Intervento in aula di Consiglio Regionale_ 26.3.2019

marzo 28, 2019 § Lascia un commento

Proposta di risoluzione n. 19 “Programma di lavoro della Commissione europea – anno 2019 – e politiche dell’Unione europea di maggiore interesse per il tessuto socio-economico lombardo”.

(Argomento n. 2 all’ordine del giorno)

 

BOCCI Paola

 

Grazie per la “Consigliera”, visto il tema che tratterò.

Credo, come ha già detto il Capogruppo Pizzul, che la Lombardia abbia in questo caso un’occasione di essere protagonista nelle indicazioni da dare sul Programma della Comunità Europea.

Ho visto la risoluzione, l’ho letta con attenzione e condivido la priorità  di insistere sulla promozione dell’occupazione e del lavoro. Noto con disappunto, come è stato detto in altri passaggi della risoluzione, che tra i gruppi sociali, tra le persone che vanno incoraggiate ad entrare nel mercato del lavoro ci sia una dimenticanza importante: le donne.

Credo che Parlamento e Commissione Europea in realtà in questi anni abbiano fatto molto e la Lombardia, che è la prima Regione in Italia per donne occupate, dovrebbe  sostenere con convinzione, con forza questa linea.

Descrivo in breve alcuni emendamenti che abbiamo presentato, tra cui quello a cui tengo maggiormente è quello che invita la Comunità Europea ad appoggiare e ad attuare interventi strutturali che promuovano l’occupazione femminile e la riduzione del divario salariale tra i generi, consolidando alcune direttive che sono già in essere in Commissione europea. A breve andrà in approvazione una direttiva sul Work Life Balance e sul contrasto al divario salariale. Credo fortemente che il divario retribuivo, e quello occupazionale, non siano solo ingombranti e negativi per la popolazione femminile, lombarda e italiana, ma per l’intero sistema occupazionale del Paese e, dirò di più, per la possibilità di aumentare il reddito interno del nostro Paese e quindi anche della Lombardia.

Altri due emendamenti sono relativi all’attenzione che si dà alle direttive e al comparto culturale. A breve anche in Commissione europea arriverà la definizione di quanto possa essere investito da parte dell’Europa nel Programma di “Europa creativa” e auspichiamo che ci sia un aumento dei finanziamenti in questa direzione. Lo pensiamo anche relativamente alla Lombardia, perché è la prima regione per imprese ad attività culturale e quindi chiediamo che ci sia un intervento più decisivo sullo strumento di garanzia dei prestiti, perché così si possono incoraggiare le piccole imprese nella loro attività culturale. Chiediamo che ci sia un intervento più circostanziato su quello che è il comparto dell’audiovisivo che anche in Lombardia è trainante ed è motivo di sviluppo per la nostra Regione.

Ha già fatto riferimento Usuelli alla criticità nell’utilizzo dei bandi europei, nella valorizzazione dei bandi operativi regionali che si confrontano con i finanziamenti europei. Facciamo in modo che nulla vada sprecato, ma che vengano utilizzate tutte le risorse.

Un ultimo riferimento lo voglio fare relativamente al mondo del volontariato. Credo che Lombardia, che ancora una volta si avvale di una grande presenza e competenza di tutto il mondo del volontariato e del terzo settore, debba chiedere all’Europa di promuovere percorsi che raggiungano anche i più svantaggiati, i ragazzi che hanno meno possibilità, per includerli in percorsi strutturati e favorire la loro partecipazione ad attività sociali che coinvolgono il volontariato e la circolazione dei volontari in tutta l’Europa, favorendo lo scambio e offrendo la possibilità ai giovani di poter aderire al servizio volontario europeo anche nelle amministrazioni pubbliche.

 

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La flat tax scoraggia il lavoro delle donne

marzo 25, 2019 § Lascia un commento

La flat tax, fortemente voluta dalla Lega e di imminente introduzione in Italia, è una tassa che prevede un’aliquota unica fissa del 15% sui  guadagni, per partite Iva  e  lavoratori autonomi che hanno dichiarato, nel 2018, compensi non superiori a 65mila euro. Costerà allo Stato in gettito fiscale perso,  circa 17 miliardi.

La nostra Costituzione prevede (art. 53) che il sistema tributario sia uniformato da criteri di progressività della tassazione, con la capacità contributiva del cittadino:

( “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.“).

