In Lombardia medici di base sempre più soli, e ospedali in sofferenza.

ottobre 22, 2020 § Lascia un commento

La situazione nella nostra Regione si fa sempre più critica, con la disarmante e gravissima ammissione di Ats, che dichiara di non essere più in grado di tracciare i contagi , con le quotidiane criticità comunicate da chi è medico sul territorio. Diventano sempre più numerose e drammatiche le richieste di aiuto dei medici di base, sempre pochi e particolarmente sottopressione in queste settimane, costretti a provvedere da sé ai presidi di protezione, mascherine e camici, senza supporto da parte della Ats per sciogliere i nodi burocratici , e la campagna vaccinale in ritardo con il rischio di vaccini insufficienti.

Sono ancora loro in prima linea a rispondere alle preoccupazioni dei propri pazienti, costretti a provvedere per conto proprio agli schermi protettivi, alla sanificazione degli studi medici , a procurarsi mascherine , saturimetri, termometri.

Loro che sono l’argine fondamentale nella lotta alla diffusione del Virus.

Mentre nella vicina Emilia Romagna il tracciamento, soprattutto per la popolazione scolastica, le famiglie e gli insegnanti, è stato potenziato con test gratuiti nelle farmacie, la Lombardia chiude le scuole superiori rimandando gli studenti più grandi alla Didattica a Distanza.

Non solo, anche gli ospedali cominciano a entrare in sofferenza, l’incremento dei posti letto in Terapia intensiva in Lombardia non raggiunge l’obbiettivo richiesto (1400 posti) anche a causa di scelte incomprensibili come quella di premiare (anche con incremento nello stipendio dei manager) il raggiungimento di standard produttivi pari al pre-pandemia. Risultato ottenuto spesso con la riconversione dei posti letto dedicati al Covid, a favore di prestazioni di specialistica ambulatoriale fortemente ridotte a causa dell’emergenza Covid.

Film Commission: una audizione insoddisfacente

ottobre 21, 2020 § Lascia un commento

Oggi in Commissione Cultura di #RegioneLombardia finalmente l’audizione molto attesa del presidente della Fondazione che avevo richiesto prima della pausa estiva.Una audizione insoddisfacente e frettolosa perché il Presidente Dell’Acqua aveva poco tempo da dedicarvi. Nelle premesse alla veloce illustrazione di un Piano strategico per l’Ente, ha richiamato l’attenzione su una perizia che certifica il valore congruo dell’immobile acquistato, senza fare cenno alle anomalie e conflitti di interesse che hanno accompagnato la compravendita. Pur facendo più volte riferimento ai problemi di reputazione della Fondazione, ne ha attribuito la responsabilità a fattori esterni: stampa e notizie infondate.

Senza pensare di ricostruire quella reputazione perduta a partire dalla trasparenza e credibilità della Fondazione stessa. Se davvero si vuole un rilancio bisogna fare chiarezza e ripartire solo dopo averne rinnovato gli organismi, in modo tale che non siano dipendenti da quanto successo finora. Necessità a cui ci siamo sentiti rispondere che la gestione della Film Commission non intende sostituirsi alla Magistratura.

Abbiamo quindi ribadito quanto già chiesto dal Gruppo PD Lombardia qualche settimana fa nella mozione che la maggioranza di centrodestra aveva voluto bocciare in Aula, condividendo anche le posizioni del socio Comune di Milano, presente in audizione con Filippo Del Corno.

È necessario un azzeramento: un audit esterno sulla vicenda, lo scioglimento del contratto con lo studio Scillieri e il rinnovamento dell’Organismo di vigilanza. Nulla di tutto ciò è avvenuto, né nel piano strategico sembra esserci la volontà di rispondere alla necessità di investire di più per il settore audiovisivo, come la stessa mozione bocciata chiedeva. Su questo fronte Fondazione fa a Regione Lombardia richieste troppo contenute e al ribasso rispetto a quanto stanno facendo altre fondazioni in Italia.

