#PiazzaGrandeDelleDonne – Bologna 10 febbraio #Libere Tutte

febbraio 10, 2019 § Lascia un commento

Un incontro ricco di idee, esperienze e competenze con le donne al centro di una proposta politica capace di futuro.

6d5994e5-8a85-4773-9a7d-7a22e79557a1.jpg

Democrazia Paritaria, Ambiente, Sviluppo, Linguaggio, Istruzione, Integrazione, tanti i temi trattati nella giornata di oggi.

Idee e proposte per restituire centralità alle pari opportunità nei programmi del PD e  nella proposta politica per il Paese.

donnezinga

Qui su Radio Radicale, tutti gli interventi della giornata

51486694_10158628544240329_1541732507228045312_n51571771_10218411442587562_4178666264593432576_n

Sempre QUI l’intervento finale di Nicola Zingaretti che è stato con noi tutta la mattinata.

51630120_2157943200933190_9014041769003712512_n

Annunci

“Ricompensare il lavoro, non la ricchezza” – Rapporto Oxfam Italia

febbraio 8, 2019 § Lascia un commento

“Ricompensare il lavoro non la ricchezza” è il titolo del Rapporto Oxfam 2019 dedicato a Public good or private wealth? portato al Forum economico mondiale di Davos del gennaio 2019.

Il 50% più povero degli italiani possiede solo l'8,5% della ricchezza nazionale netta

 

Il dato qui rappresentato graficamente, segna che anche in Italia crescono disuguaglianze e aumenta chi è vicino alla soglia di povertà: più della metà  della ricchezza nazionale è nelle mani del 20 % della parte più ricca. In Italia il 5% più ricco detiene ricchezza pari a quella posseduta dal 90% più povero della popolazione.

“Le disuguaglianze sono una scelta politica e con questi numeri le democrazie non reggeranno. Il dato sulla crescita delle disuguaglianze economiche e sociali fotografato dall’ultimo Rapporto Oxfam: nel mondo 26 ultramiliardari possiedono più risorse della metà più povera del pianeta. In Italia il 5% più ricco detiene la stessa quota di ricchezza posseduta dal 90% più povero della popolazione” scrivi Marco Dotti su Vita.it

Di contro circa 3,8 miliardi di persone, che corrispondono alla metà più povera degli abitanti del mondo, possono contare solo sullo 0,4% della ricchezza globale.

In altre parole: 26 individui possiedono il 50%. Ma non accade. E le disuguaglianze si accentuano con la ricchezza di alcuni che continua a crescere sull’altrettanto crescente povertà di altri.

Peggiorano i salari e le retribuzioni, e anche il potere di contrattazione di chi lavora.  Aumenta il divario retributivo tra chi è in posizioni apicali e chi occupa i livelli  più bassi.

I periodi di crisi  accentuano la forbice delle disuguaglianze: la ricchezza si concentra ancor di più e la povertà si allarga a fasce più ampie di popolazione coinvolgendo tutti gli ambiti dei diritti essenziali: salute, alimentazione, abitare, istruzione.

Il Rapporto Oxfam indaga anche la  rabbia e il risentimento generati  dalle disuguaglianze. Le parti del mondo più povere hanno paradossalmente più sostegno in armi che in sanità e istruzione, foraggiando un mercato, quello delle armi, che non porta sicuramente ad un miglioramento della propria condizione, ma alla lenta autodistruzione, per guerra oltre che per fame e malattia di quelle popolazioni.

“Se l’1% dei più ricchi del pianeta pagasse lo 1% in più di imposte sul patrimonio, ci sarebbero risorse per l’educazione e la salute di intere popolazioni. Immaginiamo di espandere questo uno 1% alla metà della popolazione mondiale che detiene il 99,6 della ricchezza: un sacrificio irrisorio per la metà della popolazione, darebbe dignità all’altra metà.” (Carlo Giovanardi su Vita.it)

La politica fiscale invece alimenta questo squilibrio, con i più bassi livelli di tassazione a chi detiene la maggior fetta di ricchezza, che continua ad aumentare progressivamente. La leva fiscale è invece l’ambito in cui intervenire per ricavare risorse da destinare al finanziamento pubblico dei servizi essenziali, per quella parte del mondo che vede amplificarsi la sua condizione di  fragilità  e di povertà.

https://www.oxfamitalia.org/davos-2018-disuguaglianza/

Quale futuro per l’Alternanza Scuola Lavoro

febbraio 7, 2019 § Lascia un commento

La manovra di bilancio del nuovo Governo taglia i fondi al progetto di alternanza scuola-lavoro.

