Maratona Sanità: Il testo del mio secondo intervento in aula- 22 novembre – Parte 3 : Azioni di supporto per i giovani più fragili

novembre 22, 2021 § Lascia un commento

Parto dalla storia di Lorenzo, che conosco bene, per dire che si deve fare di più per i giovani fragili e le loro famiglie.

III – IL DISAGIO DEI  GIOVANI

Mi aggancio alla riflessione sui consultori per entrare in un altro ambito quello del grande disagio che vivono i ragazzi più fragili e le loro famiglie.

Alcuni consultori hanno spazi accessibili ai giovani adolescenti senza bisogno che con loro ci siano i genitori, e con accesso senza prenotazione Spazi utili presenti in alcuni consultori, ma non dappertutto. Luoghi fondamentali  in un momento come questo, dove l’evidenza del disagio di bambini e adolescenti è sotto gli occhi di tutti.

Secondo una  rilevazione condotta su 5 reparti ospedalieri e 8 servizi territoriali di NPIA, a partire dagli accessi al Pronto Soccorso e dalle richieste di ricovero la cui causa fosse direttamente correlata ad atti autolesivi o tentativi di suicidio, si evidenzia che  il  dato dei tentati suicidi tra i minori  a gennaio 2021 è più che raddoppiato rispetto allo stesso mese 2020   96 contro 45.

Non investire sui consultori è dunque un’occasione mancata per fare prevenzione, educazione alla sessualità e all’affettività, barriera contro il diffondersi di malattie trasmissibili, e ancora di più per affrontare a sistema con altri servizi il grande disagio che ha colpito i minori in seguito alla pandemia , ma che preesisteva già da anni, e non trovava risposte.

Aumentano come abbiamo visto , con una percentuale rilevante, i casi di tentativi di suicidio e anche gli atti di autolesionismo tra i minori, che sono il 30 per cento in più del 2020. Così come nei servizi di Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza, negli ultimi cinque anni, vi è stato un aumento impressionante di accessi: +45%, con un incremento ancora maggiore percentualmente, nell’anno di pandemia.

Sono picchi estremi di un disagio evidente che richiede una risposta politica  urgente e efficace.

Dov’è il potenziamento dei servizi territoriali, legittimato anche da un progetto di legge di Consiglio approvato ormai da mesi? Sono i medici, gli  psicologi, e gli operatori stessi che denunciano la cronica scarsità di personale e la carenza di posti letto, sia in strutture di ricovero dedicate, sia in strutture semiresidenziali terapeutiche e in centri diurni. Basti pensare che le liste d’attesa sono lunghe anche per il primo appuntamento. Servirebbe garantire un’unità complessa ogni 150-250mila abitanti, grande abbastanza per coprire tutte le attività connesse: neurologia, psichiatria, disabilità complessa, disturbi specifici. E investire per risolvere la cronica carenza di personale, a partire dalla stabilizzazione dell’esistente e dai pronto soccorsi negli ospedali come ho già detto nell’odg 3002, all’adeguamento degli spazi, all’aumento di posti e di opportunità di supporto e strutture.

Perché questa legge, così ambiziosa,  non affronta il disagio dei ragazzi e delle ragazze, uno dei grandi nodi problematici del nostro tempo, e non si impegna davvero ad investire risorse in questo settore?

E perché non dice chiaro che ospedale e territorio devono essere in stretto contatto, che ci deve essere continuità tra la cura per acuzie e il percorso di prevenzione prima e reinserimento poi? Perché l’ospedale non può assorbire tutto, serve prevenzione di prossimità, le strutture ospedaliere  non ce la fanno più e non potranno lavorare bene,  se arriveremo solo ad avere casi molto gravi difficilmente trattabili, perché non si è intervenuto prima. In questi anni la Giunta non ha rafforzato poi l’assistenza domiciliare, utile anche per minori con disagio psichico perché per prevenire disagi sociali sono necessarie attività anche di Home visiting , così come per le diagnosi di DSA è  necessario rinsaldare i rapporti con le scuole.

