Maratona Sanità: il mio intervento in aula del 15 novembre – Parte 1 : l’inaccettabile equivalenza tra pubblico e privato

novembre 15, 2021 § Lascia un commento

In regione Lombardia il 50% circa delle prestazioni ambulatoriali e diagnostiche è erogato dalle strutture sanitarie private accreditate, in alcune province anche di più si arriva al 60%.

Di contro solo il 35% dei ricoveri invece è a carico del privato accreditato, quindi parte inferiore; la maggioranza dei ricoveri (cronicità e altre situazioni complesse e più a lungo degenza) è a carico del pubblico; e tra le altre cose dobbiamo evidenziare che dagli anni 90 ad oggi i posti letto nel pubblico si sono dimezzati.


Cosa è successo con la legge 23, quella che Governo e AGENAS hanno chiesto fosse profondamente rivista? Che anche la presa in carico ddl cronico diventa accessibile al privato.


Da Formigoni in avanti, senza soluzione di continuità, fino a questa proposta di Legge di Giunta che stiamo discutendo in aula, chi ha guidato la regione Lombardia, leggi Lega e forze di centro dx, ha continuato ad insistere sulla strada della parità tra pubblico e privato, della loro equivalenza come scritto in questa proposta di legge.
Per anni sono state tolte risorse al pubblico, alla sanità territoriale, immettendo tanto privato nella sanità lombarda. E promuovendone l’equivalenza.


Ma sono strutture assai diverse per natura, modalità di erogazione, controllo e finalità
Il pubblico ha un fine sociale: deve dare risposte ai bisogni di tutta la popolazione, deve tutelare la salute di tutti e poiché è finanziato dai contribuenti, è soggetto a logiche di trasparenza amministrativa a regole e procedure che il settore privato non contempla.


Il privato ha invece una natura di impresa cioè ha finalità economiche prima che sociali. Ha l’obiettivo di produrre profitto, certo attraverso la produzione di servizi di utilità sociale, che però sono un mezzo non un fine al servizio di quell’obiettivo principale.
È quindi un comparto più interessato al raggiungimento di un risultato economico che non alla dimensione sociale, e universale soprattutto, del servizio sanitario. Tutto legittimo: ci sono anche esempi virtuosi soprattutto quando il privato è coordinato con il terzo settore e non non esegue il profitto a tutti costi.

Ma i comparti restano profondamente differenti e la ex legge 23 ha irrigidito questo squilibrio tra pubblico e privato, perseverando in quell’errore: attribuendo anche la presa in carico dei pazienti cronici ai soggetti privati.


C’è poi un’altra questione da rilevare, pensando a quello che abbiamo passato in questi due anni, questione che immagino Assessorato e settore conoscano.
La ripresa della normale attività diagnostica e terapeutica sul territorio lombardo è andata, durante e dopo il covid, a diverse velocità per il privato per il pubblico.


Mentre ospedali e strutture pubbliche erano ancora impegnate, in gran parte da soli, a sostenere il peso della terapia e dell’assistenza al Covid, e quindi non potevano riprendere l’attività ordinaria, molte delle strutture private che quel carico sul covid non lo avevano avuto, hanno ripreso prima sia l’attività diagnostica sia l’attività ordinaria.


Quindi le liste d’attesa nel pubblico sono aumentate mentre la possibilità di fare esami subito a pagamento è rimasta la stessa.


Allora io mi domando ma quella famosa libertà di scelta è davvero così libera?
La mia risposta è no: non c’è alcuna libertà di scelta per il cittadino, perché è una libertà obbligata, che è un ossimoro, perché è una necessità: chi ha bisogno di terapie e di diagnosi immediatamente e trova delle liste d’attesa infinite, ha un’unica possibilità e non ha scelta, poiché nel pubblico non c’è posto, e deve rivolgersi al privato. E pagare.


