Io mi vergogno e voglio #Umanitàperta

giugno 10, 2018 § Lascia un commento

#umanitàperta #Aquarius #portiaperti
Io mi vergogno di chi ci governa.
Provo vergogna. Profonda vergogna.
Non voglio che succeda e non può succedere.
Le espulsioni collettive, perché alla fine di questo si tratta, sono espressamente vietate. E negare l’accesso in porto a imbarcazioni che abbiano effettuato il soccorso in mare “può comportare la violazione degli articoli 2 e 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (#CEDU), qualora le persone soccorse abbiano bisogno di cure mediche urgenti, nonché di generi di prima necessità (acqua, cibo, medicinali), e tali bisogni non possano essere soddisfatti per effetto del concreto modo di operare del rifiuto stesso. ”
Io sto con la resistenza e l’umanità dei sindaci che da Messina, a Palermo, Napoli si rifiutano di obbedire a #Salvini.
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Maestri laureati e maestri diplomati.

giugno 10, 2018 § Lascia un commento

2000 maestre e maestri senza laurea,  saranno esclusi dalle graduatorie per il ruolo; avevano fatto ricorso, ma  l’Avvocatura dello Stato ha avallato la sentenza del Consiglio di stato, e probabilmente nei prossimi mesi  saliranno a 10-15 mila i diplomati magistrali di cui più di 5.000 di ruolo, che rientrano in questa categoria.

Il tema è complesso e articolato e in Consiglio Regionale  è stata presentata una mozione da parte della Lega. Comprendo il senso di questa mozione, al netto di alcune inesattezze scritte dalla Lega (non è corretto parlare di licenziamenti, per 40.000 ad esempio).

La situazione del sistema scolastico coinvolge migliaia di docenti o aspiranti docenti con storie ed esperienze diverse, percorsi e titoli formativi differenti. La mozione richiama al tema della precarietà, che però non è creazione recente, ma è un’eredità accumulata nel tempo, con concorsi attivati solo dal 2012 dopo 13 anni di vuoto.

Il problema esiste e merita tutta la nostra attenzione, attenzione che si deve attivare sia nei confronti dei docenti non laureati, sia verso i giovani laureati che attendono di entrare in ruolo.

Attenzione che va rivolta anche  e anche agli studenti che potrebbero poi subire le conseguenze di criticità derivate dalla conseguente necessità di coprire i vuoti di organico.

C’è quindi la necessità di tenere insieme precariato, continuità didattica e opportunità per le nuove generazioni di insegnanti.

Sono d’accordo che il nostro Paese non possa non dare opportunità a tanti docenti che GIA’ lavorano nelle scuole,  e hanno lavorato , maturando esperienza e competenza, e per questo è stato reintrodotto dopo anni di assenza lo strumento del concorso,  con possibilità di accesso anche agli insegnanti non laureati.

Ma io non ritengo praticabile né corretto  richiamare alla promessa e attuazione di  una sanatoria INDIFFERENZIATA senza criteri.

Piuttosto dobbiamo richiamare l’impegno a ridare impulso ad un sistema di formazione, abilitazione e reclutamento del corpo insegnante che dia CERTEZZE NEI TEMPI E NEI PERCORSI,  che sappia selezionare attraverso i concorsi per prova e i concorsi per titoli, tutelando chi già lavora , ma senza discriminare i giovani laureati abilitati. Suggerendo l’introduzione di percorsi di abilitazioni, come le TAF, tirocini formativi attivi. E in ambito Parlamentare IL PD presto depositerà una proposta.

C’è necessità di dare risposte ma senza  scatenare conflitti tra insegnanti con percorsi diversi, e offrendo realmente ai giovani laureati che vogliono fare gli insegnanti la possibilità di poterlo fare.

 

Teacher Writing on Blackboard

Una via potrebbe essere un nuovo concorso, riservato ai  non laureati con accesso solo alle graduatorie di istituto. e a breve sarà convocato un  tavolo con il Miur per trovare una soluzione, la seconda via è un  provvedimento di legge da parte del Parlamento.

Ci sono però circa 23.000 laureati, che stanno aspettando di entrare nelle graduatorie, dove ora sono inseriti anche i diplomati.

Diceva Don Milani:

“Il problema qui si presenta tutto diverso dalla scuola dell’obbligo. Là ognuno ha un diritto profondo a essere fatto eguale. Qui invece si tratta solo di abilitazioni … per le patenti siate severi. Ma non bocciate l’autista perché non sa la matematica, o il medico perché non sa i poeti … Siete sicuri che per fare un buon maestro sia indispensabile il latino?”.