Le attuali detrazioni fiscali Irpef verrebbero totalmente abolite ed assorbite dalla nuova deduzione fissa di 3.000 euro calcolata in base al numero di componenti del nucleo familiare ed al reddito complessivo dichiarato, cioè più figli hai, più risparmi in tasse. Saranno infatti previste delle detrazioni per i figli: 1.000 euro per ogni figlio a carico con più di 3 anni e 2.000 euro per ogni figlio a carico con meno di 3 anni.

E’ una misura fiscale che favorisce le famiglie  monoreddito, e scoraggia il lavoro, soprattutto quello delle donne.

Le famiglie  che traggono maggiore vantaggio da questo sistema di tassazione sono  infatti quelle con un solo reddito poco inferiore ai 50 mila euro. Il reddito di queste famiglie oggi ha una tassazione del 38% . A parità di reddito familiare, poi, il guadagno d’imposta è molto più forte per le famiglie monoreddito che per quelle in cui entrambi i partner lavorano.

“Guadagnano inoltre solo le monoreddito con reddito medio-alto: se c’è un solo reddito di 20mila euro non cambia nulla. In sintesi, per il 20 per cento più ricco e per il 20 per cento più povero delle famiglie cambierebbe poco o nulla, mentre il 60 per cento centrale guadagnerebbe tra i 1.000 e i 1.300 euro all’anno. Si perderebbero però tutte le attuali detrazioni. (…) Con il sistema previsto dal governo, nel 2020 succederebbe questo: se solo uno dei due coniugi lavora e guadagna 40 mila euro, la famiglia paga con la flat tax 5.100 euro (assumendo una deduzione di 3 mila euro per componente), ma se il partner disoccupato comincia a lavorare e guadagna 15 mila euro, il reddito familiare diventa 55 mila euro e tutti passano a tassazione individuale. Il primo coniuge paga 11.903 euro, il secondo 926, per un totale di 11.903. Il reddito familiare è aumentato di 15 mila euro e l’imposta totale di 6.803, per un’aliquota marginale del 45 per cento. Insomma, se il partner oggi disoccupato è indeciso se cominciare a lavorare o no, con l’Irpef di oggi sa che sui 15 mila euro guadagnati se ne pagherebbero solo 926 in Irpef, mentre con l’imposta mista familiare-individuale nel 2020 l’Irpef della famiglia aumenterebbe di 6.803 euro. L’incidenza media dell’Irpef, se il secondo membro comincia a lavorare, con l’Irpef di oggi scenderebbe da 26 a 22 per cento, con l’imposta mista del 2020 aumenterebbe dal 13 al 22 per cento.

Tabella 2

Possiamo leggere questi dati anche in un altro modo: cosa succede alla famiglia bireddito se il membro che oggi guadagna 15mila euro smette di lavorare? Con le regole attuali la famiglia perderebbe 13.384 euro, con l’Irpef 2020 ne perderebbe solo 8.197. Il secondo reddito da lavoro in famiglia diventerebbe meno importante.

Si ripropone lo stesso problema della fase 1. La flat tax per gli autonomi li incentiva a non dichiarare un fatturato superiore ai 65mila euro, altrimenti passano dal 15 per cento all’Irpef progressiva. La flat tax della fase 2 spinge le famiglie a non superare i 50mila euro di reddito, altrimenti passano dal 15 per cento all’Irpef progressiva. Un incentivo a restare piccoli o a non dichiarare aumenti di reddito, per le donne a restare a casa.”*

(*dall’ Articolo di Massimo Baldini e Leonzio Rizzo su LaVoce del 19.3.2019)

 

Qui l’approfondimento di Corsera con DATA ROOM  di Milena Gabanelli

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/flat-tax-quali-categorie-ci-guadagnano-davvero/0332ba98-4cbd-11e9-aa51-4cb365c9ed6c-va.shtml

 

 

Cosa c’è dietro il Congresso di Verona?

marzo 24, 2019 § Lascia un commento

Paolo Biondani e Francesca Sironi firmano su L’Espresso del 24 marzo (2019032441636069 (1) , un articolo inchiesta che scava intorno a chi finanzia i movimenti aderenti al Congresso per le Famiglie di Verona, evidenziando che il sostegno a questi movimenti religiosi arriva da  ingenti finanziamenti segreti provenienti  dalla  Russia e da cordate di tesorerie offshore.