Certo se può permetterselo, altrimenti aspetta di trovare posto nel pubblico, con spesso conseguenze molto gravi per la sua salute.


La riforma di cui discutiamo, la riforma della giunta della Moratti rafforza questa equivalenza tra privato e pubblico senza inserire alcun elemento di governo di programmazione, senza cioè limitare la scelta del privato che è ancora libero di scegliersi quali prestazioni erogare.
In genere quelle meglio pagate dal sistema sanitario regionale lasciando al pubblico quelle più richieste dei cittadini.

Per forza di cose a questo punto il pubblico non riesce a soddisfare completamente questo bisogno in tempi rapidi.


Con questa riforma niente cambia, e noi non possiamo accettarlo.
Anzi viene rafforzata questa impostazione; abbiamo presentato numerosi emendamenti in aula che cercano di proporre un superamento dell’attuale sistema di remunerazione della sanità privata accreditata


Perché io penso che prima ci siano i bisogni veri dei cittadini, di tutti cittadini, e poi viene la convenienza degli ospedali privati.


Certo è che non dobbiamo avere l’illusione che questa riforma di giunta cambierà la sanità lombarda.

Perché la sanità lombarda cambierà davvero solo quando cambierà la guida della Lombardia.

E noi ci stiamo attrezzando per farlo.

Non è una promessa non è una minaccia.

È un impegno non tanto verso chi ci governa in questo momento ma verso e tutti i cittadini lombardi che hanno bisogno di un cambiamento

Maratona Sanità: il mio intervento in aula del 15 novembre – Intro e quadro generale

novembre 15, 2021 § Lascia un commento

Come i miei colleghi del Partito Democratico, e delle opposizioni, intervenuti prima di me, che ringrazio, coglierò l’opportunità di poter fare in questa sede interventi articolati discutendo questa Legge di Giunta, per raccontare ed entrare nel merito della Legge e soprattutto avanzare proposte alternative e differenti.

qui il video integrale del mio intervento: https://youtu.be/HmR1rHZWDcc

Per forza di cose non nasconderò, dirò di più non voglio nascondere quanto è successo in questi 2 anni di lutti, 35.000, tantissimi – che hanno decimato nella nostra regione un’intera generazione .Anni di fatica e sofferenze che hanno colpito anche le nuove generazioni che porteranno segni che difficilmente , come ad esempio la crescita dei disturbi di natura natura psicologica, magari non gravissimi, ma che comunque creano disagio e sofferenza.

Non la nasconderò perché è storia della nostra regione, storia fatta da un insieme di storie individuali che compongono la Storia con la S maiuscola, STORIA che deve diventare memoria nel senso più compiuto del termine, cioè trasformarsi in impegno concreto e credibile perché tutto ciò che è accaduto, con il suo bagaglio di errori e trascuratezze, non si ripeta più.

La pandemia è stata descritta attraverso la metafora di un fiume in piena che ha travolto tutto, argini compresi.

Ma chiediamoci se quegli argini esistevano, se erano sufficientemente solidi per contenere e affrontare la piena.

Definizione di argini dalla Treccani: : barriera che serve a contenere le piene di un corso d’acqua, rialzo di naturale o artificiale per contenere il corso delle acque e impedire che straripino.

E cosa sono in questo caso gli argini? Ma soprattutto come erano stati costruiti pensati dalle Giunte che si sono succedute in Regione Lombardia per vent’anni?

Nel nome della Rosa Umberto Eco lascia queste parole a Guglielmo da Baskerville – che si rivolge al suo giovane assistente- questa metafora, in cui si riferisce alle eresie: “Pensa un fiume, denso e maestoso, che corre per miglia e miglia entro argini robusti, e tu sai dove sia il fiume, dove l’argine, dove la terra ferma. A un certo punto il fiume, (per stanchezza, perché ha corso per troppo tempo e troppo spazio, perché si avvicina il mare, che annulla in sé tutti i fiumi) non sa più cosa sia. Diventa il proprio delta e non sai cosa sia fiume ancora, e cosa già mare…“

Gli argini del fiume della Sanità lombarda non hanno retto l’urto della pandemia.

