché colgano l’opportunità di indirizzare la loro formazione verso ambiti STEM, ancora troppo poco frequentati dal genere femminile.

Vi ricordate un’occasione ufficiale non di circostanza in cui la Lombardia si sia spesa per il rilancio della formazione professionale? Vi ricordate investimenti importanti per il comparto da parte della Regione Lombardia?

Il Gruppo del Partito Democratico ha sempre sollecitato Regione a dare maggiore impulso a questo ramo della formazione, proponendo anche sostanziali incrementi di risorse in bilancio,  a cui non è mai stato dato seguito.

I fondi europei sono imprescindibili e senza quelle risorse, accompagnate dalla volontà del Governo alla valorizzazione degli ITS,  nessun investimento formativo di tipo tecnico e professionale può avere gambe salde su cui reggersi. Ora che l’approccio sembra essere cambiato e che da Draghi c’è un preciso impegno anche le istituzioni regionali devono metterlo in agenda.

La Giunta Lombarda si muova dunque. Noi come Gruppo del PD siamo pronti a fare la nostra parte.

I numeri dell’anno più nero di cinema, teatri e spettacolo

febbraio 18, 2021 § Lascia un commento

https://www.siae.it/it/iniziative-e-news/dati-siae-2020-ecco-il-prezzo-che-ha-pagato-lo-spettacolo-all%E2%80%99emergenza

Un anno nerissimo per spettacolo, cinema e teatri: 70% degli eventi persi, ingressi in sala calati del 73%, e un pubblico che spende solo il 20% dell’anno precedente. Sono i dati che riguardano il settore dell’intrattenimento e che danno evidenza di una crisi durissima. Lasciano attoniti, anche se forse bisognava aspettarseli, perché i numeri rilevati dall’Osservatorio dello Spettacolo #Siae relativi al 2020 sono davvero drammatici. Fanno più male perché si era partiti bene: nei primi due mesi dell’anno gli eventi erano cresciuti rispetto al 2019 del 3,38%, si era registrato un aumento degli ingressi del 15,49%, e anche il pubblico spendeva di più (+17,23%). Anche mostre, cinema, concerti avevano iniziato l’anno con un segno di crescita. La pandemia si è abbattuta implacabile sul settore: la chiusura per mesi, la timida riapertura estiva che si è conclusa a ottobre hanno lasciato in ginocchio teatri, cinema e musica, e alla fine le giornate di spettacolo, tra 2019 e 2020, segnano una differenza del 67% rispetto al 2019. .Ancora qualche immagine del devastante anno appena concluso:

📌 l’attività cinematografica ha registrato una diminuzione del 70,86% degli ingressi e un calo della spesa al botteghino del 71,55%;

📌 l’attività teatrale ha perso il 70,71% degli ingressi e ha riportato una riduzione del 78,45% della spesa al botteghino;

📌il settore dei concerti ha visto una contrazione dell’83,19% degli ingressi a cui è corrisposto un crollo dell’89,32% della spesa al botteghino;

📌 per le attività di ballo e concerti gli ingressi si sono ridotti del 78,53% e la spesa al botteghino è diminuita del 78,03%;

📌 lo spettacolo viaggiante ha registrato un -58,75% per gli ingressi e un -60,74% per la spesa al botteghino;

📌mostre ed esposizioni hanno visto una riduzione del 77,90% degli ingressi e del 76,70% della spesa al botteghino;

📌 stessa sorte per le attività con pluralità di generi, con gli ingressi a – 66,85% e la spesa al botteghino ridotta del 77,07%.Anche per gli eventi sportivi gli ingressi si sono ridotti del 77,50% e la spesa al botteghino è diminuita dell’83,96%.Anche Draghi ha compreso il grave stato di crisi, che riguarda migliaia di imprese e centinaia di migliaia di lavoratori.

I ristori non sono stati sufficienti per supportare i tanti rimasti per mesi senza lavoro, Regione Lombardia è stata tardiva e con contributi insufficienti, dimostrando poca conoscenza del settore, lasciando così molti lavoratori privi di eque compensazioni.

Tutte le istituzioni devono mettere in atto subito strumenti a efficaci a sistema, prevedendo insieme ai ristori, anche strumenti per il rilancio di un settore che ha pagato un prezzo insostenibile. Nel programma del nuovo governo la cultura dovrà avere una centralità vera e il suo rilancio essere obiettivo strategico imprescindibile, perché non c’è ripresa senza cultura. Sono urgenti e necessarie misure economiche a sostegno di Enti, imprese e lavoratori: agevolazioni fiscali, fondi di garanzia perché tutte le imprese culturali riescano ad avere accesso al credito, investimenti sui luoghi della cultura, e maggiori tutele contrattuali per i lavoratori e le lavoratrici del settore, soprattutto i più deboli.