Il World Congress di Families, che si terrà dal 29 al 31 marzo, dietro l’apparente e innocua intenzione di sostenere le famiglie in difficoltà, è in realtà un raduno delle forze di destra più integraliste e oscurantiste, che nasconde intenti più subdoli e pericolosi, che costituiscono un attacco ai diritti e alle libertà duramente conquistati.

Gli Stati Generali delle Donne di Verona (che hanno organizzato un incontro per contrastare) hanno già pubblicato  con l’iniziativa #smascheriamoli l’elencazione puntuale dei principi e  obiettivi del movimento AgendaEuropa , (traduzione italiana a cura di SNOQ Torino)  i cui partecipanti fanno parte del Comitato di Direzione del World Congress of Families.  Agenda Europa è una rete internazionale che raccoglie e rende espliciti gli obiettivi politici dei movimenti reazionari in Europa che negano i diritti umani in materia di sessualità e riproduzione (dal divieto a contraccezione e interruzione volontaria di gravidanza, la volontà di abolizione delle unioni civili e del divorzio).

smascheriamoli

Ho sottoscritto con convinzione questo Manifesto “VERSO GLI STATI GENERALI DELLE DONNE” realizzato da Cgil, Cisl, Uil di Verona, dal gruppo Donne democratiche e le Associazioni Telefono Rosa di Verona, Isolina e…, Il Melograno, Il Filo di Arianna e AIED e il movimento civico Traguardi.Schermata 2019-03-25 alle 00.40.47.png

Sabato 30 alle ore 10 presso il cinema KappaDue ci sarà un incontro in cui interverranno Laura Boldrini, Monica Cirinnà, Susanna Camusso, Franca Porto, Ivana Veronese, Livia Turco, Cristina Simonelli, Lucia Annibali, Martina Dell’Ombra e altre importanti ospiti,  entreremo nel merito del DDL Pillon, della piena applicazione della legge 194, delle conquiste dei diritti civili, di politiche per la famiglia e per il lavoro.

Questo incontro ha il senso di continuare a tenere salda la rete di chi difende diritti civili e libertà delle donne, soprattutto per difendere i  diritti faticosamente conquistati dalle generazioni precedenti.
Al Manifesto Verso gli Stati generali delle donne,è semplice aderire sottoscrivendolo a questo link.

Sarò a Verona sabato 30 marzo, con gli Stati Generali delle donne di Verona “Libere di scegliere, e tanti  e tante saranno con noi.

 

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Due rapporti su donne e lavoro: OIL con sguardo sul mondo e UIL sulla situazione italiana.

marzo 9, 2019 § Lascia un commento

Segnalo due rapporti recenti sulle tematiche donne e lavoro che meritano di essere letti.

Il Rapporto dell’ Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) sulle differenze di genere, “A QUANTUM LEAP FOR GENDER EQUALITY For a Better Future of Work For All” (qui il link al documento completo wcms_674831),  pubblicato per il   centenario di OIL, è il risultato di cinque anni di lavoro.

mind the gapIl rapporto, molto articolato  segnala che non c’è stato  un miglioramento significativo negli ultimi 20 anni. I fattori che ostacolano il raggiungimento di condizioni di  uguaglianza nell’impiego sono soprattutto i carichi di cura e assistenza non retribuiti.

 

Esce in occasione dell’8 marzo un interessante studio della UIL che fornisce una lettura aggiornata dei principali indicatori del mercato del lavoro e  un focus sulle retribuzioni e sulle dichiarazioni dei redditi. L’Italia  è  ancora molto lontana dagli obiettivi europei   in ambito occupazionale femminile, il gap è marcato e ancora di più nel Sud del Paese.

Nel documento completo, trovate tabelle riassuntive su redditi e salari.

STUDIO UIL DONNE E LAVORO 8 MARZO 2019

La formazione e la #GreenEducation, strumenti efficaci di contrasto al cambiamento climatico

febbraio 26, 2019 § Lascia un commento

Questo il mio intervento nel Consiglio Regionale straordinario chiesto dal Gruppo del Partito Democratico Lombardo.

Sostenere la Green Education 

Intervento in aula il 26.02.19 – Seduta di Consiglio Regionale sui cambiamenti climatici – Proposta di Risoluzione: Misure regionali di mitigazione e contrasto ai cambiamenti climaticiLogo-Going-Green_Cogwheel_750

Tra le varie attività che Regione  Lombardia è chiamata a sostenere e a sviluppare per dare seguito a questa risoluzione, oltre ad esserci il supporto  convinto all’economia sostenibile e alla riconversione ecologica,  ci devono essere anche progetti e programmi mirati in materia di informazione, formazione ed educazione alla sostenibilità ambientale, oggi declinata come Green Education. Interventi che sono strettaente connessi allo sviluppo dell’economia sostenibile che ha bisogno sia di nuove competenze sia di un cambiamento culturale. 