Inserita nei curricula scolastici dalla 107/2015 (Legge sulla Buona Scuola), l’alternanza è una componente strutturale della didattica, resa obbligatoria dalle classi terze di tutti i percorsi del secondo ciclo (per un minimo di 400 ore negli Istituti tecnici e professionali e di 200 ore nei Licei) con annesso regolamento .

Il taglio a bilancio riduce  drasticamente le ore (ne toglie la metà: dalle 200 ore del Liceo si passa a 90 ore e dalle attuali 400 ore di Tecnici e Professionali a 150 per i tecnici e 180 per i professionali) ad un progetto che in questi anni ha cominciato a creare ponti e legami tra la  scuola e il mondo del lavoro.

L’alternanza scuola-lavoro ha invece bisogno di essere ripensata come  sistema come  modello strutturale, che superi la condizione sperimentale in cui spesso si trova.

alternanza-scuola-lavoro.jpg

Per ripensarla è necessario attivare un  maggiore coinvolgimento degli studenti nelle proposte di percorsi di alternanza, attivare processi di coprogettazione  con chi ospita i progetti formativi di ASL, formare meglio i docenti che si troveranno a seguirla, così che siano in grado di valutare offerte e risultati conseguiti.

I percorsi di Alternanza devono essere formativi per gli studenti e costituire possibilità crescita per il territorio in un fertile  scambio reciproco di competenze tra scuola e mondo lavorativo

Ci vogliono risorse adeguate per sostenere  un progetto  con questi presupposti e obiettivi e per ampliarne la portata, andando oltre la sperimentazione.

E un investimento sulla valutazione, analisi e controllo, delle esperienze e dei progetti.

Un investimento più deciso nella valorizzazione e formazione dei tutor scolastici, potrebbe poi avere ritorni anche in ambito valutativo, perché potrebbero essere loro a svolgere il compito valutativo.

L’attenta valutazione dei risultati, del conseguimento degli obiettivi,  deve essere requisito fondamentale per il loro finanziamento. Una valutazione che va fatta su base territoriale, incrociando le vocazioni produttive dei territori (quindi i suoi bisogni) e i progetti messi in atto.

La Regione Lazio per esempio ha creato un  Albo regionale degli enti, imprese e realtà che offrono possibilità  di percorsi di ASL, e contemporaneamente  ha sollecitato la creazione di una Carta regionale dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza, ha promosso protocolli e convenzioni con tutti i soggetti coinvolti e dato vita ad un Tavolo di monitoraggio.

Ha anche stanziato fondi destinati a finanziare la formazione dei docenti, la realizzazione di percorsi di ASL inclusivi che coinvolgessero studenti con disabilità e promosso progetti per la diffusione e lo scambio di buone pratiche.

Ha dato l’esempio, diventando essa stessa sede di progetti di ASL con gli studenti e ha emanato le sue  Linee Guida regionali sull’Alternanza Scuola Lavoro.

C.S. : Salute sessuale, la Regione si impegni anche sulla prevenzione oltre a garantire rete di CheckPoint

febbraio 5, 2019 § Lascia un commento

BOCCI (PD): BENE I CHECKPOINT PER LA SALUTE SESSUALE MA LA REGIONE FACCIA FINALMENTE ANCHE LA DISTRIBUZIONE DI PRESERVATIVI AGLI UNDER 24”

Bene l’invito del Consiglio regionale alla giunta per la realizzazione di checkpoint per la tutela della salute di coloro che sono a maggior rischio di infezione di Hiv, ma non dimentichiamo la prevenzione, soprattutto rivolta ai più giovani. Credo sia opportuno valutare di realizzare questi checkpoint anche all’interno dei consultori, che sono luoghi deputati alla prevenzione. Vorrei però anche richiamare la Regione Lombardia, sempre in tema di prevenzione, all’impegno preso con un ordine del giorno votato all’unanimità dal Consiglio regionale che chiedeva di effettuare la distribuzione gratuita dei preservativi agli under24 all’interno dei consultori. Un impegno che è ancora disatteso.”

Lo dichiara la consigliera regionale del Pd Paola Bocci commentando l’approvazione, questa sera in Consiglio regionale, di una mozione di +Europa sull’istituzione di checkpoint per tutela della salute sessuale.