 

 

 

I giovani e l’Europa – Intervento all’incontro ‘Europa tra democrazia e populismo’

giugno 9, 2018 § Lascia un commento

SIAMO IL PAESE PIU’ VECCHIO D’EUROPA, nel 2017 abbiamo superato anche i tedeschi, con 165,3 anziani ogni 100 giovani. Il mix tra lunga speranza di vita e bassa fecondità (Indice maternità: 1, 34; media europea 1,58, al di sotto 2,1 tasso fecondità minimo necessario per ricambio)

Il Paese investe poco sulla scuola, l’incidenza della spesa pubblica in istruzione sul Pil è 4%, al terzultimo posto della graduatoria Ue (media 4,9).

PER 2,2 MILIONI RAGAZZI NE’ SCUOLA NE’ LAVORO, non  sono in percorsi  formativi e hanno difficoltà occupazionali (Neet: giovani che non studiano e non lavorano, fascia 15-29 anni: 24,1%).

Le due  facce della stessa  medaglia:

L’Italia è agli ultimi posti in Europa per numero di laureati. Nel nostro paese, secondo i dati Eurostat provvisori per il 2017 sui livelli di istruzione – solo una persona su sei in età da lavoro (il 16,3% di coloro che hanno tra i 15 e i 64 anni) ha la laurea, un dato in aumento rispetto al 2016 di 0,6 punti ma ancora molto distante dalla media europea (27,7%). Siamo penultimi in Europa per percentuale di laureati nella fascia di età 15-64 anni ma il primato negativo è per gli uomini con appena il 13,7% contro il 25,7% medio in Ue. La crescita dal 2008 è stata di 2,4 punti in Italia contro i 5,2 nella media Ue.

Italia  ha ancora un’altissima percentuale di persone che ha al massimo la licenza media: 41,1% tra coloro che hanno tra i 15 e i 64 anni contro il 26,2% in Europa. E la percentuale di coloro che si fermano al termine delle scuole medie è ancora troppo alta tra i giovani con il 25,6 delle persone tra i 25 e i 34 anni che non ha frequentato (o non ha finito) la scuola secondaria superiore contro il 16,4% medio in Europa. Le donne sono comunque più scolarizzate anche nella fascia di età ancora giovane con il 22% che ha al massimo la licenza media (comunque più di una su cinque) a fronte del 29,1% tra i maschi.

E nonostante i laureati nel nostro Paese siano percentualmente pochi fanno ancora fatica a trovare un impiego: secondo i dati Eurostat riferiti al 2016 solo il 57,7% dei laureati risulta occupato entro tre anni dalla laurea (contro l’80,9% medio in Europa). E il dato è più basso per le donne (55,9% contro il 78,9% in Ue) nonostante siano in media più istruite.

Italia non riesce a tenersi stretti i cittadini qualificati e non ne attrae dall’estero. Aumenta il numero di laureati e diplomati che lasciano l’Italia, soprattutto i giovani (sei su dieci), mentre si riduce il numero di italiani che rimpatriano. (ricerca “Le migrazioni qualificate in Italia” dell’Istituto di Studi Politici S. Pio V e dal Centro Studi e Ricerche Idos)
Nel 2015 sono emigrati dall’Italia 27mila diplomati e 24mila laureati per trasferirsi all’estero, da noi  sono pochi e  anche meno pagati  dei colleghi in un altro paese.

Il nostro Paese non riesce a offrire opportunità ai laureati, non riesce a gratificare ricercatori e persone qualificate offrendo posizioni e condizioni lavorative adeguate agli sforzi e al livello di istruzione conseguiti,. I lavoratori sovraistruiti rispetto alle mansioni che svolgono sono il 20% degli italiani e il 40% degli stranieri. 

Rapporto con EU:

Gap forte tra i giovani che usufruiscono delle opportunità formative e occupazionali offerte dall’UE (es. programmi di scambio come Erasmus) e chi rimane fuori da queste opportunità. Questo impatta sul loro rapporto con EU.

Cosa pensano i giovani dell’EU

Per i giovani l’Europa, così com’è, non va.

Dagli intervistati emerge la richiesta di un’Europa che, con solide radici nei suoi valori fondanti, sappia creare benessere sociale e opportunità per tutti. Un’Europa a cui dare nuovo slancio, più inclusiva e attenta ai cittadini che ai parametri di stabilità.

Il progetto però, al momento, sembra per loro non funzionare. Il 58% degli interpellati concorda con l’affermazione che l’Unione Europea appaia un esperimento sostanzialmente fallito. Chi la boccia senza appello è uno su quattro (il 22,4% è “Del tutto d’accordo” con tale affermazione) ma molti sono i dubbiosi (35% chi si dichiara “Abbastanza d’accordo”).

Esistono però forti differenze sociali e per titolo di studio. Chi concorda con il fallimento sono circa due giovani su tre tra chi ha titolo basso e tra i Neet (66%), invece meno della metà tra i laureati.