Ma, se come ha sostenuto Dell’Acqua, Lfc vuole essere competitiva con le altre Film Commission, deve chiedere risorse più consistenti ed essere in grado di gestire di più, a partire dal rifinanziamento dei bandi a supporto della produzione audiovisiva.In poco più di mezz’ora di audizione, attesa quattro mesi e liquidata in breve, abbiamo capito che il progetto di rilancio contiene lo stretto necessario che a una Film Commission compete, solo con alcune aperture innovative.

Non c’è ripartenza senza pulizia, non si può ricostruire la reputazione da adesso in poi senza le condizioni per ricominciare da zero. Insomma, ci chiediamo e vorremmo che Lombardia Film Commission veda e risolve la grande contraddizione tra la necessità di rilancio di una realtà e il fatto di lasciare in essere organismi che non hanno aiutato a fare chiarezza. Ma anche per questa volta, risposte definitive ed esaustive non ne abbiamo avute

La Lega in Regione non vuole il Mes

ottobre 20, 2020 § Lascia un commento

La maggioranza di centro dx in Regione Lombardia boccia mozione sul Mes.

Il gruppo del Partito Democratico ha presentato oggi in consiglio una mozione in cui impegnava il Presidente della Regione Lombardia a sollecitare il Governo attraverso la Conferenza Stato-Regioni per il ricorso al MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) , contributo utile a rafforzare la gestione sanitaria regionale nella lotta al Covid.

Il documento è stato respinto con 36 voti contrari e 23 favorevoli.

Contrari il M5S e contraria la Lega, che dicono no a più di sei miliardi di euro per rinforzare e rinnovare la sanità regionale.

A otto mesi dall’inizio della pandemia tutti i limiti della sanità territoriale lombarda sono ancora lì senza che la Giunta si sua impegnata a potenziare i servizi più vicini alla cittadinanza.

Abbiamo una regione con la ospedali moderni ed efficienti e di contro un sistema di Sanità territoriale fragile e non organizzato. Le risorse del Mes sarebbero utilissime per rendere effettiva anche in Lombardia l’ormai consolidata strategia delle tre T (testare, tracciare, trattare) che qui non è mai decollata e che fa sentire molti cittadini soli e abbandonati. La Lega, e non solo lei, purtroppo, invece continua incomprensibilmente a opporsi all’utilizzo del Mes, assumendosi una responsabilità molto grande .

Rapporto Immigrazione 2020 – Conoscere per comprendere – Caritas e Migrantes

ottobre 8, 2020 § Lascia un commento

Presentato il  29° Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes .

Si chiama “Conoscere per comprendere”e ripèrende il tema indicato da Papa Francesco per la recente 106a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato .

Contiene un’attenta analisi dei dati sul fenomeno dell’immigrazione nel nostro Paese sotto tanti aspetti che vanno dalla scuola, al lavoro, all’economia fino all’integrazione.

https://www.caritas.it/pls/caritasitaliana/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=9090

Il nobel è donna quest’anno

ottobre 8, 2020 § 1 Commento

Intervento in aula – Presentazione Mozione Fondazione Lombardia Film Commission – 6 ottobre 2020

ottobre 7, 2020 § Lascia un commento

Il mio intervento in aula di presentazione della mozione proposta dalGruppo PD Lombardia e di cui sono prima firmataria, sulla vicenda #FilmCommission e il sistema #Lega

La mozione che chiedeva di ripartire da zero è stata bocciata dall’aula

Qui il video del mio intervento in aula

SINTESI del mio intervento in aula di Presentazione della mozione

Vorrei, vorremmo che finalmente fossero chiariti ruoli, assunte responsabilità e che si procedesse con azioni efficaci. Non è la prima volta che parlo di questa poco chiara vicenda in quest’Aula. Ricordo la mia interrogazione del 2019 e ho riletto la risposta, data in Aula, dall’assessore al Bilancio Caparini: mi diceva che ero poco informata, che leggevo solo un giornale. Stessa cosa che ci dice l’assessore alla Cultura Galli oggi, ma vi dirò, e dovreste saperlo, visti i numerosi accessi agli atti, non leggo solo i giornali, ma le relazioni, i bilanci, gli atti formali. Lo stesso Caparini non rispondeva esaustivamente a domande che riteneva riguardassero il passato.