E se non c’è stato un tracollo totale lo dobbiamo agli uomini e alle donne, operatori sanitari, medici e non, che con generosità, dedizione  e tanto sacrificio sono stati  indispensabili, per fronteggiare la pandemia e limitare i danni.

Ma resta la debolezza di quegli argini, che sono costituiti  dalla medicina territoriale, su cui invece qui si è disinvestito per decenni, e  che non si potevano costruire in fretta e furia solo per controllare l’imprevisto, ma dovevano essere preesistenti  e ben manutenuti, perché parte imprescindibile di un paesaggio che non serve solo a contenere  la tragedia, ma a prevenire.

Negli ultimi 20/30 anni ci sono state proposte di leggi e riforme che se applicate anche da noi  potevano fare la differenza (Turco nel 2007, sulle Case ella Salute, sperimentate solo in 10 regioni, in Lombardia no, la legge Balduzzi che introduceva le Unità complesse di cure primarie).

E cosa hanno fatto in questi anni le ultime Giunte Lombarde per costruire argini solidi, per prevenire, per rimediare alla fragilità del sistema delle cure territoriali, che avrebbe richiesto di ripensare alla presa in carico a livello domiciliare anche per patologie infettive acute, come quelle da covid, lasciando agli ospedali solo i casi più gravi ?

Cosa ha fatto RL per rimediare alla carenza di strutture che facessero da filtro tra i Medici di famiglia e i pronto soccorso degli H? Quali e quanti presidi territoriali (POT e PREST, Case della salute) e servizi di medicina territoriale  ha attivato? E quanto ha reso funzionali ed efficienti i Dipartimenti di Prevenzione? Quanto ha incentivato i Mdb  a lavorare in modo associativo?

Questo era ciò che serviva a rendere meno fragile il sistema, ma è stato ignorato per anni.

Poco o nulla è stato fatto, perché il sistema lombardo risponde da più di vent’anni a un modello autonomo,  che non ha preso spunti da quanto di buono succedeva in altre Regioni (case della salute, infermieri e ostetriche di prossimità), conservando un sistema fortemente centrato sull’assistenza ospedaliera, che non garantisce la continuità assistenziale tra i diversi livelli di cura, di cui l’ultimo prodotto era la Riforma della presa in carico della Giunta Maroni, datata 2015.

Un prodotto scaduto, al capolinea per cui Governo e Agenas hanno chiesto una revisione integrale.

Uno strumento che non ha tenuto conto del potenziamento degli argini, della rete dei servizi di medicina territoriale e di comunità, e non vi ha posto rimedio, e  che ha tre grandi difetti:

  •  Ha pensato di investire di più sui sistemi informativi , che si sono rivelati scarsamente affidabili nella pandemia, ma poi li ha usati poco  e male sia per programmare sia per gestire sia per  permettere di fare ricerca “osservazionale” , ha investito su quello anziché  sviluppare la medicina del territorio (PreSST – case della salute, POT – ospedali di comunità, servizi specialistici organizzati per patologia etc.), come hanno invece fatto altre regioni.
  • Ha escluso i medici di medicina , e disinvestito  su di loro in reputazione e sostegno economico,  amplificando le distanze tra la medicina generale e l’assistenza di territorio. Con la conseguente demotivazione dei medici di base che sono invece il punto di contatto con i pazienti, costruiscono delle relazioni personali con essi e, con le loro pratiche professionali, condizionano pesantemente il funzionamento dell’intero sistema sanitario (ad esempio fornendo prestazioni che riducono il tasso di ospedalizzazioni improprie).
  • Ha continuato a insistere sulla strada della parità tra pubblico e  privato, della loro equivalenza, come scritto in questa di proposta legge. Togliendo risorse al pubblico e mettendo tanto privato nella Sanità lombarda. descriverò in un successivo post perchè è inaccettabile questa scelta.