Nel 2017 è stato emanato dal MIUR e dal Ministero dell’Ambiente il “Piano per l’Educazione alla Sostenibilità” corredato da 20 azioni coerenti con gli obiettivi di Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile. Questo piano valorizza  il sistema di istruzione e formazione – dalla scuola al mondo della ricerca – come strumento di cambiamento verso un modello di sviluppo sostenibile

Scuola, Università e Ricerca hanno un ruolo fondamentale nel contrasto al cambiamento climatico, per informare, formare e promuovere azioni e forme di sviluppo sostenibile, sono lo strumento per formare le nuove generazioni a una maggiore responsabilità sul rispetto del territorio, concorrono a costruire la consapevolezza delle conseguenze negative dei cambiamenti climatici sull’ambiente in cui viviamo, e per generare nuove competenze.

Rendere maggiormente consapevoli le nuove generazioni, porta benefici nel presente e nel futuro, è azione strategica nella diffusione della sostenibilità. Il Piano che ho citato, individua tra le azioni fondamentali sia la riqualificazione e l’efficientamento energetico del patrimonio scolastico sia l’educazione ambientale, in coerenza con quel piano anche Regione Lombardia, come altre istituzioni, deve sentirsi chiamata in gioco per attivare percorsi capaci di connettere lo sviluppo “green” e l’innovazione, con l’educazione e la formazione dei giovani, al fine di costruire competenze e conoscenze coerenti con lo sviluppo sostenibile del pianeta, del paese e della nostra regione.

C’è la necessità di attivare processi economici improntati alla sostenibilità, e contemporaneamente di costruire e consolidare competenze trasversali che rispondano a queste necessità urgenti, attivando una più stretta collaborazione tra sistema educativo, territorio e sistema produttivo, cioè tra scuole, agenzie formative, imprese, terzo settore ed istituzioni.

Dobbiamo darci questi obiettivi:

  • Accrescere le conoscenze e competenze specialistiche, trasversali e di base, degli studenti per la formazione di nuove professionalità;
  • Innovare le competenze tradizionali in chiave eco-sostenibile introducendo contenuti e metodologie didattiche innovative, negli indirizzi scolastici e nella formazione professionale,
  • Sostenere la formazione di insegnanti, tutor scolastici e aziendali da coinvolgere nei processi descritti; .
  • Promuovere la cittadinanza attiva e consapevole, l’educazione al rispetto e alla valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale paesaggistico, il consumo sostenibile, nei bambini e nei ragazzi.

Obiettivi da raggiungere attivando percorsi che partono dai più piccoli per arrivare a coinvolgere gli studenti delle secondarie anche nei progetti di alternanza scuola-lavoro, stimolando le scuole ad un  rapporto costruttivo con il territorio  e sostenendo la formazione di insegnanti, tutor scolastici e aziendali da coinvolgere nei processi descritti, senza tralasciare di identificare percorsi di orientamento efficaci, nel passaggio tra scuola secondaria di 1° e 2° grado.

Interventi a sistema che possono essere attuati solo con una larga rete di alleanze, cioè  in collaborazione con il sistema dell’istruzione, sia con l’Ufficio Scolastico Regionale,sia con il sistema della formazione professionale  lombardo, con  le università,  le scuole di Alta formazione, i Poli di ricerca. Coinvolgendo  il Terzo settore, le associazioni di categoria,  e le istituzioni culturali, per costruire insieme alle  scuole di ogni ordine e grado, dall’obbligo alla secondaria, ai poli accademici, progetti che hanno come focus percorsi innovativi che comprendano i principi della green economy, dell’economia circolare, l’educazione alla mobilità sostenibile e alla sostenibilità, alla corretta alimentazione, alla lotta allo spreco per far crescere cittadini  attivi e responsabili.

Come  già avviene in altre regioni,  anche la Lombardia può attivare protocolli d’intesa per la Green Education, per favorire il processo di cambiamento culturale e orientare di più le competenze delle nuove generazioni verso i principi della Green Economy o Circular Economy.  E’ ormai tempo, perché non ce ne è concesso altro.