Ma adesso Regione Lombardia non può più dire che è qualcosa che riguarda il passato, perché errori e “imprudenze”, come le ha liquidate l’assessore Galli in una seduta di Commissione Cultura, si sono susseguiti anche negli ultimi anni. E sono errori che pesano non solo sulla sua reputazione, ma riguardano soldi pubblici, come sono stati spesi e come vengono tutt’ora spesi soldi pubblici.

La Giunta regionale attuale non può far finta di non vedere ciò che è successo e che succede adesso. Mi sembra che ora che è intervenuta la Magistratura, siamo proprio tutti più informati, vero assessore? E allora perché ancora oggi il consulente Scillieri è al suo posto? Dopo aver incassato per le sue consulenze almeno 150mila euro in questi anni e con un contratto rinnovato nel 2018 per altri 3 anni… E mi piacerebbe sapere com’è questo contratto, chi l’ha firmato al suo rinnovo. Perché è stato firmato, vero? Ma soprattutto perché non è stato ancora rescisso, visto anche il codice etico della stessa Film Commission.

Ed è ancora lì, al suo posto, lo stesso Organismo di vigilanza, che, solitario, ha partecipato a un bando durato una settimana. Quello stesso Odv che ha continuato a dire nelle sue relazioni che andava tutto bene, nonostante le implicazioni di parentela, nonostante la manifestazione di interesse per una sede abbia avuto un solo offerente, pagato tutto e subito al preliminare senza vedere neanche un lavoro avviato, per tutelare la parte veditrice, la Andromeda, liquidata di lì a poco. Nonostante una proposta di incarico al di Rubba per 70mila euro annui, fatta nel dicembre 2018, data in cui c’era già questa Giunta, come direttore amministrativo.

Niente da dire su questa ennesima proposta di consulenza in una fondazione che spende quanto le arriva in gran parte per consulenze? Niente da dire sul modello organizzativo, dunque? Niente da dire sulle spese per l’immobile di Cormano, successive all’acquisto? Parlo, ad esempio, di una fattura di oltre 70mila euro di impianti, pagata nel 2019 per lavori fatti nel 2018, con affido diretto, senza bando, per una cifra considerevole. Nessuno, in Regione, ha ritenuto utile approfondire? Non l’ho letto dai giornali, ma dalla relazione dell’Odv, che nella stessa relazione dice di non essere in possesso del certificato di abitabilità e di valutazione dei rischi sull’immobile. Bazzecole?

E posso andare avanti con le spese non proprio in regime di economicità: ad esempio, quelle notarili che rispondono a una parcella di oltre 36mila euro. Proprio nessuno in Regione ha ritenuto utile capire come i soldi pubblici venivano spesi? Neanche quando, a maggio prima e a luglio poi, i revisori dei conti regionali avevano messo attenzione sulla vicenda, arrivando a chiedere una azione di responsabilità per “apparente uso improprio di soldi pubblici”? Questa domanda la faccio all’assessore Caparini, che ha la delega alle partecipate.

Ho letto anche io la delibera 3044 del 15 aprile scorso, citata da Galli, sulle partecipate, sull’attività di vigilanza delle partecipate, e dice altre cose oltre a quelle da lei citate: cioè che la Regione può fare controlli sistematici o a campione/di conformità volti a migliorare l’organizzazione dell’ente. E li può fare preventivi o successivi. Leggo nei criteri per l’esercizio di vigilanza e controllo che “la Regione assicura un presidio di vigilanza e controllo finalizzato oltre ad obiettivi di legalità anche a quelli di efficacia, efficienza ed economicità.

Ma parliamo del Piano di sviluppo regionale della Giunta che afferma di volere investire nelle produzioni cineaudiovise e di rilanciare il comparto. I bilanci di Fc parlano da soli e gli investimenti di Regione Lombardia a sostegno economico del comparto delle produzioni, pure: dal 2014 a oggi meno di 2 milioni per il Film Fund, zero dal 2017. Mentre per il 2020 – solo per il 2020 (al netto del Covid) – Veneto, Piemonte e Liguria mettono 5 milioni, il Lazio 9 milioni, con numeri di fatturato, imprese e indotto non differente dal nostro.

