La mia indagine sull’attuazione della 194 in Lombardia aggiornata al 2021- Esiti e proposte.

aprile 12, 2022 § Lascia un commento

Dal 2018, quando sono stata eletta consigliera regionale, conduco annualmente un’indagine puntuale, per ogni presidio ospedaliero, sull’attuazione della 194 in Lombardia, con un focus sull’obiezione di coscienza e sull’utilizzo delle due diverse procedure, chirurgica e farmacologica, cioè la Ru486.

Non esistono, infatti, dati aggiornati e dettagliati relativi alla situazione nella nostra regione, ma solo una relazione ampia sull’attuazione della 194 in Italia, a cura del Ministero della Salute, che riporta dati  aggregati  per Regioni, relativi  al 2019.

L’indagine rivela un calo costante delle interruzioni volontarie di gravidanza anche negli anni della pandemia, una significativa disomogeneità nell’accesso al servizio, un’obiezione di coscienza ancora troppo alta, al punto che in alcune province è complicato ricorrervi, e una percentuale complessiva di utilizzo della Ru486 più bassa rispetto ad altre regioni italiane.

Solo un’analisi puntuale restituisce le criticità nei diversi territori, risultando utile per definire interventi mirati.

In Lombardia, nel 2021 sono state effettuate 9.888 interruzioni di gravidanza, confermando la tendenza costante alla diminuzione, con una flessione di circa il 12% in due anni (11.249 nel 2019, 10.274 nel 2020). La 194 è quindi ancora uno strumento efficace, capace di raggiungere l’obiettivo che si era data, ossia ridurre drasticamente il ricorso all’aborto.

Ma alla riduzione di interventi Ivg non deve corrispondere una riduzione del diritto di accesso al servizio.

Di seguito, una sintesi divisa per tematiche

Obiezione di coscienza ancora alta e con strutture al 100%

Nel 2021, di 62 strutture analizzate, sono 51 quelle che erogano la prestazione, mentre 11 strutture non fanno proprio Ivg. La media regionale di obiezione è del 60%, nel 2020 era del 61%. Dal 2017 cala ogni anno di un punto percentuale circa.

Altre regioni già nel 2019 avevano percentuali più basse: Emilia Romagna 49%, Toscana 55,4%, Friuli V.G. 53,7%.

Le strutture lombarde con la percentuale di obiezione sotto il 50%, sono meno di un quarto del totale e molti presidi ospedalieri hanno percentuali di obiezione decisamente oltre la media del 60%.

Sia nel 2020, sia nel 2021, 7 strutture sono al 100% di obiezione: Saronno (Va), Gardone, Montichiari, Iseo (Bs), Oglio Po (Cr), Romano di Lombardia (Bg), Asola (Mn), unica tra le 7 strutture che utilizza i ginecologi gettonisti a chiamata.

Cinque ospedali sono oltre l’80%: Tradate, Angera, Gallarate (Va), Gavardo (Bs), Pieve di Coriano (Bg). Molti oltre il 70%: Garbagnate (Mi), Cittiglio, Busto Arsizio (Va); Monza San Gerardo e Desio (Mb), Chiari (Bs). In provincia di Bergamo sono tutte sopra il 70%, a parte Alzano.

Le province con il tasso di obiezione di coscienza più alto, cioè oltre il 75%, sono Mantova, con l’eccezione della città, Bergamo, Varese e Brescia.

La città metropolitana di Milano con la provincia di Lodi e Sondrio sono quelle con valori mediamente più bassi, sotto il 50%. Le province di Mantova, Bergamo, Varese e Cremona hanno ciascuna un ospedale con obiezione al 100%. In provincia di Brescia ce ne sono 3.

“Un tasso alto di obiezione di coscienza ha un impatto forte sulla disponibilità di accesso all’Ivg: in diverse province l’obiezione lascia scoperti territori ed è necessario spostarsi anche di molto rispetto al luogo in cui si vive. Così, le strutture che accolgono più utenza anche fuori dal territorio, allungano le liste d’attesa”, commenta Bocci.

Ru486: cresce, ma l’utilizzo è ancora basso e disomogeneo

In Lombardia la percentuale complessiva di utilizzo di Ru486 rispetto all’aborto chirurgico nel 2021 è del 35%, molto più bassa rispetto alle altre regioni italiane paragonabili per dimensioni e qualità del servizio sanitario (nel 2021 Toscana ed Emilia Romagna superano il 50%, nel 2019 il Piemonte era al 45,6%, la Liguria al 44%). Tuttavia, nel 2017 la stessa percentuale era all’8%.

Nel 2018, dopo la prima analisi dei dati, ho sollecitato la Giunta regionale affinché la somministrazione di Ru486 passasse in regime di day hospital, ottenendo che l’allora assessore alla Sanità Gallera inserisse questa modifica nelle linee guida dal 2019 . Modifica però mai ratificata da una determina formale come avvenuto in altre regioni, come Lazio, Toscana ed Emilia Romagna. Un miglioramento nelle percentuali di utilizzo c’è solo a partire dal 2020, anche indotto dalla pandemia, che ha portato a optare per interventi non chirurgici. Ma non tutte le strutture hanno colto l’occasione e la crescita è molto disomogenea: chi non la faceva prima della pandemia continua a non farla e restano intere zone della Lombardia dove la Ru486 non viene erogata.