Misure che non possono aspettare.

Il discorso programmatico del Presidente Draghi in Senato.

febbraio 17, 2021 § Lascia un commento

Qui il testo del discorso di Draghi al Senato del 17 febbraio 2021 nella sua versione integrale .

Le donne nelle istituzioni e nel Partito Democratico devono diventare più protagoniste, ma non è solo questione di numeri.

febbraio 17, 2021 § Lascia un commento

Il Governo Draghi parte con una grave incompiutezza di fondo: non dà piena rappresentanza e valorizzazione alle donne, relegandole ancora una volta in una posizione minoritaria nella composizione della compagine dei ministri.
La questione tiene insieme rappresentanza e rappresentazione e non riguarda solo i numeri, ma anche le deleghe.
Delle 8 donne ministre (su 25 totali), 5 hanno deleghe senza portafoglio, e in ambiti diciamo sempre tradizionalmente affidati alle figure femminili come famiglia e disabilità (un ministero di cui tra l’altro non sentivamo il bisogno, e che rappresenta un passo indietro rispetto al percorso di inclusione degli ultimi anni).
Le donne a cui è stato affidato un ruolo più importante, sono poi ‘tecniche’ e non provengono dai partiti. E questo è un altro tema gigantesco che riconoscendo parte della responsabilità a Draghi e anche a Mattarella, coinvolge anche il Partito Democratico di cui faccio parte e la sinistra, che non ne hanno neanche una.
Non è solo un problema di forma e di equilibrio di facciata, ma la rappresentazione plastica di un modello e di una prassi ricorrente che in questo momento danneggia le donne, e tutto il Paese.
E’ ancora più preoccupante il fatto che i partiti di sinistra, che maggiormente si sono spesi sulla necessità di protagonismo delle donne (con il preciso e articolato documento sul Women New deal del PD per esempio) e sulla centralità di politiche che mettano fine ad un divario di genere ancora molto presente, non abbiano espresso figure di donne per i dicasteri del nuovo governo. Il Partito Democratico ha tre ministri, di lunga esperienza e competenza, che ben rappresentano le principali aree del Partito, Andrea Orlando, Lorenzo Guerini, e Dario Franceschini, ma nessuna donna, mentre Fi ha due donne nel governo, entrambe con responsabilità di area nel loro partito.
Sono prevalse logiche e dinamiche vecchie, che sono però lo specchio di come nei partiti il potere sia ancora saldamente in mani maschili, e quando il cerchio delle possibilità si restringe, le donne rimangono fuori.
Errori sono stati compiuti anche dalle donne, perché siamo in ritardo nella costruzione di leadership femminili all’interno del partito.
La sfida è tutta politica, e non cancella le battaglie sulle quote, che adesso servono per riequilibrare le cose solo in ambito di candidature, mentre bisognerebbe alzare l’asticelle e ottenere il 50/50 anche in tutti i ruoli di ‘nomina’.
Non credo sia utile sdegnare quella che può apparire come una ‘compensazione’, cioè l’individuazione di donne per i ruoli di sottosegretarie proposta da Zingaretti, perché abbiamo bisogno che le donne ci siano e portino le loro competenze.
Ma la faccenda non si può esaurire qui.

Da pochi mesi il Partito Democratico ha una conferenza nazionale delle donne con una sua portavoce, Cecilia d’Elia, e insieme a lei molte donne democratiche, si stanno impegnando perché diventi il luogo dell’elaborazione costante di una linea di azione politica collettiva, consapevole che bisogna agire sui contenuti, e anche sulle regole e sulla forma partito e non aspettarsi concessioni.
Ma tanto lavoro c’è da fare, come dice Roberta Pinotti, perché non si sia costrette sempre a rincorrere e a organizzarsi “il giorno dopo, ma iniziare a costruire il futuro permettendo alle donne di diventare delle leader”.
Lavoriamo perché in un domani non troppo lontano, le donne non siano scelte solo perché donne, ma perché portatrici di competenza e soprattutto rappresentanza.
Perché diciamolo chiaro oltre i numeri e leadership c’è di più: c’è la necessità di saper interpretare e costruire risposte a bisogni e interessi delle donne tutte, tenendo in costante rapporto dialettico chi sta dentro, le istituzioni, i partiti, e chi sta fuori, nella società intera.
Rappresentanza e quindi anche leadership si costruiscono, senza che altri lo decidano per noi, scegliendo di prendersi responsabilità e di confrontarsi costantemente con il mondo, e quindi poi decidendo di scendere nell’agone per ricoprire ruoli chiave.
A partire dai territori, sia negli enti locali, sia nelle articolazioni territoriali degli organismi del partito.
Serve formazione e condivisione, perché anche le donne non sempre hanno dimostrato la capacità di fare squadra.
E darsi obiettivi da raggiungere a breve e lungo termine, ma senza aspettare troppo.
Il momento è adesso.

Qui alcuni articoli sul tema che consiglio.

Giorgia Serughetti su ‘Domani: https://mailchi.mp/editorialedomani/quasi-domani-7388329?fbclid=IwAR3_Iwrqx1u60ANkYpNWwj8RcQTAq51cw9CC7NMfd4CSWJ5_o4sGW847Vc4

Roberta Pinotti https://www.huffingtonpost.it/entry/pinotti-pd-la-politica-non-e-un-pranzo-di-gala-noi-donne-impariamo-a-fare-lobby_it_602aaadac5b6f88289fd9274?utm_hp_ref=it-homepage

Marta Bonafoni: https://www.facebook.com/martabonafonipagina/posts/4986259618113364

Cecilia d’Elia : https://immagina.eu/2021/02/15/riprendere-subito-il-cammino-per-il-protagonismo-delle-donne-non-contro-il-pd-ma-per-il-pd-e-per-il-paese/

Michela Cella su ‘Domani’ https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/non-e-il-governo-ursula-ma-quello-degli-uomini-con-le-donne-escluse-yzzo1e7b

Una legge regionale per contrastare Anoressia, Bulimia e Disturbi alimentari e nutrizionali.

febbraio 16, 2021 § Lascia un commento

I disturbi dell’alimentazione sono un’emergenza in costante crescita, dove i numeri noti sono solo la punta dell’iceberg: oltre l’emerso si parla di più di un milione di ragazze e ragazzi, donne e uomini che soffrono di queste patologie, una vera e propria emergenza. Anoressia, Bulimia, Bunge-eating hanno numeri sempre più importanti – che la pandemia ha incrementato ancora -, tanto che questi disturbi sono stati inclusi tra le priorità relative alla tutela della salute mentale dal Ministero della Salute. Disturbi gravi che colpiscono adolescenti e soprattutto le donne, una generazione di ragazze, che porteranno i segni delle compromissioni fisiche, psicologiche, sociali e relazionali, anche oltre il momento più acuto della patologia.

E’ importante che la Lombardia si sia dotata di uno strumento di Legge articolato in grado di mettere a sistema e di coordinare differenti misure e strumenti per prevenire e curare i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, e che impegni risorse adeguate alle tante azioni che prevede, in primo luogo per ridurre le liste d’attesa e rispondere adeguatamente al crescente bisogno di percorsi di cura. Legge regionale approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale, con accolti diversi emendamenti del Partito Democratico.

Bene l’impegno di agire con interventi mirati oltre alla cura e al potenziamento dell’offerta dei servizi e delle prestazioni (con particolare attenzione all’età evolutiva) con approcci che considerano la progressione nel tempo che caratterizza questi disturbi, con l’obiettivo di intervenire anche per periodi prolungati.

Fondamentale valorizzare le realtà già operanti nel trattamento dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, potenziando ciò che c’è all’interno del servizio pubblico, investire di più sulla sensibilizzazione, l’informazione, la formazione e potenziare le azioni a supporto delle famiglie .

Con i nostri emendamenti e un odg abbiamo rimarcato la necessità di consentire a tutti la possibilità di essere seguiti nelle situazioni più gravi, mettendo a disposizione più posti possibili per la residenzialità, abbattendo liste d’attesa e garantendo criteri di prossimità, alla famiglia e agli affetti.

E abbiamo richiamato l’attenzione sull’importanza di una vera presa in carico, indicando nella figura del case manager il professionista capace di offrire al paziente un supporto prima, durante e dopo la cura, perché ci sia continuità anche nel percorso successivo alla cura. Agire qui ed ora è urgente e necessario così come anche agire sul ‘dopo’, considerando come parte del progetto terapeutico-riabilitativo, anche l’accompagnamento nel delicato percorso dell’inserimento o reinserimento delle persone affette da disturbi del comportamento alimentare nelle attività scolastiche, sportive, lavorative e del tempo libero, superata la fase clinica.

Dopo il percorso terapeutico della fase più acuta, che spesso si protrae per mesi, l’attenzione e la presa in carico deve proseguire con il ritorno alla vita normale, di tutti i giorni, dopo la malattia.

Serve, cioè, un supporto all’inserimento, o reinserimento, che ha tempi ancora più lunghi, ma permette di guardare alla vita futura, non solo al qui e ora. Quindi, la riabilitazione non dovrà essere solo legata alla cura, ma anche alle prospettive sul futuro, che riguardano la quotidianità , il lavoro, la formazione, il tempo libero. A queste donne, a questi uomini, oltre a certezze e supporto nella malattia, vanno date opportunità e sostegni per ricostruire la propria vita, da tutti i punti di vista.

Ribadiamo la necessità che le misure e gli interventi previsti in questo progetto di legge trovino  una corretta programmazione nel percorso di revisione della legge sanitaria regionale, sulla quale attendiamo di confrontarci al più presto.

I numeri ci dicono che dobbiamo agire in fretta e con strumenti articolati per contrastare  un fenomeno dai numeri importanti, che ha una drammatica incidenza sull’adolescenza di molte giovani e giovani, e anche sulla loro vita futura.  

Rivedere la legge sulla rigenerazione urbana

febbraio 12, 2021 § Lascia un commento

Il TAR invia alla corte costituzionale la legge regionale 18/2019 sulla rigenerazione urbana: limita illegittimamente la facoltà dei comuni d pianificazione urbana dei comuni.
Il Comune di Milano ha fissato in 18 mesi il tempo concesso per recuperare edifici dismessi, la regione allunga i tempi a 5 anni, consentendo ai proprietari di immobili di costruire in deroga al Piano di governo del territorio con la garanzia comunque, dopo questo lungo periodo, di un premio di un 25% aggiuntivo di volumetria.

Il TAR dà dunque ragione a Milano, con 3 ordinanze che seguono il ricorso del capoluogo, definendo incostituzionale l’articolo di legge.

Nelle ordinanze è riportato: “La norma regionale , incentiva in maniera assolutamente discriminatoria e irragionevole situazioni di abbandono e di degrado, da cui discende la possibilità di ottenere premi volumetrici e norme urbanistiche ed edificatorie più favorevoli rispetto a quelle ordinari. L’applicazione dell’art. 40-bis anche agli immobili fatiscenti individuati prima della sua introduzione – come pure a quelli segnalati direttamente dai privati – stravolge la pianificazione territoriale del Comune, il quale aveva elaborato e introdotto un regime speciale per il recupero dei citati immobili, proprio tenendo in considerazione l’impatto degli interventi di riqualificazione sul tessuto urbano esistente. Difatti, un conto è riqualificare un immobile, conservandone la medesima consistenza (oppure demolirlo, consentendo il recupero della sola superficie lorda esistente: art. 11 delle N.d.A.), un altro conto è riconoscere a titolo di beneficio un indice edificatorio aggiuntivo, oscillante tra il 20% e il 25%, cui si accompagna l’esenzione dall’eventuale obbligo di reperimento degli standard”.

“Il legislatore regionale – scrive ancora il TAR – ha imposto una disciplina ingiustificatamente rigida e uniforme, operante a prescindere dalle decisioni comunali e in grado di produrre un impatto sulla pianificazione locale molto incisivo e potenzialmente idoneo a stravolgere l’assetto del territorio, o di parti importanti dello stesso, in maniera del tutto dissonante rispetto a quanto stabilito nello strumento urbanistico generale” .

“L’applicazione della disposizione regionale comprime in maniera eccessiva – con violazione degli art. 5, 97, 114, secondo comma, 117, secondo comma, lett. p), terzo e sesto comma, e 118 della Costituzione – la potestà pianificatoria comunale, in particolare dei Comuni che hanno più di 20.000 abitanti (come il Comune di Milano), non consentendo a siffatti Enti alcun intervento correttivo o derogatorio in grado di valorizzare, oltre alla propria autonomia pianificatoria, anche le peculiarità dei singoli territori di cui i Comuni sono la più immediata e diretta espressione”

“Pur essendo rimessa al Consiglio comunale l’individuazione degli immobili abbandonati e degradati, è comunque consentito al proprietario di un immobile di certificare con perizia asseverata giurata, oltre alla cessazione dell’attività, anche la sussistenza dei presupposti per beneficiare del regime di favore di cui all’art. 40 bis. Il Comune quindi non ha la facoltà di selezionare, discrezionalmente, gli immobili da recuperare, in quanto l’applicazione della norma regionale può avvenire anche su impulso del proprietario del manufatto. L’assoluta incertezza in ordine all’impatto sul territorio di una tale previsione, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo, impedisce al Comune una coerente programmazione in ambito urbanistico, rendendola in alcune parti, anche importanti, del tutto ineffettiva”.

La norma è giudicata dunque irragionevole e in contrasto con la riduzione del consumo di suolo, obiettivo centrale nella pianificazione territoriale regionale, orientata ad un modello di sviluppo territoriale sostenibile.

Il TAR afferma l’autonomia dei comuni nelle scelte di riqualificazione urbana, in particolare del Comune di Milano che con coraggio per contrastare il consumo di suolo e seguire la via di una maggiore sostenibilità ambientale, ha imposto regole chiare e più severe per gli edifici abbandonati e dismessi che generano degrado e un danno per tutti,

Avevamo sollevato la questione durante la discussione della legge in consiglio regionale e sottolineato la necessità di una revisione della legge unitamente a quella sull’urbanistica. Questa sentenza non fa che confermare tale necessità.


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