Allora: a che punto siamo? E non mi accontento di altre spiegazioni , voglio, vogliamo fatti, aria nuova: voglio che Regione faccia un audit indipendente, come chiesto dai revisori, che chieda a Fc la rescissione del contratto di Scillieri, che solleciti un nuovo bando per l’Odv e valuti un accompagnamento alla attuale figura del presidente con una personalità di provata competenza nel campo che porti Fc a svolgere davvero nel migliore dei modi la sua funzione di sostegno allo sviluppo delle produzioni perché adesso è una scatola vuota.

Così come chiede la mozione, vogliamo fondi per rilanciare il settore, quelli che il Pd ha chiesto più e più volte a bilancio. Richieste sempre respinte.
Vogliamo che Regione azzeri tutto. Volete chiamarlo commissariamento? Chiamatelo commissariamento, c’è bisogno di ripartire da zero. Ma ci si deve credere davvero, non dire solo a parole che si vuole investire sull’audiovisivo lombardo. Mi chiedo se sia così, se ci sia la volontà, quando, non si incontrano neanche i lavoratori in crisi, e quando non abbiamo risposte alla nostra richiesta di giugno di audizione di presidente e assessori in Commissione sulle strategie per lo sviluppo. Non li abbiamo ancora visti.
Invece, in Fc vediamo sempre le stesse persone, le stesse modalità. E se le premesse sono queste, le parole restano parole. Vogliamo fatti.

Recovery Fund – Il sostegno all’occupazione femminile la priorità della conferenza nazionale delle democratiche

ottobre 5, 2020 § Lascia un commento

Le nostre priorità sulle risorse del Recovery Fund

Un piano nazionale per l’occupazione femminile

Le donne sono state in prima fila durante il lockdown, seppure con pochi poteri decisionali, negli ospedali, nei supermercati, nelle cucine, nelle campagne, nell’agroalimentare, nelle RSA, a garantire sopravvivenza e alimentazione per tutti.

Ma proprio le donne rischiano di pagare il prezzo più alto di questa crisi e della recessione che ne deriva, e tra le donne soprattutto coloro che vivono e lavorano nelle aree più svantaggiate; Il divario territoriale e regionale, che ormai taglia trasversalmente l’Italia da Nord a Sud e da Ovest a Est, moltiplica le disuguaglianze di genere.

A 25 anni da Pechino, dalla Quarta conferenza mondiale delle donne delle Nazioni Unite, in cui la comunità internazionale ha adottato la Dichiarazione e la piattaforma d’azione per l’empowerment femminile è la stessa Onu a denunciare il rischio che la pandemia metta in discussione molti dei guadagni raggiunti negli ultimi anni. 

Stiamo davvero vivendo un capitolo della storia, mai l’umanità aveva fatto esperienza di una clausura coì diffusa, che ha coinvolto tre miliardi di persone, di una crisi sanitaria, economica e sociale così planetaria. 

Eppure questo tempo rimette al centro delle vite e della political’essenziale e ripropone a noi la forza di tanta elaborazione delle donne. Di un pensiero che ha visto la vulnerabilità della vita, ha ribadito la necessità di nuovi comportamenti culturali e sociali e prodotto paradigmi che prevedono l’investimento nella cura e nello sviluppo delle persone, un nuovo equilibrio tra tempi cura e di lavoro, un nuovo concetto di cura del vivente, dei beni e dei luoghi in cui abitiamo, del pianeta in cui viviamo. La rinascita per essere tale deve essere contaminata in modo virtuoso da un pensiero femminile e femminista. Le donne devono essere protagoniste della progettazione della società che verrà consegnata alle future generazioni.

In Italia e in Europa la crisi ha prodotto trasformazioni e mutamento delle politiche. Non è avvenuto per caso, grazie alla nostra azione, del governo italiano, delle forze democratiche, dei nostri rappresentanti nel governo e in Europa, una nuova fase si apre. 