Queste tre criticità valgono per tutta l’impostazione del SS lombardo, ma in particolare per quella che fu la Legge ex 23, e che Governo e Agenas, ormai da più di un anno chiedono di riformare, rivedendo il rapporto tra paziente, istituzioni e territorio.


la desolante immagine dei banchi della giunta in alcuni passaggi della discussione

Da domani maratona in aula sulla riforma della Sanità voluta dalla Giunta Lombarda.

novembre 9, 2021 § Lascia un commento

Da domani andremo in aula di Consiglio per molti giorni, per articolare e illustrare le proposte del Prtito Democratico sulla Sanità Lombarda.

Abbiamo cercato l’opportunità di dire la nostra da tempo, negli anni trascorso all’ opposizione in Consiglio, ormai più di venti, e ancora di più nei giorni più bui degli ultimi due anni, quando l’esplodere della pandemia Covid, ha reso ancora più evidente l’inadeguatezza del sistema Lombardo, e la necessità di cambiare passo.

Un po’ di cronistoria di come si sia arrivati a questo progetto di Legge.

Nel dicembre 2020, è scaduta la sperimentazione della Legge 23, e il Governo ha sollecitato Regione Lombardia a procedere alla sua riforma.

Il 17 dicembre del 2020 esce una nota di AGENAS, Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, ente pubblico di rilievo nazionale, che svolge una funzione di supporto tecnico e operativo alle politiche di governo dei servizisanitari di Stato e Regioni, attraverso attività di ricerca, monitoraggio, valutazione, formazione e innovazione.

Nella Nota tra le altre cose sono presenti indicazioni esplicite sull’urgenza di cambiare sistema sanitario, sulla revisione dei Distretti e la loro organizzazione e articolazione, la sollecitazione a ripensare il rapporto pubblico/privato, ad investire di più nella prevenzione, nella medicina territoriale, e sul dipartimento di salute mentale.

Ad Aprile 2021, la Giunta Lombarda dà comunicazione che usciranno nuove Linee Guida, e in Commissione terza si avviano audizioni, dureranno circa tre mesi, a cui sono invitati circa 300 stakeholder (ANCI, sindaci, sindacati, associazioni di categorie
professionali della Sanità, del terzo settore etc..)

A maggio escono le linee guide della Sanità Lombarda a cura della Giunta, integrate dopo poche settimane perché, prive di riferimenti ad alcuni settori fondamentali.

A fine Luglio, la assessora al Welfare Letizia Moratti, porta in Giunta l’approvazione di una nuova proposta di Legge la 187, che è quella che arriverà in Consiglio da domani.

Attenzione, è profondamente diversa dalla vecchia 23, già dal tipo di atto: la legge 23 era una proposta di Consiglio, questa volta la proposta di Legge è confezionata dalla Giunta.

Ad Agosto 2021 ai 300 soggetti auditi sulle linee guida viene inviata una comunicazione tramite email, con richiesta di osservazioni scritte. Rispondono 50 soggetti che producono circa 500 osservazioni, a tutti viene promessa possibilità di audizione.

Le audizioni sono ridotte come tempi di esposizione delle osservazioni e concentrate in soli 2 giorni di seduta di commissione.

Il presidente della commissione decide di non assumere le osservazioni come proprie della commissione, quindi la legge viene in poco o nulla modificata.

Il gruppo del Partito Democratico, ha lavorato in questi mesi alla trasformazione di quelle osservazioni in 224 emendamenti, proposti e votati in commissione Sanità, che la maggioranza accoglie solo  in  minima parte (25). Gli emendamenti delle forze di maggioranza sono nell’ordine  delle poche decine, e molti di essi vengono ritirati.

La norma quindi resta saldamente in mano alla Giunta, che sostanzialmente non stravolge l’impianto della precedente 23, ma  la integra con un impegno normativo legato agli stanziamenti del PNRR.

Una proposta di Legge che svuota le attuali ATS, lasciando nelle mani delle ASST tutta la parte di erogazione dei servizi, accentuando la distinzione tra sanità  ospedaliera  e parte territoriale, che risulterà ulteriormente indebolita dalla eliminazione degli ospedali dalle ASST. Mentre la nostra proposta prevede un unico ente a cui spetta la programmazione, una Agenzia regionale, e una Ats per ogni provincia. 

Abbiamo depositato 310 emendamenti di merito e 110 ordini del giorno che soastanziano la nostra proposta, profondamente alternativa alla riforma della Giunta, con l’obbiettivo non di giungere ad un accordo o ad un accordicchio, ma di dimostrare e articolare attraverso questi strumenti la nostra visione della Sanità  lombarda, che richiede un profondo cambiamento nelle priorità e negli equilibri tra pubblico e privato  e una svolta anche d’impianto e di organizzazione del sistema. 

Alcuni dei temi oggetto dei nostri emendamenti e proposte modificative: 

  • Risorse (le legge di Giunta investe poco di suo, quasi tutto è fatto con fondi nazionali)
  • Equiparazione tra pubblico e privato
  • Ufficializzazione della Rete Regionale Lombarda
  • Prevenzione
  • Selezione della dirigenza
  • Distretti, articolazione 
  • Assistenza primaria
  • Agenzia di Controllo
  • Ruolo dei sindaci
  • Salute mentale

Vicine alle donne polacche, per il loro diritto di scegliere. E di non morire.

novembre 7, 2021 § Lascia un commento

#Nonunadipiù

Ieri sera sono stata presente al Presidio al Consolato polacco di Milano, organizzato da diverse associazioni, insieme alle donne di origine polacca che vivono in Italia, per difendere l’aborto come scelta.

Il Governo Polacco nell’ottobre 2020, ha inasprito ancora di più i confini della legge che interpreta l’aborto come reato, stabilendo l’incostituzionalità dell’interruzione di gravidanza anche in caso di malformazione del feto.

Per chi pratica interruzione di gravidanza o assiste le donne c’è il carcere, fino a 3 anni di condanna.

nei giorni scorsi questa legge assurda e liberticida ha fatto una vittima: una giovane donna, Izabela morta in un ospedale di Pszczyna, per setticemia, per non aver ricevuto le cure necessarie, finché il feto che portava in grembo non è stato dichiarato morto.

Tropo tardi, troppo ingiusto morire a 30 anni di choc settico per il rifiuto dei medici a interrompere la gravidanza di un feto di cui erano già evidenti le malformazioni.

Ma le donne e gli uomini democratici continuano a scendere in piazza, a Varsavia come in altre città polacche, per protesta nei confronti di una legge aberrante, e il fronte di resistenza si allarga.

Non lasciamo sole le donne polacche e non restiamo indifferenti alla loro lotta per la libertà di scelta.

#AniJednejWięcej

video Varsavia: https://www.facebook.com/wyborcza/videos/975899992999089

Incontro al Teatro dell’Elfo per il DdlZan – Noi non ci fermiamo- Tutti gli interventi

novembre 6, 2021 § Lascia un commento

Qui la registrazione dell’incontro organizzato da Casa Comune che si è svolto al Teatro dell’Elfo venerdì 5 novembre.

Interventi di Daniele Nahum, Pierfrancesco Majorino, Monica Romano, Michele Albiani, Alice Redaelli, Luca Paladini, , Cecilia Strada, Alessandro Zan, Beppe Sala. Incontro moderato da Lorenza Ghidini di Radiopop

Noi non ci fermiamo. Per i Diritti, contro l’Odio.