Chiudo con le parole di Greta Thunberg, una giovane che sta scuotendo i suoi coetanei e i governi del mondo:

greta th

 

“Le persone ci dicono sempre di sperare tanto che i giovani riescano a salvare il mondo. Ma non possiamo, semplicemente perché non c’è abbastanza tempo per permetterci di crescere e prendere in mano la situazione”,

 

 

 

La SCUOLA al centro – Le mozioni a confronto

febbraio 22, 2019 § Lascia un commento

Ringrazio il Dipartimento Scuola e Formazione del Partito Democratico, per avermi invitato ad intervenire ad un confronto a 3 tra rappresentanti delle diverse mozioni  per la segreteria Nazionale del Partito Democratico sui temi dell’Istruzione e della Formazione.

alternanza

Tre i temi proposti al confronto:

  • IL RAPPORTO TRA SCUOLA E IL LAVORO 
  • Il RAPPORTO TRA LA SCUOLA, IL CENTRO E LA PERIFERIA
  • LA FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI

Temi caldi anche a fronte delle decisioni prese in Materia dall’attuale Governo.

Ho sostenuto l’importanza di non fare passi indietro sull’alternanza scuola – lavoro (che nella legge di bilancio ha visto dimezzato il monte ore dedicato) . La Legge 107 aveva reso l’ASL obbligatoria per tutte le superiori, con 400 ore nel triennio per gli istituti tecnici e professionalie 200 ore per i licei. Ora la parte obbligatoria sarà di sole 180 ore nei professionali, 150 nei tecnici e 90 nei licei. Ritengo sia un errore e un passo indietro, allo stesso tempo penso che l’alternanza vada sostenuta e rinforzata laddove presenta elementi di criticità:  l’omogeneità nell’attuazione dei progetti e la valutazione degli esiti;  la maggiore coprogettazione, cooperazione e continuità nei rapporti tra aziende, scuole ed enti  di formazione. Nicola Zingaretti per la sua Regione ha voluto istituire un Albo Regionale degli enti ospitanti e un tavolo di monitoraggio (strumenti che utilissimi per renderla più efficace) e contemporaneamente predisponendo un fondo da utilizzare sia per la formazione degli insegnanti preposti al progetto sia per facilitare l’inserimento degli studenti con disabilità. Questa può essere una strada perché la funzione di valutazione dei risultati potrebbe essere in capo  ai referenti interni dell’ASL che però devono essere adeguatamente formati e valorizzati , poiché seguire questi progetti significherà anche acquisire competenze specifiche utili per la carriera del docente.

La riflessione sull’istruzione tecnico professionale non può che partire da due dati allarmantidal 1990 abbiamo perso 120.000 diplomati degli istituti tecnici;  comparto in cui gli iscritti sono calati del 10%, mentre crescono gli iscritti ai Licei. Contemporaneamente nel  primo anno di scuola superiore si registra tassi più alti di bocciatura rispetto ad altri anni. Il mio pensiero è che l’orientamento agli studi superiori si faccia  forse troppo tardi, e troppo in prossimità dell’iscrizione. C’è anche. e non secondario il tema dello scardinamento del pregiudizio sulla migliore qualità (e status conseguente) dei percorsi formativi liceali. E non ultimo lo scarso investimento sulle  attrezzature e le strumentazioni degli istituti tecnici, poco aggiornate per le esigenze delle imprese di oggi. Altra sfida da cogliere è come rilanciare gli ITS istituti tecnici superiori. Se  confrontiamo la situazione italiana con quella tedesca   dove  l’istruzione terziaria professionale ha 900.000 iscritti, e in Italia poco meno di 10.000 (2000 i diplomati nel 2018), ci rendiamo conto che questi studi sono poco valorizzati. Eppure creano le nuove professionalità legate all’industria 4.0 e rispondono alle domande di tecnici specializzati, con  una occupabilità molto alta 80/90%.

Altro punto toccato dal dibattito è l’autonomia scolastica, con l’ipotesi che  Ministero e regioni potrebbero occuparsi  di norme generali e livelli essenziali delle prestazioni lasciando la gestione delle risorse e le scelte progettuali sui curricula alle autonomie delle scuole. Ma ad una delega di  competenze maggiori  deve corrispondere una maggiore disponibilità di risorse, sia personale e economica, anche per poter programmare percorsi di medio-lungo termine. E’ chiaro che la scuola tre vantaggio se il dirigente può gestire direttamente risorse e personale, sempre che non si trasformi in un burocrate, anziché rafforzare il suo ruolo di leader pedagogico, responsabile degli insegnanti della propria scuola e delle misure per migliorarne la qualità.