L’Europa c’è, affronta la crisi prodotta dalla pandemia rafforzando la visione comune, perché si esce insieme dalle difficoltà che stiamo attraversando.

Per l’Italia è l’occasione di un cambiamento radicale. Ci vorranno serietà, velocità e concretezza, che abbiamo dimostrato di avere in questi mesi, ma soprattutto serve una visione del Paese. Orientare l’impatto di genere del Next Generation sarà essenziale.

Il risultato di questa tornata amministrativa consegna al Partito Democratico una centralità e una responsabilità ancora più significative. Adesso bisogna incalzare e orientare l’azione del governo. Serve un’accelerazione sulle riforme. La sfida dell’utilizzo efficace delle risorse imponenti che arriveranno all’Italia attraverso il Recovery Fund e gli altri canali di finanziamento europeo è un’occasione che come donne non possiamo e non dobbiamo perdere. 

Abbiamo più volte detto che possiamo finalmente aggredire debolezze e ritardi strutturali del nostro Paese. Ebbene centrale è la disuguaglianza di genere, che deve essere un asse che attraversa le diverse azioni.  Non siamo un capitoletto alla voce inclusione sociale, siamo più della metà della popolazione. 

Sia questa la proposta di cambiamento del Paese di tutto il Partito Democratico. 

Siamo il Paese con il tasso di occupazione femminile tra i più bassi d’Europa. L’Istat ci dice che sono appena stati persi ottocento quarantamila posti di lavoro, in gran parte nei servizi, giovani e donne. 

Stiamo parlando di una debolezza che tarpa le ali allo sviluppo del Paese. L’aumento dell’occupazione femminile è un interesse pubblico. Determina un impatto positivo più che proporzionale sull’economia perché comporta aumento dei consumi, della domanda di servizi e di altra occupazione femminile. E della natalità.

La prima grande priorità è dunque promuovere l’occupazione femminile, farne un volano della crescita sostenibile. Sappiamo che l’aumento del tasso di occupazione femminile avrebbe ricadute positive sul Pil, così come sappiamo che il ritardo accumulato dall’Italia deriva anche dal suo basso tasso di natalità, a sua volta legato alle difficoltà di conciliare progetti di maternità e lavoro, alla mancata condivisione dei carichi di cura tra donne e uomini, alla debolezza del sistema di welfare. 

Abbiamo visto nella pandemia la straordinarietà del cambiamento del lavoro determinato dallo smart working e i suoi effetti di sistema, ma questo va valorizzato nella sua accezione di lavoro per progetti, certo non come improprio strumento di conciliazione destinato alle donne

Promuovere davvero occupazione femminile richiede una visione di sistema, politiche che liberino il tempo delle donne, che trasformino l’organizzazione sociale, e significa ragionare in termini di impatto di genere delle politiche. 

È necessario che alle politiche pubbliche nazionali e alla destinazione di risorse conseguenti corrispondano comportamenti coerenti delle imprese nelle assunzioni e nella organizzazione della produzione, delle organizzazioni sindacali nei rinnovi contrattuali, delle amministrazioni pubbliche negli orari delle città e nell’organizzazione sociale e dei servizi, dell’informazione nel veicolare messaggi coerenti, della scuola e di tutto il sistema di istruzione e formazione. A partire dai primi anni di vita.

Per questo la finalità chiave dell’investimento per le donne e per sbloccare il Paese è quello nelle infrastrutture sociali, che devono essere potenziate anche attraverso investimenti in tecnologie digitali. Si tratta di quei servizi che ci permettono di soddisfare interessi e bisogni collettivi e liberare il tempo delle donne: scuole a tempo pieno, asili, strutture per anziani, assistenza sanitaria domiciliare. 