Convenzione nazionale PD – Nicola Zingaretti

febbraio 3, 2019 § Lascia un commento

L’intervento appassionato di Nicola Zingaretti alla Convenzione PD.
“Da oggi per noi la parte più difficile e più bella: ributtarci con tutta la passione possibile nella società. Portando con noi i nostri valori e le nostre idee.(…)Mi candido per ritrovare l’entusiasmo per il quale siamo nati.”
#Primalepersone

z-discorso-e1549201125603.jpg

Qui il video dell’intervento completo

Qui il testo completo dell’intervento

 

 

Musei, aree archeologiche e Monumenti in Italia – Report ISTAT 2017

gennaio 30, 2019 § Lascia un commento

Estratto dal Rapporto ISTAT  2017

Il 2017 è l’anno del Record storico in Italia: 119 milioni di ingressi nel 2017 (+7,7% rispetto al 2015) così suddivisi:  57,8 milioni i musei, 15,5 milioni le aree archeologiche,  45,8 milioni i monumenti.

È un patrimonio diffuso su tutto il territorio nazionale: 1,6 musei o istituti similari ogni 100 km2 e circa uno ogni 12 mila abitanti. In un comune su 3 italiani c’è almeno una struttura a carattere museale.  Le regioni con più strutture museali (29% del totale) sono Toscana (528), Emilia-Romagna (482) e Lombardia (409).

Due istituti museali su tre (63,1%) sono di proprietà pubblica e, fra questi, ben 2.067 (il 42,3% del totale) appartengono ai Comuni. I musei e gli altri istituti statali appartenenti al Ministero competente sono solo 478 (9,8% del totale) ma attraggono quasi 53 milioni di visitatori (il 44,3% del totale).

Meno della metà degli istituti italiani (47,9%) prevede l’ingresso a pagamento; il 42,3% non ha alcuna entrata derivante dalla vendita dei biglietti. Di questi, solo uno su dieci è un istituto statale.

Oltre a gestire le esposizioni permanenti di beni e/o collezioni, il 43,7% delle strutture allestisce mostre temporanee che, nel 2017, hanno attratto 18 milioni di visitatori.

Quasi due musei su tre (il 64,7%, presenti soprattuto nelle regioni del Nord) hanno organizzato attività educative e didattiche. Oltre uno su tre (36%) ha realizzato attività di ricerca nel corso dell’anno.

Il settore museale italiano ha impiegato complessivamente 38.300 operatori, in media uno ogni 3.106 visitatori (nel 2015 erano 45 mila, uno ogni 2.400 visitatori).

 

I piccoli musei: più diffusi ma con  maggiori difficoltà.

 

“A differenza di altri Paesi, l’offerta museale italiana è costituita da un consistente numero di strutture di dimensioni piccole e piccolissime, diffuse in modo capillare su tutto il territorio che rappresentano il patrimonio delle comunità locali.
La piccola dimensione si riflette anche sulla capacità organizzativa. Le organizzazioni con meno di 1.000 visitatori sono il 41,3% del totale e dispongono di modeste risorse finanziarie e organizzative. Nel 31% dei casi gli addetti sono al massimo quattro, solo il 20,1% dispone di un sito web completamente dedicato alla struttura, il 2,9% offre la possibilità di acquistare online i biglietti, il 20,4% è dotato di un sistema conteggio dei visitatori; il 27,4% accede a finanziamenti pubblici e meno del 14,3% è in grado di ottenere finanziamenti e contributi privati o di generare proventi attraverso servizi aggiuntivi (11,5%).
La quasi totalità (90,5%) sono musei, il 5,8% monumenti e solo il 3,7% aree o parchi archeologici. Si tratta generalmente di strutture comunali (nel 50,1% dei casi) o di enti ecclesiastici e religiosi (12,7%). Per lo più sono musei etnologici e antropologici che conservano ed espongono testimonianze e memorie legate al territorio e alla storia locale (19,5%) e musei tematici specialistici che raccolgono materiali riguardanti un tema e/o un soggetto specifico (12,7%). Solo il 29% (43,7% a livello Italia) decide di utilizzare i propri spazi per allestire delle mostre a carattere temporaneo.
Le maxi-strutture espositive (capaci di richiamare più di 500 mila visitatori) rappresentano invece meno dell’1% del totale, sono presenti in un numero limitato di regioni, insistono generalmente in aree metropolitane e da sole attraggono il 44,1% del pubblico.”

 

 

Reddito di Cittadinanza e quota 100 – i link

gennaio 29, 2019 § Lascia un commento

 

Qui i link per il Decreto con il Reddito di Cittadinanza e la quota 100

http://www.regioni.it/newsletter/n-3538/del-29-01-2019/reddito-di-cittadinanza-e-quota-100-in-gazzetta-il-decretone-19270/

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: