Il Piano per L’Italia del Partito Democratico.

febbraio 14, 2020 § Lascia un commento

Cinque obiettivi chiari, cinque pilastri su cui costruire il futuro sviluppo del Paese:

  • Una scuola che dia opportunità e futuro

  • Una nuova economia, fondata sulla rivoluzione verde

  • Una Italia semplice e connessa, con meno burocrazia

  • Un Equity Act per ridurre le disuguaglianze

  • Salute, cura e assistenza per non lasciare soli i più deboli

Il Partito Democratico propone risposte con un Piano strategico per l’Italia, e  cinque linee di azione per il Governo del nostro Paese.

Perché sia più giusto, più verde più veloce.

Per tutte e tutti.

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UNA SCUOLA NUOVA – Per il  sistema scolastico sono urgenti e necessari adeguati investimenti e un grande progetto formativo, perché insegnamento e sapere sono la leva per la mobilità sociale, l’infrastruttura su cui può poggiare la  crescita del Paese secondo principi di uguaglianza ed equità. 

UN’ECONOMIA SOSTENIBILE E VERDE – Il Green Deal europeo, è un’opportunità che anche l’Italia deve saper cogliere per creare occupazione,  rilanciare lo sviluppo, creare lavoro, migliorare l’ambiente e la qualità della vita.

MENO BUROCRAZIA E PIU’ CONNESSIONE – Sono necessari interventi di semplificazione  nelle procedure e atti della  Pubblica amministrazione, perché  sia più aderente ai bisogni di cittadini e imprese. Velocizzare i tempi di realizzazione delle opere, rafforzare le connessioni fisiche e digitali in tutto il Paese.

EQUITY ACT : Quando le disuguaglianze economiche e sociali aumentano diventa  indispensabile dare sicurezze su lavoro e occupazione. 

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INVESTIRE SU SALUTE E CURA – Lo Stato deve dare attenzione e risposte efficaci alle fragilità e alle nuove povertà, investendo ancora di più sui servizi di assistenza in particolar modo per le persone che sono in condizioni di  non autosufficienza  e per le loro famiglie. 

 

QUI il documento in sintesi

Le osservazioni al piano antiviolenza del Gruppo PD Lombardia.

febbraio 13, 2020 § Lascia un commento

Oggi, in sede di seduta di commissione Salute e Welfare sono state recepite le osservazioni al piano quadriennale di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne, che ho condiviso con il Gruppo del Partito Democratico; osservazioni frutto di un percorso di costante confronto che si è svolto in questi mesi con amministratori e soggetti delle reti territoriali, che ringrazio per i preziosi e articolati contributi .

Le osservazioni approvate si trasformeranno in aula in richieste di modifiche puntuali al piano , insieme all’emendamento che chiede la cancellazione dell’obbligo di inserimento del codice fiscale delle donne seguite dai centri e la sua sostituzione con codici identificativi alternativi che ne garantiscano l’anonimato,  battaglia che il Partito democratico conduce da anni e ancora più importante  oggi che l’identificazione tramite Codice Fiscale è diventata requisito indispensabile per avere accesso a bandi e fondi, portando all’esclusione di centri antiviolenza storici che si rifiutano di chiederlo e che hanno operato con competenza e professionalità sui territori.
Per tutelare e valorizzare il lavoro dei centri non è sufficiente  chiedere alternativi strumenti per raccogliere i dati, ma occorre sollecitare Regione Lombardia ad implementare le risorse, semplificare le procedure di rendicontazione e ridurre i tempi di assegnazione, per correggere mancanze e appesantimenti che mettono a rischio le attività dei centri e la loro stessa sopravvivenza.

Le modifiche che abbiamo proposto e che sono state accolte riguardano in primo luogo la necessità

  • di implementare le risorse,
  • di semplificare le procedure di rendicontazione
  • di ridurre i tempi di assegnazione

Criticità che mettono a rischio le attività offerte dai centri, perché sono d’ostacolo all’operatività di chi lavora e  richiedono di spostare sulla rendicontazione risorse economiche e di personale, che potrebbero essere invece  utilizzate per l’accoglienza, e il supporto alle donne vittime di violenza.

Criticità che col tempo possono determinare la chiusura dei centri stessi, e mettere in grandi difficoltà i comuni più piccoli.

L’astensione finale del Gruppo Pd in commissione, risponde alla necessità di verificare che questi obiettivi siano inseriti nel piano come prioritari.