La provincia di Lodi è quella che la utilizza di più (92%), la provincia di Sondrio è invece a zero. Il 75% delle strutture non arriva al 50%, solo un quarto delle strutture pubbliche, 12 in tutto, pratica aborti farmacologici con percentuali sopra il 50%.

Le strutture maglia nera dove la Ru486 non si è mai somministrata sono 15 su 51. Bassissime percentuali in provincia di Monza e Brianza e di Milano, esclusa la città. In tutto l’hinterland milanese, su 7 strutture c’è solo l’ospedale di Vizzolo Predabissi che somministra la Ru486. Le donne che vivono nell’area metropolitana devono per forza spostarsi nelle provincie limitrofe o convergere su Milano.

Le pillole del giorno dopo

“Abbiamo fatto una verifica con Federfarma per capire come fossero le vendite dei contraccettivi d’emergenza: ebbene, non c’è stata la corsa alla cosiddetta pillola del giorno dopo, paventata dal centrodestra dopo la rimozione dell’obbligo della ricetta per le minorenni di ottobre 2020. Dopo una flessione forzosa e straordinaria nel 2020 imputabile alla pandemia, il dato delle vendite ha visto un recupero dei volumi pre pandemia, in maniera stabile”, aggiunge la consigliera Pd. Un quarto del totale sono vendute a Milano città. Inoltre, sono aumentate di più le vendite di Ellaone (5 giorni dopo) rispetto al Norlevo (entro il giorno dopo).

I consultori: pochi e mal distribuiti

Anticipo una mia indagine futura sulle strutture consultoriali pubbliche, che hanno un ruolo chiave nell’informazione sulla scelta della procedura e sull’accompagnamento all’Ivg e potrebbero diventare sede futura di somministrazione della Ru486, considerando numero e distribuzione territoriale.

Il risultato è stato che i consultori pubblici sono ancora troppo pochi e il rapporto consultori/abitanti è in ogni provincia inferiore allo standard richiesto di 1 ogni 20mila persone.

Inoltre, sono distribuiti in maniera diseguale e con prestazioni ginecologiche inferiori agli standard nazionali.

Come si può intervenire? quali correttivi per superare le criticità evidenti?

Le mie richieste alla Giunta Lombarda:

  • MAPPARE LA SITUAZIONE IN DETTAGLIO PER INTERVENIRE SULLE CRITICITA’

– Istituire un osservatorio sull’attuazione della Legge 194 in materia di IVG, per monitorare la situazione annualmente e valutare i livelli del servizio e l’accessibilità, per applicare correttivi e potenziamento del servizio, dove ci siano carenze. I dati del monitoraggio devono essere poi accessibili.

  • INFORMARE MEGLIO L’ UTENZA SULLE PROCEDURE E ACCESSO AI SERVIZI Fornire informazioni chiare e accessibili nei siti (di Regione, ASST, singoli presidi) Utile avere sui siti materiali informativi tradotti in diverse lingue, e una campagna informativa sul metodo farmacologico.
  • GARANTIRE CHE LE PRESTAZIONI SIANO ASSICURATE IN TUTTI I PRESIDI

La legge dice che sono le singole Regioni a dover controllare e garantire l’attuazione del diritto all’aborto «anche attraverso la mobilità del personale».  In Lombardia, non è sufficiente garantire che ci sia una struttura per ASST che eroghi IVG, ma tutte le strutture devono offrire la prestazione.

Occorre quindi provvedere con mobilità del personale da altri presidi, con introduzione dell’obbligo di ginecologi gettonisti che eroghino la prestazione, e valutare concorsi specifici per personale non obiettore dove l’obiezione è al 100% .

  • INCENTIVARE L’UTILIZZO DELLA RU486:
  1. Tutte le ASST devono essere in grado di praticare entrambe le procedure in tutti i presidi, dando mandato ai propri direttori di presidio di garantire entrambe le scelte;
  2. Attivazione percorsi di formazione alla RU486 
  3. Estensione ai consultori della possibilità di somministrazione RU486 attraverso una determina ufficiale con la quale Regione Lombardia recepisca la circolare ministeriale e autorizzi la procedura di ivg farmacologica con la somministrazione del primo principio attivo in ambulatorio e/o in consultorio. I consultori devono essere contemporaneamente potenzianti  allo scopo: con attrezzature tecnologiche, personale formato, piattaforma di telemedicina,  protocolli d’intesa con i PS.
  4. Le creazione di Case di Comunità non deve comportare la riduzione delle prestazioni dei consultori territoriali erogate attualmente, ma anzi essere occasione per un loro potenziamento anche per poter erogare prestazioni come l’IVG.
  • INCREMENTARE IL NUMERO DEI CONSULTORI e POTENZIARNE LE FUNZIONI, a partire dalle azioni di prevenzione, contraccezione (con gratuità dei dispositivi per giovani e soggetti più fragili e a rischio di IVG reiterate), di educazione sessuale e all’affettività nelle scuole secondarie a cura dei consultori.

Qui tutte le slide della conferenza stampa di presentazione dell’indagine.

Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione e restituzione di questa indagine conoscitiva, e all’elaborazione delle conseguenti proposte.

A partire dai consiglieri e collaboratori del Gruppo Pd Lombardia, da Laura Sebastianutti e tutto l’ufficio stampa del Gruppo. Un grazie particolare a Marianna Campanardi per il supporto nella raccolta e sistemazione dei dati, e a Valentina Nicolao per la restituzione e rielaborazione grafica .

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