Un fondo per gli orfani dei femminicidi.

dicembre 14, 2018 § Lascia un commento

Il Governo gialloverde non si cura della violenza sulle donne.

Dimezza i fondi alle reti e non pensa agli  orfani di femminicidio.  Nella manovra originaria   non ci sono.
Con fatica e senso di responsabilità si era arrivati ad una legge di civiltà che tutelava questi figli.  Ora non ci sarà più quella rete a proteggerli un poco.
Non può passare sotto silenzio, è vergognoso.

Il numero dei femminicidi in Italia continua a crescere. Sono 3100 le donne uccise dal 2000 a oggi, più di 3 a settimana. Le zone più a rischio: il nord e Roma. I femminicidi rappresentano il 37,6% del totale degli omicidi commessi nel nostro Paese, erano il 34,8% l’anno prima. Nei primi dieci mesi del 2018 in Italia le vittime di femminicidio sono state 106, una ogni 72 ore. A livello regionale, il maggior numero di femminicidi si concentra in Lombardia (24 nel 2017, pari al 17% del totale, di cui 17 familiari) Nel 2016 la Lombardia ha registrato 25 vittime.
Nella maggioranza dei casi, le donne uccise avevano dei figli: il 67,2% nel 2015, il 51,4%
nel 2016 e il 54,2% nel 2017. E più del 40% dei figli ha assistito all’assassinio della
madre; più dell’80 % è minorenne e alla perdita della madre nel 50 % dei casi si associa
la perdita del padre. I minori subiscono un trauma fortissimo, accompagnato da disturbi psicologici permanenti;  l’affido parentale in questi casi non ha coperture economiche di sostegno, e le famiglie che si prendono cura di questi minori hanno spesso difficoltà legate non solo alle spese di mantenimento ma anche a quelle legali e di assistenza medica e psicologica.
Regione Lombardia ha approvato una legge che finanzia reti e comuni, ma  non prevede interventi specifici di erogazione di contributi a sostegno delle famiglie  affidatarie di  minori orfani, né per l’assistenza psicologica, né per il sostegno medico o agli studi.

Se il Governo si è dimenticato degli orfani, altre Istituzioni si facciano carico di ciò che il governo non vuole. Di sua iniziativa il Lazio ha già un fondo dedicato, che ha recentemente incrementato.

Per questo ho depositato come prima firmataria emendamenti  al Bilancio che chiedono a Regione Lombardia di  investire di più sul contrasto alla violenza, sia per interventi diretti all’emersione  del fenomeno, sia per accoglienza e messa in sicurezza che altrimenti graverebbe sui comuni, sia per progetti volti all’ inserimento nel mercato del lavoro, alla autonomia economica e abitativa.

Con un ordine del giorno ho richiesto l’istituzione di un fondo rivolto agli orfani (minori o fino al compimento degli studi universitari) eredi di vittime di femminicidio residenti in Lombardia , o ai loro tutori.

banksy

testo ODG

ORDINE DEL GIORNO
PDL 40

Bilancio di previsione 2019 – 2021 e relativo documento tecnico di accompagnamento

Oggetto: fondo a sostegno degli orfani e delle famiglie delle vittime di
femminicidio

Il Consiglio Regionale della Lombardia,
VISTO

il progetto di legge regionale n. 40 – “Bilancio di previsione 2019 – 2021 e relativo
documento tecnico di accompagnamento” e gli stanziamenti di risorse ivi previsti;

CONSIDERATO CHE

– il numero dei femminicidi in Italia continua a crescere: sono 3100 le donne
uccise dal 2000 ad oggi, più di 3 a settimana; nei primi dieci mesi di quest’anno nel
nostro Paese le vittime di femminicidio sono state 106, una ogni 72 ore. Si tratta del
37,6% del totale degli omicidi commessi in Italia (erano il 34,8% nel 2017) (dati Eures –
Ricerche economiche e sociali);
– il maggior numero di femminicidi si concentra in Lombardia: 25 le vittime
registrate nel 2016 e 24 nel 2017, pari al 17% del totale;
– nella maggioranza dei casi, le donne uccise avevano figli: il 67,2% nel 2015, il
51,4% nel 2016 e il 54,2% nel 2017. Più del 40% dei figli ha assistito all’assassinio
della madre, più dell’80 % è minorenne e alla perdita della madre nel 50 % dei casi si
associa la perdita del padre;
– in Italia sono circa 1.700 gli orfani delle vittime di reati di violenza di genere;