Bibliografia:

http://www.rapportogiovani.it/giovani-europa/)

https://video.corriere.it/i-giovani-l-unione-europea-ecco-cosa-ne-pensano/44e7b88c-0b1d-11e7-82ab-c3e0ac11ad0a

 

https://europa.eu/european-union/topics/education-training-youth_it

https://ec.europa.eu/youth/policy/youth-strategy_it

http://www.ednh.news/it/la-fotografia-dellitalia-i-piu-vecchi-deuropa-donne-a-casa-e-molte-auto/

L’Europa tra Democrazia e Populismo- con Andrea Orlando e Peppe Provenzano

giugno 9, 2018 § Lascia un commento

FUORI – L’Istituto Penale Minorile Beccaria e i suoi progetti dentro e fuori.

giugno 7, 2018 § Lascia un commento

Il 6 giugno sono stata ospite dell’Istituto Penale Minorile ‘Beccaria’,  con i ragazzi, gli educatori, il Direttore del Carcere, il corpo docente del CIPIA5, per la quinta edizione del  progetto “Porta Fuori 5”,  laboratori  di musica, scrittura, arte e danza,  realizzati nel corso dell’anno  dai ragazzi insieme agli studenti del Liceo Artistico Orsoline, impegnati in un’attività di alternanza scuola lavoro.

Molto emozionante per me vedere e comprendere a fondo in questa occasione  la  compiuta realizzazione della parola educare  (nel suo significato  di e-duco = porto fuori) attraverso i lavori dei ragazzi del Beccaria e delle ragazze del Liceo.  Attraverso la musica, il ballo, il disegno e la scrittura di testi, i ragazzi hanno potuto condividere esperienze hanno attivato scambi reciproci, creando connessioni tra  il mondo esterno e il mondo interno .

L’Istituto di Pena Minorile “Beccaria”,  ha sede  in zona  6 , nei pressi della fermata  MM “Bisceglie” (linea rossa); nel 2017 ha ospitato  280  ragazzi (tra i 14 e i 18 anni, che in media  al hanno una permanenza di  86 giorni .

I ragazzi svolgono  attività scolastiche (corsi di alfabetizzazione, la scuola media e la scuola superiore, compresa la formazione professionale -elettrotecnica, pasticceria, falegnameria, gioielleria, giardinaggio) e  attività ricreative  affidate ad associazioni no-profit e  a  volontari.

Molte delle iniziative rieducative sono realizzate con l’indispensabile supporto delle associazioni Puntozero e Suoni Sonori.

L”IPM Beccaria ha un meraviglioso teatro, il Teatro  “C. Beccaria” (Puntozeroteatro) , inaugurato nell’ottobre 2015 , realizzato grazie a un finanziamento di Fondazione Cariplo (con  donazioni di poltrone e sipario dal Teatro La Scala), aperto anche alla cittadinanza,  teatro che è possibile sostenere con donazioni (#Sognounteatro).

Il teatro diventa in questo luogo strumento educativo e rieducativo, che mescola dentro e fuori proponendo  produzioni artistiche partecipate, come  il progetto Errare. Segnalo che il teatro ha una ricca stagione  di appuntamenti  per la stagione in corso e la compagnia dei ragazzi  fa anche trasferte.

avanti-antigone

RASSEGNA STAMPA su presentazione dati attuazione Legge 194 in Lombardia

giugno 1, 2018 § Lascia un commento

– RASSEGNA STAMPA:

https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/aborti-1.3950263

A questo link wetransfer gli art di CorrSera, La Repub e Il Giorno (sono immagini):

– RADIO:

– RadioLombardia, Pane Al Pane del 31.05 (40′)

– RadioPopolare, Metroregione del 31.05 delle 19:49 (7′)
– TGR LOMBARDIA ED. DELLE 14 (al 3’30”):

La 194 non ha ancora completa applicazione in Lombardia – Risultati della ricerca che ho condotto su Regione Lombardia

giugno 1, 2018 § Lascia un commento

In queste settimane ho ricevuto su mia richiesta  i dati dell’applicazione della 194 in Lombardia nel 2017 (in materia di IVG effettuate e di personale medico e paramedico presente). L’indagine è stata condotta su tutte le ASST Lombarde, distinte per singoli presidi ospedalieri, e presentata in una conferenza stampa a palazzo Pirelli giovedì 31 maggio.

Il quadro che si ricava dalla rielaborazione dei dati è che la #Legge194 , a 40 anni dalla sua uscita,  continua ad essere attuale ed efficace e capace di raggiungere l’obiettivo che si era data, ossia ridurre il ricorso all’aborto volontario. ma ancora non compiutamente attuata  in #RegioneLombardia.