Parliamo di un nodo strategico anche di nuovo modello sviluppo paese. Investiamo nell’innovazione e nelle grandi infrastrutture sociali, nell’economia della cura e nella conoscenza, nella ricerca, nella scuola, nei servivi educativi per l’infanzia, nella condivisione del lavoro domestico e di cura. Sosteniamo l’imprenditoria femminile, la parità retributiva e la piena valorizzazione delle donne nel mercato del lavoro. Una maggiore autonomia e indipendenza, economica, sociale e relazionale, rappresentano anche lo strumento più efficace e duraturo per rendere le donne meno esposte alla violenza domestica e di genere.

Portare fuori dall’ambito domestico parte del lavoro di cura crea molta occupazione (femminile, ma non solo), migliora la qualità della vita di chi già lavora e rende possibile accettare un lavoro per chi lo desidera, migliora la qualità della vita delle persone che ricevono questi servizi (bambini, anziani, malati, persone con disabilità). Investire sulla cura e l’assistenza è una lezione fondamentale che dovremmo aver imparato da quello che è successo con Covid-19 nelle RSA.

L’evidenza della necessità per il benessere collettivo dell’aumento dell’occupazione femminile non è stata fin qui sufficiente per attivare le scelte, le risorse e le politiche pubbliche necessarie al superamento delle discriminazioni e degli stereotipi di genere. Alla radice della bassa partecipazione delle donne al mondo del lavoro.

Per questo vogliamo aprire un “nuovo corso” e nel contempo “un nuovo patto sociale”, abbiamo parlato di Women New Deal. 

Il Piano recupero e resilienza del Governo, NetxGenerationItalia, prevede tre linee di indirizzo: modernizzazione del Paese, transizione ecologica, inclusione sociale e territoriale e parità di genere. Linee che devono tradursi in progetti concreti. 

Sia dunque il governo a promuovere l’aumento dell’occupazione delle donne come grande obiettivo nazionale cui richiamare l’insieme del paese e a cui destinare la metà delle risorse del Recovery fund.

Le nostre priorità riguardo alle risorse del Recovery Fund:

impiegare almeno il 50% in progetti che abbiano ripercussioni sulla promozione dell’occupazione femminile e i diritti delle donne;

attivare un meccanismo di valutazione ex ante dell’impatto di genere di tutte le scelte di realizzazione delle 6 aree di interventoindividuate dalle Linee guida;

garantire una presenza adeguata di competenze femminili nella governance della gestione del Recovery Fund;

convocare tutti gli attori intorno a proposte concrete per la definizione di un Piano nazionale di misure finalizzato al sostegno e all’incentivazione del lavoro femminile in cuiognuno assuma impegni coerenti.  

rendere compatibili i tempi della vita e del lavoro consentendo alle donne che lavorano la possibilità di dedicarsi al lavoro di cura, che va condiviso, senza correre il rischio di perdere il lavoro e senza incorrere in atteggiamenti discriminatori, prevedendo anche il riordino e il potenziamento degli incentivi, anche selettivi, per sostenere l’ingresso o il rientro delle donne nel mondo del lavoro.Un esempio concreto: che l’indennità versata per retribuire l’assenza obbligatoria di 5 mesi sia tutta a carico della fiscalità generale. Oggi lo è all’80 per cento e in virtù dei contratti collettivi al 100 per cento in molte imprese. E l’indennità sia versata alle lavoratrici direttamente dall’INPS sgravando in questo modo di un peso notevole le piccole impreseLa liquidità di quelle più piccole, ma l’Italia è il paese delle imprese sotto i 9 dipendenti, è messa spesso a repentaglio dalla somma dell’anticipo dell’indennità con la retribuzione della persona che sostituisce la lavoratrice in maternità. Si tratterebbe solo di un anticipo di cassa, con un importo limitato dal punto di vista dei costi della Finanza pubblica stimato, molto per eccesso, dalla Ragioneria in 5 milioni;

contrastare il gender gap nelle retribuzioni e nelle carriere, promuovere l’occupazione e l’empowerment delle donne nel lavoro;

istituire un Fondo permanente per l’imprenditoria femminileper promuoverla in maniera diffusa, compiuta ed integrata nell’ambito della politica industriale nazionale; 