Allo stesso modo vogliamo verificare il pieno accoglimento  della nostra richiesta di dare continuità a misure messe in campo finora a livello frammentario e sperimentale in materia di supporto all’inserimento lavorativo, e all’indipendenza economica  e abitativa, perché solo la continuità di programmazione e una pianificazione pluriennale degli interventi può garantire la possibilità reale per le donne di uscire dalla situazione di fragilità.

Tutte le nostre osservazioni richiamano ad un maggiore coinvolgimento dei centri, delle reti e dei comuni capofila sia nella definizione di criteri e modalità, nelle azioni di prevenzione, formazione e contrasto, sia nella pianificazione di un eventuale apertura delle reti a nuovi soggetti, ampliamento possibile solo in seguito ad una valutazione condivisa sulla congruenza dei fondi stanziati, vista l’insufficienza di quelli attuali.

Abbiamo anche rilevato criticità del sistema ORA, che deve essere in grado di fornire output usufruibili anche dai centri e dai comuni capofila, come già richiesto dalle operatrici dei centri.

In sede di discussione del piano in aula presenteremo anche emendamenti puntuali, come la ridefinizione del servizio h24,  la cancellazione dell’obbligo di inserimento del codice fiscale delle donne assistite, e la sua sostituzione con codici identificativi alternativi che ne garantiscano la segretezza, riservatezza e anonimato.

Tutti questi contenuti dovranno essere contenuti con chiarezza nel piano e non arretreremo nel richiederlo con convinzione e fermezza con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione.

 

Qui le Osservazioni presentate in Commissione

OSSERVAZIONI PER TERZA COMMISSIONE

 

 

 

 

Liliana Segre in Consiglio Regionale

febbraio 11, 2020 § Lascia un commento

Ascoltare Liliana Segre, oggi   in Consiglio Regionale, è stato un onore e una grande commozione.
Poter raccogliere la sua storia e quella della sua famiglia “prima di essere scartati” dalla scuola e dalla vita.
E la storia che è venuta dopo, quando i compagni si erano dimenticati del perché fosse vuoto il suo posto in classe, del perché a 13 anni fosse stata in prigione, e poi ad Auschwitz, solo per la colpa di essere nata.
Lo stupore “indicibile”, come scrisse Primo Levi, per il male altrui.

La sua amara consapevolezza che il negazionismo abbia successo perché in fondo è più facile pensare che tutto ciò non sia accaduto, perché è indicibile quanto è avvenuto.
E la sua forza gentile nel trovare il coraggio di dirlo, pensando sempre ai più giovani.
Forza che è diventata determinazione, per far comprendere a tutti la necessità di una condanna anche istituzionale ad ogni manifestazione di Odio.
Grazie per averci chiamati a pensare oggi, e sempre, richiamandoci a ricordare, perché la  memoria si trasformi in impegno quotidiano.

 

Qui il video integrale del suo discorso.

 

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Liberate Patrick Zaky

febbraio 10, 2020 § Lascia un commento

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Patrick Zaky ha 27 anni e studia a Bologna dove ha vinto una borsa di studio, per frequentare il selettivo master internazionale Gemma, un corso di studio sugli studi di genere.
È un’attivista e si batte per i diritti civili e umani, contro le discriminazioni.
È tornato in Egitto, il suo paese, per un periodo di vacanza, e lì è stato arrestato, picchiato e torturato.
È accusato di aver pubblicato e diffuso sul suo profilo Facebook notizie false e di usare i social media per mettere in pericolo la sicurezza nazionale,  di istigare alla protesta senza il permesso delle Autorità competenti allo scopo di minare l’Autorità statale, è anche accusato di istigazione a commettere violenze e crimini terroristici.Per lui è stato disposto un fermo di 15 giorni, che in Egitto può essere rinnovato ad oltranza.

Amnesty International ha denunciato questo ennesimo episodio di violazione dei diritti umani in Egitto e lanciato una petizione per la sua liberazione

 

Non lasciamolo solo.
#Zakylibero

Ancora incertezza sui contributi alla disabilità grave.

febbraio 6, 2020 § Lascia un commento

Fondi alle famiglie dei disabili: l’assessore Bolognini continua a tergiversare

Il 23 dicembre, due gironi prima di Natale, con una delibera la Giunta Fontana ha tagliato i contributi per l’assistenza alle famiglie lombarde con disabili gravi e gravissimi. Su segnalazione del Gruppo Regionale del Partito Democratico, una forte campagna mediatica e una nostra mozione di gennaio hanno costretto l’assessore Bolognini ad ammettere l’errore e tornare sui suoi passi. Peccato che, alle dichiarazioni non siano ancora seguiti i fatti. Il Partito Democratico è tornato alla carica con una seconda mozione il 4 febbraio in aula, ottenendo l’impegno dell’assessore Bolognini a presentarsi in Commissione la settimana successiva per dirimere la questione.

 

Aggiornamento al 13 febbraio.

La  promessa della Giunta aveva le gambe corte, dal momento che il 12 febbraio la segreteria della commissione ha comunicato l’assenza dell’assessore “in virtù della necessità da parte dell’Assessore Bolognini di disporre di un tempo maggiore per meglio definire la delibera in oggetto”.

Le famiglie dei disabili gravi residenti in regione  hanno manifestato la loro  preoccupazione in merito al  rinvio della discussione in
Commissione Sanità. Non c’è molto tempo a disposizione per le modifiche alla nuova
delibera, e di conseguenza anche per formare  il personale coinvolto nell’erogazione delle misure.

Per questo continueremo a chiedere che si decida al più presto.

 

 

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Rula Jebreal -Un monologo necessario

febbraio 5, 2020 § Lascia un commento

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Un monologo sincero e necessario.
Necessario per arrivare a tante e tanti , una grande opportunità di parlare di violenza alle donne.
Grazie  Rula Jebreal

 

 

“Lei aveva la biancheria intima quella sera?
Si ricorda di aver cercato su internet il nome di un anticoncezionale quella mattina?
Lei trova sexy gli uomini che indossano i jeans?
Se le donne non vogliono essere sfruttate devono smetterla di vestirsi da poco di buono.”

Queste sono solo alcune delle domande poste in un’aula di tribunale a due ragazze che in Italia, non molto tempo fa, hanno denunciato una violenza sessuale. Domande insinuanti, melliflue, che sottintendono una verità amara, crudele: noi donne non siamo mai innocenti. Non lo siamo perché abbiamo denunciato troppo tardi, perché abbiamo denunciato troppo presto, perché siamo tropo belle o troppo brutto perché eravamo troppo disinibite e ce la siamo voluta.
(La cura…di Franco Battiato)
Sono cresciuta in un orfanotrofio, insieme a centinaia di bambine. La sera, una per volta, noi bambine raccontavamo una storia, le nostre storie. Erano una specie di favole tristi. Non favole di mamme che conciliano il sonno, ma favole di figlie sfortunate, che il sonno lo toglievano. Ci raccontavamo delle nostre madri: torturate, uccise, violentate.

Ogni sera, prima di dormire, ci liberavamo tutte insieme di quelle parole di dolore.
Io amo le parole. Ho imparato, venendo da luoghi di guerra, a credere nelle parole e non ai fucili, per cercare di rendere il mondo un posto migliore. Anche e soprattutto per le donne. Ma poi ci sono i numeri.

E in Italia, in questo magnifico Paese che mi ha accolto, i numeri sono spietati: ogni 3 giorni viene uccisa una donna, 6 donne sono state uccise la scorsa settimana. E nell’85% dei casi, il carnefice non ha bisogno di bussare alla porta per un motivo molto semplice: ha le chiavi di casa. Ci sono le sue impronte sullo zerbino, l’ombra delle sue labbra sul bicchiere in cucina.
(La donna cannone… DeGregori)
Mia madre Zakia, che tutti chiamavano Nadia, ha preso il suo ultimo treno quando io avevo 5 anni. Si è suicidata, dandosi fuoco. Ma il dolore era una fiamma lenta che aveva cominciato a salire e ad annerirle i vestiti quando era solo un’adolescente. Il suo corpo era qualcosa di cui voleva liberarsi, era stato la sua tortura. Perché mia madre Nadia fu stuprata e brutalizzata due volte: a 13 anni da un uomo e poi dal sistema che l’ha costretta al silenzio, che non le ha consentito di denunciare. Le ferite sanguinano di più quando non si è creduti. L’uomo che l’ha violentata per anni, il cui ricordo incancellabile era con lei, mentre le fiamme mangiavano il suo corpo, aveva le chiavi di casa.
(Sally, Vasco Rossi)

Quante volte siamo state Sally? Mentre Franca Rame veniva violentata il 9 marzo del 1973, cercò salvezza nella musica. “Devo stare calma. Devo stare calma. Mi attacco ai rumori della città, alle parole delle canzoni, devo stare calma”, recitava nel suo potente monologo “Lo stupro”, in cui ripercorreva quel fatto drammatico. Le parole delle canzoni possono essere messaggi d’amore e di salvezza.