Le interruzioni di gravidanza sono in calo ma il numero di obiettori rimane costantemente preponderante, purtroppo, con il  66,1%  sul totale dei medici che operano nelle strutture pubbliche.
Nel 2017 le interruzioni di gravidanza sono state 13499, 331 in meno che nel 2016 quando erano state 13830.
Sconfortante il quadro relativo alla percentuale di obiettori di coscienza. La presenza di medici ginecologi obiettori infatti resta quasi invariata. Nel 2017 erano il 66,1%, a fronte del 68,2%, del 2016. In ben 5 ospedali Gallarate, Iseo, Oglio PO, Sondalo e Chiavenna sono la totalità. In 11 sono oltre l’80%, solo in 8 sono sotto il 50%.

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La carenza di medici non obiettori fa si che i pochi che praticavo Ivg abbiano un carico di lavoro altissimo. In Lombardia devono fare 3 interventi alla settimana, talvolta spostandosi fra diversi presidi, a fronte di 1,3 in Piemonte 1, 2 in Veneto, questo anche per il fatto che solo il 63,9 delle strutture che hanno il reparto di ostetricia e ginecologia effettuano Ivg.
In alternativa, le ASST sono costrette a ricorrere a personale esterno, cioè a medici gettonisti, che si recano negli ospedali esclusivamente per questo tipo di intervento e per i quali nel 2017 sono stati spesi 147.504 euro .

Attuare la legge 194 in tutte le sue parti, a partire dall’articolo 9 che afferma testualmente ‘gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare gli interventi di interruzione della gravidanza richiesti…’. deve essere un  obiettivo da realizzare in tutti i territori.

Anche predisponendo concorsi per  l’assunzione di ginecologi non obiettori tramite concorso ad hoc, laddove ci sia una carenza, così come è stato fatto in Lazio dalla giunta Zingaretti.
I numeri sono ancora più sconfortanti se si guarda all’utilizzo della Ru486, un metodo farmacologico autorizzato dall’Aifa nel 2009, che resta utilizzato solo nell’8,2% delle strutture lombarde, mentre la media italiana è del 18,2%. In 32 presidi non è utilizzata in nessun modo. Questo nonostante la legge 194 sia esplicita: “Le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna …“ . All’origine del dato negativo c’è il fatto che la Lombardia è al sedicesimo posto in Italia per giorni d’attesa dell’intervento il che significa che passa troppo tempo fra la certificazione e l’effettiva esecuzione dell’Ivg e questo fa scadere i termini (49 giorni) entro i quali è possibile utilizzare il farmaco.

A peggiorare la situazione in Lombardia rispetto ad altre Regioni che ricorrono in modo molto più intenso al metodo farmacologico (vedi tabella) c’è il fatto che negli ospedali lombardi viene applicata in maniera rigida l’indicazione nazionale, peraltro non vincolante, che prevede tre giorni di ricovero, a differenza dell’Ivg chirurgica che è eseguita in day hospital. Nell’analisi dei dati saltano all’occhio però alcune eccezioni, come ad esempio il presidio ospedaliero di Lodi e quello di Mantova, dove l’impiego della Ru486 è molto alto, rispettivamente nell’83% e nel 58,2% dei casi. Indicatore questo che dimostra come, dove c’è la volontà di andare incontro alle esigenze delle donne, il metodo farmacologico viene ampiamente utilizzato.

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Nelle prossime sedute di Consiglio chiederò, attraverso una mozione,  che sia incentivato, l’uso del metodo farmacologico, promuovendo procedure di ricovero meno restrittive,  nel rispetto della legge 194 che mira a tutelare la salute fisica e psichica della donna .

Dare piena applicazione alla legge 194 non significa solo garantire il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza ma anche e soprattutto promuoverne la prevenzione. Ma anche in questo caso Regione Lombardia disattende la legge. I consultori pubblici che dalla loro istituzione hanno svolto un ruolo centrale nell’educazione alla contraccezione e quindi alla prevenzione dovrebbero essere secondo la legge 1 ogni 20 mila abitanti ma la Lombardia è ben lontana dal rispetto dei parametri anzi si classifica ultima in Italia con solo 0,3 strutture per abitante, a fronte, per esempio,dell’1,1 della Toscana e della Basilicata. La carenza di strutture che promuovono la prevenzione , soprattutto tra i soggetti più disagiati, è dimostrata anche dal dato relativo alle donne extracomunitarie che rappresentano il 34,8% di quelle che ricorrono all’Ivg, a fronte di un ovvia presenza minoritaria sul totale della popolazione femminile.

Fino a che la Regione non tornerà  ad investire in queste strutture pubbliche (ora solo 140 in tutto il territorio), sarà difficile raggiungere uno degli obiettivi primari della 194, ridurre a zero il numero delle interruzioni di gravidanza.194lomb_grafico1

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