riformare il congedo di paternità, elevando da sette giorni a tre mesi il congedo di paternità obbligatorio, innalzare la percentuale di retribuzione spettate per il congedo parentale facoltativo, con un ulteriore incentivo per favorire l’alternanza tra genitori;

promuovere un Piano “Nidi”, oggi servizi educativi 0-3 anni,per aumentare i posti fino al 60% colmando così un divario fra l’Italia e il resto d’Europa e in Italia fra Nord e Sud del Paese, fonte di ingiustizia e disuguaglianze. Un grande piano per i servizi educativi 0-3, rafforza il sistema integrato 0-6, riducendo le disuguaglianze fra bambini, sostiene il desiderio di maternità e di paternità, migliora la conciliazione dei tempi di vita, crea occupazione;

garantire la copertura 100% scuola dell’infanzia, in tutto il territorio nazionale, e aumentare il tempo della scuola primaria, raddoppiando il tempo pieno; 

promuovere un piano nazionale per rendere gratuite le spese sostenute nei primi mille giorni di vita delle bambine e dei bambini; 

promuovere le materie STEM tra le ragazze;

attivare misure finalizzate alla riduzione del “digital divide” che ancora oggi penalizza le donne, in particolare nelle aree più svantaggiate del Paese.

Coordinamento nazionale Conferenza delle democratiche

Roma, 3 ottobre 2020

Il giusto mezzo

ottobre 4, 2020 § Lascia un commento

 FIRMA LA LETTERA

al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, e al Governo.

POLITICHE INTEGRATE E INVESTIMENTI MOLTIPLICATORI: 

LA RICHIESTA DELLE DONNE

Proposte di metodo e di merito sul Recovery Fund.

La pandemia ha evidenziato problemi irrisolti che non riguardano solo le donne, ma lo sviluppo sano ed equo di tutti: denatalità, povertà educativa, disinteresse per l’infanzia, mancata conciliazione famiglia-lavoro, insufficienza del welfare, disoccupazione femminile.

Urgono interventi strutturali e non più frammentati su:

  1. Servizi sulla cura della persona dall’infanzia alla terza età (anziani e non autosufficienti).
  2. Occupazione femminile
  3. Disparità di genere

Per i quali CHIEDIAMO

  • Offerta diffusa di NIDI E TEMPO PIENO

L’educazione dell’infanzia è un diritto della persona. È un supporto al lavoro delle donne: dove mancano servizi per l’infanzia e di supporto alla cura, il numero di donne che lavorano si abbassa fino a scomparire in alcune aree, anche in presenza di offerta o di competenze.

Le comprovate conseguenze negative dell’assenza di questi servizi soprattutto in aree con ritardi (su educazione dell’infanzia, rendimenti scolastici successivi, occupazione femminile) ricadono sulla collettività, sul benessere di tutti.

  • Azione mirata e lungimirante sulla SCUOLA con le risorse necessarie.

Ambienti, arredi, ma anche e soprattutto qualità organizzativa, attenzione agli obiettivi didattici generali, che non confonda spinta innovatrice con la mera fornitura di strumenti tecnologici. Tutto questo prevede il coinvolgimento, la cura, il benessere e le esigenze di chi la Scuola la vive: studenti, docenti, dirigenti scolastici, personale e famiglie.

  • Rafforzamento del WELFARE.

Riequilibrio dei compiti nelle attività di cura attraverso il coinvolgimento degli uomini per mezzo di provvedimenti in tutti i settori, in maniera trasversale e non discontinua: sulla scuola, sul lavoro, sulla fiscalità, sui diritti, sul welfare.

  • SUPERAMENTO DELLA DISCRIMINAZIONE DI GENERE relativa a funzioni, salario, tipologie di contratto e riconoscimenti, sulla presenza delle donne nelle decisioni della policy pubblica.
  • RILANCIO DELL’OCCUPAZIONE FEMMINILE anche riprendendo ipotesi di supporto fiscale.

Vogliamo dunque:

RISORSE STRUTTURALI NON BONUS.