Io sono diventata la donna che sono perché lo dovevo a mia madre, lo devo a mia figlia che è seduta in mezzo a voi. Lo dobbiamo tutte, tutti, a una madre, una figlia, una sorella, al nostro paese, anche agli uomini, all’idea stessa di civiltà e uguaglianza. All’idea più grande di tutte: quella di libertà.

Parlo agli uomini, adesso. Lasciateci libere di essere ciò che vogliamo essere: madri di dieci figli e madri di nessuno, casalinghe e carrieriste, madonne e puttane, lasciateci fare quello che vogliamo del nostro corpo e ribellatevi insieme a noi, quando qualcuno ci dice cosa dobbiamo farne. Siate nostri complici. E quando qualcuno ci chiede “Lei cosa ha fatto per meritare ciò che è accaduto?”

E alla fine Ivano
“C’è un tempo bellissimo, tutto sudato
Una stagione ribelle L’istante in cui scocca l’unica freccia che arriva alla volta celeste. E trafigge le stelle
È un giorno che tutta la gente
Si tende la mano
È il medesimo istante per tutti
Che sarà benedetto, io credo, da molto lontano”.

Sono stata scelta stasera per celebrare la musica e le donne, ma sono qui per parlare delle cose di cui è necessario parlare.

Certo ho messo un bel vestito.

Domani chiedetevi pure al bar “Com’era vestita Rula?”.
Che non si chieda mai più, però, a una donna che è stata stuprata: “Com’era vestita, lei, quella notte?”.
Mia madre ha avuto paura di quella domanda.

Mia madre non ce l’ha fatta.

E così tante donne.

E noi non vogliamo più avere paura.

Vogliamo essere amate.
Lo devo a mia madre, lo dobbiamo a noi stesse, alla nostre figlie.

Nessuno può permettersi il diritto di addormentarci con una favola.

Vogliamo essere note, silenzi, rumori, libere nel tempo e nello spazio.

Vogliamo essere questo: musica.

Gli effetti negativi della Brexit sulle donne del Regno Unito.

febbraio 4, 2020 § Lascia un commento

1490033180481.jpg--brexit__l_inghilterra_ha_deciso__il_29_marzo_via_all_iter_per_uscire_dall_europaMolto è stato scritto sulle conseguenze negative della Brexit in campo  economico e politico. Un articolo recente di Giovanna Badalassi  per G.I.U.L.I.A, restituisce in sintesi,  una ricerca  corposa del Parlamento europeo, curata  da Mary Honeyball e Hannah Manzur, pubblicata a settembre 2019, che mette in fila le amare conseguenze per le donne, soprattutto le più fragili.

Come premessa dobbiamo dire che le donne non hanno avuto voce pubblica nel dibatti sulla Brexit, e dall’analisi del voto hanno espresso una posizione più critica dei maschi inglesi. Le donne non sono state coinvolte nelle negoziazioni con la UE , e forse per questo poco si è parlato  delle tematiche di genere e di parità nei contenuti della campagna referendaria, anzi  le donne che hanno sollevato la questione (giornaliste esponenti dei partiti progressisti) hanno subito pesanti manifestazioni di odio on line.

 

Il giorno del voto hanno espresso il loro dissenso, soprattutto le più giovani, ma non è bastato. Qualcuna ha capito che le conseguenze avrebbero colpito soprattutto loro, che in Gran Bretagna hanno già sopportato molti tagli ai servizi soprattutto in sanità, dove le donne sono la maggior parte degli utenti diretti e indiretti (dai reparti di maternità alle caregiver) e dove la maggioranza della forza lavoro è composta da donne.  Una ulteriore riduzione dei servizi sociali, dei servizi giudiziari e della sicurezza pubblica avrà conseguenze pesanti sulle donne.

Ci sarà impoverimento economico che colpirà le fasce più fragili,  le donne per prime, che hanno avuto nella UE una protezione ai loro diritti in ambito lavorativo.

Ci ricordiamo l’opposizione ferma del Regno Unito a tante delle direttive europee per le Pari Opportunità.

“Uscire dalla UE significa quindi per le donne inglesi non avere più lo scudo protettivo della normativa europea le cui Direttive, lo ricordiamo, sono alla base anche dei principali provvedimenti nazionali sui diritti dei lavoratori e delle donne. Le inglesi perderanno anche la possibilità di far rispettare i propri diritti rivolgendosi alla Corte di Giustizia europea, mentre si vedranno allontanare sempre di più la possibilità che venga ratificata la Convenzione di Istanbul, nonostante la violenza contro le donne in Inghilterra abbia i livelli peggiori in Europa.”

*Women & Brexit Report
by Mary Honeyball MEP & Hannah Manzur

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