CONSIDERATO ALTRESÌ CHE

con la Legge 11 gennaio 2018, n. 4 “Modifiche al codice civile, al codice penale, al
codice di procedura penale e altre disposizioni in favore degli orfani per crimini
domestici” sono state introdotte alcune tutele per i figli minori o i figli maggiorenni
economicamente non autosufficienti rimasti orfani di un genitore a seguito di omicidio
commesso in danno dello stesso genitore dal coniuge o dal partner

EVIDENZIATO CHE

– i minori subiscono un trauma fortissimo, accompagnato da disturbi psicologici
permanenti;
– l’affido parentale in questi casi non ha coperture economiche di sostegno e le
famiglie che si prendono cura di questi minori hanno spesso difficoltà legate non solo
alle spese di mantenimento, ma anche a quelle legali e di assistenza medica e
psicologica;

RILEVATO CHE

dall’entrata in vigore (lo scorso 16 febbraio) della suddetta Legge 11 gennaio 2018, n.
4 sono numerosi gli appelli e gli allarmi dei familiari (non di rado individuabili nelle figure dei nonni) che hanno in carico gli orfani;

RICHIAMATE

– le “Linee guida per la promozione dei diritti e delle azioni di tutela dei minori con
la loro famiglia” con cui Regione Lombardia pone al centro i bisogni dei minori e il
perseguimento del loro benessere;
– la l.r. 11/2012 “Interventi di prevenzione, contrasto e sostegno a favore di donne
vittime di violenza” che nel condannare e contrastare ogni forma di violenza contro le
donne, promuovendo politiche di prevenzione, protezione, sostegno, tutela,
inserimento e delle donne vittime di violenza, tuttavia non prevede azioni di sostegno
per gli orfani di femminicidio, né l’erogazione di contributi alle famiglie affidatarie di detti minori per l’assistenza psicologica, il sostegno medico e legale, il mantenimento agli
studi;

VALUTATO CHE

oltre a condannare e contrastare ogni forma di violenza contro le donne, è opportuno,
da parte di Regione Lombardia, contribuire fattivamente al sostegno delle “vittime
collaterali” della violenza di genere, quali sono gli orfani e i familiari che li hanno in
affidamento;

IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE

nell’ ambito del Bilancio di previsione 2019 – 2021, a provvedere agli adeguati
stanziamenti al fine di istituire un fondo rivolto agli orfani (minori o fino al compimento
degli studi universitari) di vittime di femminicidio, residenti in Lombardia e ai loro tutori, finalizzato alla copertura delle spese legali, di assistenza psicologica, agli studi, alle cure mediche.

Milano, 13 dicembre 2018

Paola Bocci

e altri

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Regione Lombardia: Fondo per il sostegno al credito per le imprese cooperative

dicembre 14, 2018 § Lascia un commento

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Rapporto trimestrale ISTAT sul mercato del lavoro (III trimestre 2018)

dicembre 12, 2018 § Lascia un commento

COMUNICATO STAMPA  ISTAT

Il terzo trimestre 2018 si caratterizza per una diminuzione dell’occupazione rispetto al trimestre precedente, in un contesto di calo della disoccupazione e aumento dell’inattività. Queste dinamiche congiunturali del mercato del lavoro riflettono il calo dei livelli di attività economica rilevato nello stesso periodo, con una flessione del Pil (-0,1%), dopo quattordici trimestri di espansione. L’andamento economico in Italia è più debole di quello dei paesi dell’area Euro, per i quali si registra una crescita dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Con riferimento all’input di lavoro, nonostante la flessione congiunturale del Pil, nel nostro Paese si rileva una crescita delle ore lavorate sia su base congiunturale (+0,5%) sia in termini tendenziali (+1,2%).

Dal lato dell’offerta di lavoro, nel terzo trimestre del 2018, il numero di persone occupate diminuisce rispetto al trimestre precedente (-52 mila, -0,2%), a seguito del calo dei dipendenti permanenti e degli indipendenti non compensato dall’ulteriore aumento dei dipendenti a termine. Il tasso di occupazione rimane stabile al 58,7%. Nei dati mensili più recenti (ottobre 2018), al netto della stagionalità, il tasso di occupazione rimane invariato e il numero di occupati mostra una sostanziale stabilità rispetto a settembre 2018, sintesi del calo degli indipendenti e dei dipendenti a termine, dopo sette mesi di crescita, e di un aumento dei dipendenti permanenti.

L’andamento tendenziale mostra una crescita di 147 mila occupati (+0,6% in un anno), dovuta ai dipendenti a termine e agli indipendenti (+316 mila e +53 mila, rispettivamente) a fronte del calo dei dipendenti a tempo indeterminato (-222 mila). Nel terzo trimestre del 2018 l’incidenza dei lavoratori dipendenti a termine sul totale dei dipendenti raggiunge il 17,9% (+1,7 punti). Persiste da sedici trimestri l’incremento degli occupati a tempo pieno; diminuiscono i lavoratori a tempo parziale, ad eccezione della componente involontaria per la quale l’incidenza sale al 64,0% (+2,9 punti) dei lavoratori a tempo parziale e all’11,6% del totale degli occupati.

Il tasso di disoccupazione diminuisce sia rispetto al trimestre precedente sia in confronto a un anno prima; tale andamento si associa a un aumento congiunturale e tendenziale del tasso di inattività delle persone con 15-64 anni. Diversamente, nei dati mensili di ottobre 2018, in termini congiunturali, la crescita del tasso di disoccupazione è contestuale al calo di quello di inattività.

Nel confronto tendenziale, per il sesto trimestre consecutivo prosegue a ritmi più sostenuti la diminuzione dei disoccupati (-332 mila in un anno, -12,1%) che interessa entrambi i generi, le diverse aree territoriali e tutte le classi di età. Dopo dieci trimestri di calo ininterrotto, tornano a crescere gli inattivi di 15-64 anni (+79 mila, 0,6%) a seguito dell’aumento tra i giovani.

Nei dati di flusso diminuiscono le permanenze nell’occupazione, soprattutto per i giovani di 15-34 anni e gli stranieri. Dalla disoccupazione aumentano principalmente le transizioni verso l’inattività, che più spesso coinvolgono i giovani di 15-24 anni e le donne.

Dal lato delle imprese, prosegue la crescita congiunturale della domanda di lavoro, con un aumento delle posizioni lavorative dipendenti dello 0,5% sul trimestre precedente e del 2,1% su base annua, sintesi della crescita sia dell’industria sia dei servizi. L’aumento delle posizioni lavorative è associato ad un aumento delle ore lavorate per dipendente dello 0,2% su base congiunturale e ad una diminuzione dello 0,1% su base annua. Continua, inoltre, la flessione del ricorso alla cassa integrazione. Il tasso dei posti vacanti rimane invariato sia su base congiunturale sia su base annua. Il costo del lavoro cresce dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e del 2,2% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, sintesi di un aumento più sostenuto degli oneri sociali (+1,1% su base congiunturale e +4,7% su base annua) rispetto a quello delle retribuzioni (+0,2% su base congiunturale e +1,3% su base annua).

Gli allegati che specificano la situazione

ALLEGATI

Progressive society- Rapporto 2019/2024 per uno sviluppo davvero sostenibile

dicembre 9, 2018 § Lascia un commento

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“La commissione indipendente sull’uguaglianza sostenibile è stata incaricata di sviluppare una nuova visione progressista fondata sul concetto di sviluppo sostenibile. Questa missione, volta a combattere le crescenti disuguaglianze in Europa, si ispira agli obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030, adottati nel 2015 da tutti gli Stati membri europei e da altri paesi delle Nazioni Unite. Tale programma lungimirante non ha ancora trovato un riscontro preciso e completo nella politica europea e non è stato tradotto in specifici obiettivi strategici a livello dell’Unione. Questo è il primo rapporto strategica a cura della commissione indipendente. Essa lancia un appello ad agire per cambiare radicalmente l’Europa, attraverso più di 100 proposte politiche che potranno essere perseguite dai partiti progressisti e da altri attori nel corso della prossima legislatura (2019-2024), e integrate con un approccio alla governance europea profondamente diverso, basato su un nuovo patto di sviluppo sostenibile. La commissione indipendente insiste sull’urgenza di questa azione politica radicale alla luce delle diverse crisi che, oltre ad acuirsi, si stanno rafforzando vicendevolmente e in considerazione della necessità di rilanciare la democrazia sociale, che si trova in un momento estremamente critico della sua storia politica. Dette crisi – sul piano economico, sociale, ambientale e politico – sono la conseguenza del sistema economico dominante. In assenza di profondi cambiamenti, esse porteranno a un collasso democratico, sia perché le forze populiste ed estremiste autoritarie acquisiranno un forte potere in tutta Europa, sia perché queste crisi economiche, sociali o ambientali raggiungeranno una fase destabilizzante per la società. A titolo di esempio, il nuovo rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha messo chiaramente in evidenza la sfida ambientale. Una nuova crisi finanziaria, già prevista da alcuni esperti, potrebbe avere ripercussioni devastanti per le nostre economie facendo leva sui persistenti effetti negativi della crisi del 2008. Non sono stati compiuti progressi sufficienti per rendere la zona euro più resiliente agli shock. Un continuo deterioramento delle condizioni sociali, alimentato dall’aumento delle disuguaglianze e dell’insicurezza, non da ultimo nelle regioni meno sviluppate di tutta Europa, nelle zone rurali e nei centri urbani o nei loro dintorni, potrebbe comportare gravi rischi sistemici, convogliando un maggiore sostegno elettorale verso partiti populisti ed estremisti autoritari. Un quadro così fosco è in contrasto con i risultati che si potrebbero ottenere se si perseguissero con successo politiche profondamente progressiste. In tale ottica, la commissione indipendente ha cercato di fornire un contributo elaborando una strategia politica dettagliata e concreta e lanciando allo stesso tempo un messaggio di speranza e di fiducia per la realizzazione di un’Europa diversa; si tratta di un messaggio rivolto anche ai partiti progressisti, che devono assumere la guida politica e unire le forze con i sindacati e le organizzazioni progressiste della società civile, al fine di dar vita a una mobilitazione dal basso verso l’alto e rivendicare un percorso politico diverso. Esiste una scomoda verità sull’Europa. Quasi un terzo dei nostri bambini e dei nostri giovani è povero o rischia di diventarlo, milioni”

Verso uno sviluppo socio-ecologico

Ridare potere alle persone, ridefinire l’economia e conseguire la giustizia sociale per i cittadini e in tutti i territori sono obiettivi che non possono essere realizzati ignorando i crescenti legami tra le sfide sociali ed ecologiche. Questa dimensione dello sviluppo sostenibile, in cui le persone e il pianeta interagiscono fra loro, è stata trascurata rispetto allo sviluppo inclusivo (dove sono le persone e l’economia a interagire tra loro) e all’economia verde (in cui il pianeta interagisce con l’economia). Pertanto, andare verso uno sviluppo socio-ecologico costituisce il quarto ambito in cui la commissione indipendente raccomanda un’azione politica ambiziosa. Le sfide ambientali sono in parte problemi sociali che derivano dalle disuguaglianze di reddito e potere. Anche la disuguaglianza è quindi un problema ambientale così come il degrado ambientale costituisce un problema sociale. Le politiche devono affrontare congiuntamente tali problematiche attraverso principi e istituzioni che si ispirino alla giustizia. Il rapporto raccomanda due percorsi strategici fondamentali per sfuggire alla spirale discendente della disuguaglianza sociale e dei danni ambientali nonché per dar vita a un circolo virtuoso di progressi in campo sociale ed ecologico. Essa avanza diverse raccomandazioni concrete per realizzare il concetto importante di una “transizione equa”, che dovrebbe diventare più centrale nell’elaborazione delle politiche europee e nazionali. In secondo luogo, essa delinea una transizione di vasta portata dagli attuali Stati sociali, definiti nella precedente era pre-ecologica degli anni del dopoguerra, agli Stati socio-ecologici del 21° secolo, concepiti in modo tale da essere il potente motore pubblico delle società sostenibili di domani. La commissione indipendente intende sviluppare ulteriormente anche questo approccio.

 

 

https://www.progressivesociety.eu/sites/default/files/2018-12/S%26D_ProgressiveSociety-SustEqu_BROCHURE_IT_FINAL.pdf

COMUNICATO STAMPA: #RU486 sarà in Day Hospital in Lombardia.

dicembre 5, 2018 § Lascia un commento

#194
Un nuovo passo avanti per la piena applicazione della Legge194 in Lombardia.
Grazie alle nostre sollecitazioni la #RU486 in Lombardia sarà effettuata in #dayHospital,
Comunicato Stampa
Bocci (Pd): “Grazie al nostro intervento per la Ru486 ci sarà il day hospital”


Grazie al nostro intervento la Ru 486 potrà essere somministrata in regime di Day Hospital.

A sottolinearlo è la consigliera regionale Paola Bocci (PD), a seguito dell’annuncio dato oggi in Commissione sanità, nel corso della presentazione della delibera delle regole, dall’assessore Giulio Gallera.

“Il luglio scorso- spiega Bocci- dopo aver condotto un’indagine negli ospedali lombardi che aveva evidenziato che la Lombardia era fanalino di coda nell’utilizzo dell’interruzione di gravidanza farmacologica, avevamo presentato un’interrogazione in cui chiedevamo di rivedere il regime di ricovero, previsto in 3 giorni, per trasformarlo in day hospital come per l’Ivg chirurgica. Oggi Gallera, rispondendo alla nostra sollecitazione, ha annunciato che con la nuova delibera delle regole la RU486 potrà essere somministrata in day hospital. Il tavolo scientifico istituito, sull’analisi della letteratura medica raccolta, ha infatti evidenziato che l’interruzione farmacologica non comporta a breve complicanze tali da imporre un ricovero lungo, anzi ha meno conseguenze negative sulla salute e la fertilità della donna”.

ru486
Milano, 5 dicembre 2018

#GenderPayGap. Tavola rotonda sulla Parità Retributiva: occasione preziosa di confronto. I tratti comuni, le priorità e le mie proposte per azioni concrete.

dicembre 4, 2018 § Lascia un commento

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Ci siamo ritrovati  ieri a poco più di un mese dal nostro primo incontro del percorso di approfondimento sulla parità retributiva,  per sollecitare il confronto tra i soggetti coinvolti, su strumenti e proposte di tipo legislativo, contrattuale, culturale necessari per ridurre il divario retributivo.

Ricordo le tappe del percorso che abbiamo compiuto nell’affrontare questo fenomeno e  ringrazio chi mi accompagnato e ha collaborato con me al progetto (Giulia Mattace Raso e Valeria Cavrini, per la parte dei contenuti, lo staff eventi PD per la realizzazione dei video) e  tutti coloro che hanno accettato la sfida con grande disponibilità (istituzioni, associazioni datoriali e organizzazione sindacali ).

  • Nel convegno del 15 ottobre abbiamo coinvolto sei esperte che hanno inquadrato il fenomeno evidenziando cause e criticità dello squilibrio retributivo (Elsa Fornero, Linda Sabbadini, Alessandra Casarico, Alessia Mosca, Donata Gottardi, Camilla Gaiaschi) e chiesto a loro di suggerire alcune domande ai soggetti che sono parte attiva nel processo.
  • Abbiamo rielaborato le domande e le abbiamo poste ad associazioni datoriali, organizzazioni sindacali rappresentanti delle istituzioni, e raccolto quindi,  in video interviste o in forma scritta, i loro contributi. Poi rielaborati e sintetizzati in clip video tematiche.

Le interviste hanno consolidato la riflessione che le  donne che lavorano sono ancora troppo poche e  hanno sicuramente carriere più frammentate e discontinue, rinunciano al lavoro o a rientrare nel mondo del lavoro dopo una maternità, o ancora  rinunciano a una carriera e alla crescita professionale quando i figli sono cresciuti e i problemi di cura sono legati a familiari anziani.

Le aziende, le istituzioni, le lavoratrici devono essere più consapevoli del divario, stante il fatto che strumenti normativi sono già in atto.

Ma soprattutto è ancora presente un forte conservatorismo a livello culturale, che interpreta  la donna come soggetto a cui è delegato quasi in toto il carico di cura dei familiari e della casa;  dalle interviste è emerso  un filo rosso comune: la necessità di una ripartizione più equa delle responsabilità familiari tra uomini e donne.

Abbiamo articolato  i lavori  in 3 parti, e  sollecitato la discussione su 3 temi:

  1. I DATI: le modalità di raccolta,  la loro omogeneità, accessibilità e  trasparenza, cioè la loro effettiva visibilità; la possibilità di analizzare anche la parte variabile del salario.
  2. Gli STRUMENTI : gli strumenti di conciliazione, le esigenze di flessibilità oraria e il lavoro agile (smart working, banca delle ore…), le soluzioni per una maggiore  agevolazione e facilitazione alla mobilità, gli strumenti compensativi, la loro utilità, e il gradimento verso di essi.
  3. La FORMAZIONE, prima e durante la vita lavorativa (orientamento sulle ragazze verso  percorsi di studio per professioni qualificanti con maggiore possibilità di  parità salariale) e la necessità di un CAMBIAMENTO CULTURALE  

L’impegno di tutti nel rispondere alle sollecitazioni  indica che si possono produrre soluzioni più efficaci se si attiva un confronto reale tra le parti, non episodico che non si deve fermare qui.  Per arrivare a soluzioni condivise è fondamentale che  le istituzioni, Regione compresa, si facciano carico  del problema facilitando e rendendo costante questo  confronto.