I vantaggi di un’azione strutturale su questi temi, già rivelati da studi noti, sarebbero tali da rendere gli investimenti “moltiplicatori”, cioè che si ripagano da soli e in poco tempo conducono a guadagni in ogni ambito della società.

Abbiamo la straordinaria opportunità di ridisegnare un Paese più equo, più giusto, più sano.
Un Paese in cui uomini e donne possano contribuire alla prosperità comune, e futura.

#GIUSTOMEZZO

TESTO COMPLETO LETTERA

Film Commission: azzeriamo tutto

ottobre 4, 2020 § Lascia un commento

Non abbiamo bisogno di ulteriori spiegazioni, abbiamo bisogno di fatti, e Fontana non può far finta di non vedere. La Film Commission è al centro di una vicenda gravissima e l’unico modo per uscirne è cambiare tutto. Invece tutto è immobile, come se nulla fosse. Vogliamo aria nuova e vogliamo che la Film Commission faccia pulizia e si occupi finalmente di cinema e non di compravendite immobiliari.Questo chiede la mozione a mia prima firma che discuteremo in aula il 6 ottobre.

Degli 800mila euro di soldi pubblici mal spesi da Regione Lombardia  attraverso la Fondazione Lombardia Film Commission per l’acquisto di un capannone, sappiamo purtroppo ormai tanto, e ne ho anche parlato intervistata da Presa diretta nella trasmissione andata in onda lunedì 28 settembre.

Una compravendita non chiara, fatta in fretta, che ha portato agli arresti quattro persone, tra cui l’ex Presidente di FLFC , il suo socio, il consulente per la contabilità della Fondazione e il suo prestanome per l’operazione.
Sono già stati accertati trasferimenti di denaro su conti esteri e uno degli arrestati, Michele Scillieri, ha ammesso di aver trasferito 170mila euro a una società che fa capo all’ex presidente, Alberto Di Rubba.
E Fontana e i suoi assessori che cosa fanno?
Ancora silenzio, ancora non vedono e non sanno.
Non chiedono di rimuovere nessuno dagli incarichi che avevano ottenuto grazie alla Lega, neanche il commercialista e consulenti Scillieri,  e confermano pure il precedente organismo di vigilanza, quello che ha detto che andava tutto bene,:
La Lega  non vuole che si faccia chiarezza, e  la Regione non vuole che si accerti la verità.
E anche nel presente si comporta allo stesso modo.
Io dico che è ora di azzerare tutto e l’ho fatto con una mozione in aula, basta spiegazioni è ora di fare fatti.
E’ ora che la Giunta lombarda cominci a sostenere il comparto  della produzione cinematografica e audiovisiva perché, per soldi investiti in fondi a sostegno resta il fanalino di coda.

Rapporto Mal’Aria (2014/2018) – da Legambiente

settembre 30, 2020 § Lascia un commento

Legambiente pubblica il nuovo report Mal’aria.

Dai dati raccolti la qualità’ dell’aria risulta insufficiente in 85% città, con i limiti di polveri sottili e ozono troppo spesso superati.

Nell’edizione speciale del report, Legambiente esamina la qualità dell’aria di 97 città’ italiane sulla base degli ultimi cinque anni – dal 2014 al 2018 – confrontando le concentrazioni medie annue delle polveri sottili e del biossido di azoto con i rispettivi limiti medi annui suggeriti dall’Organizzazione mondiale della sanità.

La situazione non è bella: solo il 15% delle città analizzate merita la sufficienza contro l’85% giudicata al di sotto.

Delle 97 città di cui si hanno dati su tutto il quinquennio solo 15 raggiungono un voto superiore al 6 (Sassari ), Macerata , Enna, Campobasso, Catanzaro, Grosseto, Nuoro, Verbania e Viterbo , L’Aquila, Aosta, Belluno, Bolzano, Gorizia e Trapani)

La maggior parte delle città’ – l’85% del totale – sono sotto la sufficienza e scontano il mancato rispetto negli anni soprattutto del limite suggerito per il Pm2,5 e in molti casi anche per il Pm10.

Milano, Torino, Roma, Palermo e Como sono in fondo alla classifica.

Dove sono?

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