Non è una promessa né una minaccia. È un impegno

#ddlZan

#diritti

Rassegna stampa – intervista a 7 giorni sulle sindache in città metropolitana

novembre 4, 2021 § Lascia un commento

qui il pdf completo della pagina

Noi non ci fermiamo – Al Teatro dell’Elfo – Venerdì 5 novembre

novembre 4, 2021 § Lascia un commento

Domani ci vediamo all’Elfo

qui come registrarsi gratuitamente per l’incontro con Zan di venerdì all’Elfo

https://www.elfo.org/eventi/2021-2022/non-ci-fermiamo.htm

novembre 4, 2021 § Lascia un commento

Guardiamoci negli occhi.

In Lombardia i servizi sanitari territoriali sono insufficienti e la pandemia ce l’ha dimostrato.

Se sei stato testimone diretto di un episodio di malasanità in Lombardia, raccontaci la tua storia.

Tanti, troppi cittadini ogni giorno hanno a che fare con problemi e disservizi frutto delle politiche sanitarie sbagliate del centrodestra in Lombardia: mancano le persone a cui rivolgersi, i servizi sono lontani e raggiungerli per molti è difficile, interi territori sono dimenticati.

Basta, non si può continuare così, non è degno della nostra regione.

Dal 10 al 26 Novembre saremo tutti i giorni in Consiglio Regionale per cambiare il servizio sanitario lombardo che Fontana e Moratti vorrebbero mantenere così com’è.

Se anche tu hai sperimentato il peggioramento del servizio sanitario lombardo inviaci la tua storia attraverso Messenger, usando il tasto qui sotto.

https://www.facebook.com/hashtag/guardiamocinegliocchi

Porteremo la tua esperienza in Consiglio Regionale con noi, insieme possiamo cambiare in meglio la sanità lombarda!

Milano c’è sempre per i diritti.

ottobre 29, 2021 § Lascia un commento

Ma quanti siamo! questa è una mia foto scattata all’Arco della Pace a Milano, dove in tantissimi siamo scesi in piazza contro la vergogna della votazione in Senato.

Eravamo una marea.

Noi non ci nascondiamo e non ci fermiamo qui

Lo faremo per chi ogni giorno è discriminato, oltraggiato, attaccato

E per chi era assente al Senato e non ha votato, per chi, nascosto dietro al voto segreto, ha votato per affossare il Ddl Zan.

E anche per chi ha vergognosamente applaudito ed esultato.

Non è una promessa, né una minaccia: è un impegno

#LeggeZan#milano#arcodellapace#28ottobre

Qui un bell’articolo pubblicato da @ValigiaBlu, con una mia foto a corredo

La vergogna del voto al Senato che ha affossato il Ddl Zan

ottobre 27, 2021 § Lascia un commento

Il DdL Zan contro la omotransfobia e i reati d’odio e di discriminazione è stato affossato al Senato con un voto segreto sulla tagliola costruita appositamente per interrompere la strada alla sua approvazione .

Non è facile parlarne e ho dovuto far passare del tempo prima di scriverne anche sui social, per superare la rabbia e l’amarezza, che non se ne sono comunque andate.

Aspettavamo in tanti questa legge da decenni, perché la nostra società e il nostro Paese meritano questa conquista di civiltà, ed è indegno quello che è successo oggi in aula al Senato, applausi ed esultanze fuori luogo e irrispettose di chi ogni giorno subisce pesanti discriminazioni.

Ma non ci fermiamo qui, andiamo avanti.

Per chi è ogni giorno ingiustamente discriminato e attaccato, picchiato e insultato.

E anche per chi oggi era assente in aula e non ha votato, per chi ha da sempre osteggiato la legge e ancora di più per chi, nascosto dietro al voto segreto, nutrendo l’ipocrisia, ha votato per affossarlo, e anche per chi ha vergognosamente applaudito ed esultato.

Non è una promessa né una minaccia.

E’ un impegno.

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