Il nodo della validità delle prove Invalsi è più sfaccettato e mi ha sorpreso che da entrambe le rappresentanti delle altre mozioni ci sia stata una difesa a tutto tondo.

Perché sono convinta che le prove possono aiutare a comprendere e a localizzare criticità e sofferenze del sistema scolastico e dell’acquisizione di competenze, e di conseguenza consentono di intervenire per potenziare quelle aree o anni dove le differenze sono più evidenti, investendo di più e meglio (più risorse, più innovazione, più insegnanti qualificati) .

E’ giusto che siano obbligatorie, ma non condivido la loro utilità come requisito di ammissione agli esami, perché restano prove di carattere generale, non efficaci alla  valutazione del percorso individuale.

Ultima delle questioni trattate  la necessità di ripristinare  quel percorso formativo e progressivo in tre anni (il FIT, non ancora partito a dire il vero) per l’abilitazione piena all’insegnamento. Percorso che per la prima volta non costituiva un costo per l’insegnante, ma era retribuito.

Il Governo lo ha cancellato, ripristinando una sorta di concorsone, con la conseguenza che si potrà arrivare prima alla cattedra, ma sicuramente con una preparazione più superficiale. Dobbiamo però considerare che molti insegnanti andranno in pensione (processo accelerato dal provvedimento Quota100), e quindi ci sarà prestissimo necessità di nuovi docenti ben formati. Altro punto fondamentale  nell’ambito della formazione dei docenti, dare più opportunità di formazione su nuove modalità  e tecniche didattiche, più partecipative, innovative, con spiccate caratteristiche laboratoriali ( ancora troppo poco sono valorizzate);  formazione che deve essere offerta a tutti,  anche ai docenti già in carriera, non solo ai più giovani.

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L’impatto di Quota100 sulle donne

febbraio 21, 2019 § Lascia un commento

#GenderGap

Il  provvedimento di Governo Quota100  è penalizzante per le donne, che hanno percorsi di lavoro più discontinui e retribuzioni inferiori agli uomini.

Avvantaggerà soprattutto gli uomini, soprattutto residenti al Nord in gran parte dipendenti del settore  pubblico,  che potranno andare in pensione prima,

“Se consideriamo lo stock dei titolari di pensione, su 9,3 milioni di assegni della gestione previdenziale Inps, 5,2 milioni sono destinate a uomini e 4,1 a donne, con una leggera prevalenza maschile. Le donne però riescono a guadagnare il diritto alla pensione solo raggiungendo il limite di età previsto per la pensione di vecchiaia (che nel 2019 sarà di 67 anni), molto difficilmente prima, proprio a causa di carriere contributive discontinue. Se restringiamo l’obiettivo solo sulle pensioni di “anzianità/anticipate” il “tasso di mascolinità” arriva al 77,5%: su un totale di 3,36 milioni, gli assegni riservati alle donne sono infatti meno di un milione” (cfr Sole 24 ORE)

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Penalizzerà quindi “(..)le donne, tradite da requisiti contributivi elevati e dall’aver dovuto subire sin qui, con l’opzione donna, riduzioni molto consistenti dei trattamenti pensionistici, quando ora per lo più gli uomini potranno andare in pensione prima senza alcuna penalizzazione”.

Attente a questo campanello d’allarme, segnalato da Boeri  ,  avevamo chiesto che ci fossero correttivi.
Richieste inascoltate, tanto che arriva la notizia che la Lega ha ritirato sia l’emendamento che prevedeva di un accredito figurativo di 3 anni per ogni figlio – a partire dal terzo (solo dal terzo sigh) – per le donne con almeno 50 anni d’età e 20 di contributi, sia l’emendamento, che prevedere quattro mesi di sconto sull’età pensionabile delle donne per ogni figlio (per un massimo di 12 mesi).
Non erano certo una rivoluzione copernicana, ma un piccolo segno di attenzione alle donne.
Sarebbe sbagliato chiedere a chi ci governa il coraggio di fare di più.
Basterebbe essere in grado di Legiferare secondo criteri di equità e Pari Opportunità
Ma non sembrano essere questi i principi che guidano le menti di chi ci governa.
Principi che non dobbiamo stancarci di richiamare.

 

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