In questo quadro di riferimento  vorrei avanzare alcune proposte concrete che ritengo possano contribuire a ridurre il divario.

DATI

  • C’è la necessità di semplificare le procedure di raccolta dati sia per le aziende sia per chi li deve rielaborare e di individuare nuovi criteri di  selezione, raccolta e calcolo per rendere più omogenei   e quindi comparabili. A questo obiettivo potrebbe dedicarsi la Consigliera di Parità Lombarda in rete con le suo omologhe nelle altre regioni e in collaborazione con i CPO .

La Giunta Lombarda in via sperimentale potrebbe invece

  • Rendere più accessibili i risultati della raccolta dati (alle imprese stesse, associazioni, sindacati) pubblicandoli e pubblicizzandoli, perché comunque ancora abbiamo bisogno di fare emergere il problema.
  • Istituire una sorta di bollino rosa  per le aziende che attivano politiche di equilibrio e quindi di parità salariale, compresa la trasparenza dei dati.  Nel contempo, promuovere campagne informative su best practises e sui risultati ottenuti da chi ha ridotto la forbice, (fornendo modelli e esempi del ‘si può fare’)

Le associazioni datoriali potrebbero assumere come  obiettivo prioritario  il superamento del Gap, facendo tesoro di esperienze già in atto tra i loro associati.

CONCILIAZIONE E FLESSIBILITA’

Regione Lombardia deve

  • impegnare il  Governo a reintrodurre  e ampliare il congedo parentale anche per gli uomini, obbigatorio e non limitato a pochi giorni, e non solo per la cura dei figli;
  • farsi parte attiva istituendo  forme di accompagnamento alle scelte dei Caregivers che ne certifichino qualità e competenze (albi regionali ad esempio),  non limitandosi al finanziamento parziale della loro utilizzazione. Ci vuole  più Welfare e meno Voucher e Bonus, che  tendono a tenere le donne lontane dal mercato del lavoro;
  • incrementare i posti negli asili nido e nelle RSA sul territorio, perché per le donne che lavorano può essere più utile una maggiore diffusione e presenza di asili nido  e servizi di assistenza, piuttosto che bonus asili nidi gratis. Ci sono donne che lavorano che si possono anche permettere un asilo pubblico a costi accessibili, ma lo devono trovare.

FORMAZIONE 

  • E’ sempre più importante superare stereotipi e stimolare, accompagnare e finanziare percorsi di orientamento scolastico e formativo, volti a rendere consapevoli anche le giovani delle opportunità  di percorsi di studio STEAM
  •  Uguale attenzione dovrebbe essere dedicata a percorsi di formazione agli uomini sulle competenze di cura  (cfr  il progetto  MAM del Comune di Milano)

 

In conclusione

Se tutti condividiamo l’urgenza di fare passi avanti, e di mettere in campo  azioni concrete per ridurre il Gap, ognuno deve fare la sua parte. E Regione Lombardia deve riuscire a dare  seguito a tutti gli spunti e proposte emerse promuovendo un luogo di confronto stabile, codificato e riconosciuto formalmente,  attraverso un’azione condivisa tra Assessorato al Lavoro e Istruzione e Assessorato PO e Famiglia.

Un luogo che dia voce  e possibilità di confronto  tra associazioni datoriali, organizzazioni sindacali, università,  con l’obiettivo di individuare  correttivi e avanzare proposte condivise.

Come gruppo del Partito Democratico  attiveremo da subito un confronto  con la Giunta  il Consiglio Regionale, la consigliera di Parità,  il CPO, su questi temi,  per averli come alleati in questo obbiettivo.

Perché la ricchezza di questo dibattito non vada perduta,  il nostro primo passo sarà realizzare un testo con tutti i variegati contributi di questo percorso, che renderemo disponibile per tutti gli interessati  a inizio del 2019.

Il progetto GreenItaly 2018

dicembre 4, 2018 § Lascia un commento

Qui il rapporto annuale di GreenItaly.

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GreenItaly-2018

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