All’ospedale spetta poi la prima cura dei casi gravi e acuti con  ricoveri e interventi sull’emergenza, che  adesso ha ancora troppe poche strutture che lo fanno.

Poi tra l’ambito ospedaliero e territoriale deve esserci un continuo collegamento altrimenti non si riesce a fare rete e a curare.

Per la prevenzione il territorio resta fondamentale, per la cura e la acuzie l’ospedale; ospedale e territorio insieme devono lavorare insieme nel pre e nel post, comunque.  Allora perché non c’è già in questa legge qualcosa che sancisca questo legame e che dichiari apertamente l’impegno  a potenziare i servizi territoriali di NPIA, prevedendo la presenza dell’equipe multidisciplinare per poter garantire tutte le diverse tipologie di attività (neurologia, psichiatria, disabilità complessa, disturbi specifici); perché non si dice chiaramente che si intende investire  in innovazione dotando ogni servizio di neuropsichiatria infantile di adeguate strumentazioni informatiche; e  sostenere le attività di enti accreditati in ambito psico e socio sanitario, associazioni, cooperative sociali, comunità per minori, coinvolgendone le rappresentanze nei tavoli di confronto sulle strategie

La priorità deve essere  il potenziamento dei servizi e l’integrazione e il coordinamento tra tutte le strutture sociosanitarie territoriali. Quello che invece propone questa legge in materia di psichiatria, può essere rischioso: se dovesse avvenire la separazione tra l’assistenza ospedaliera e l’assistenza territoriale, andrebbe distrutto  un faticoso equilibrio costruito e protetto da più di quarant’anni.

Ho detto nel mio precedente intervento che non voglio nascondere cosa è successo per la pademia, e anche in queto caso, in questo settore, la chiusura e interruzione di servizi dedicati ai minori , non solo sanitari ma anche di centri diurni , di servizi educativi e scuole, di servizi di accompagnamento, unita al taglio deciso delle prestazioni dei Servizi sociali e territoriali ha  causato un vero e proprio black-out sociale.

Nell’area dei minori non è possibile non fare qualcosa per le situazioni di maggiore fragilità (i minori sottoposti a provvedimenti del Tribunale per i minorenni, i MsNA, i minori che vivono una condizione di forte conflittualità famigliare e i minori che si trovano in situazioni di povertà).

La rottura creata dalla nuova organizzazione dei servizi lombardi dopo la LR 23/2015 tra casi seguiti dai Comuni e casi dei Servizi sociosanitari e la predominanza degli interventi ospedalieri su quelli territoriali ha di fatto abbandonato a se stessi per l’area sociosanitaria i casi seguiti precedentemente dai Servizi di zona e nei Consultori che non sono più in grado di farsi carico di una richiesta di cure e di sostegno peraltro in forte crescita dopo il lockdown.

Si registrano anche difficoltà per sostenere finanziariamente i centri diurni minori e i sevizi domiciliari.

Non può questa Giunta non essere consapevole  del pesante taglio alle attività delle Neuropsichiatrie Infantili , che di fatto sono ridotte all’emergenza e alla patologia conclamata, essendo venuta in gran parte meno l’area della Prevenzione (con solo 3 reparti con possibilità di ricovero in Lombardia)  e le attività legate all’area dei  Consultori,  un tempo al centro delle politiche per le famiglie.

Vi sono settori in cui il privato è prevalente e spesso quasi esclusivo (strutture residenziali e centri diurni della psichiatria, delle dipendenze, della neuropsichiatria infantile, della disabilità), e non si fa carico delle situazioni più complesse.

Cosa comporterà dunque questa legge che persevere nell’equivalenza pubblico/privato?

In una area con carenza di personale medico (psichiatri, psicologi, tossicologi, neuropsichiatri infantili) in situazioni di difficoltà si privilegia oggi la parte ospedaliera (SPDC) a scapito di quella territoriale  che conserva liste d’attesa clamorose, ad esempio per le UONPIA che hanno uno o due anni di attesa per una prima visita ambulatoriale dei bambini.

Finché non sarà compresa la centralità del territorio extraospedaliero e la necessità di tornare  a fare prevenzione territoriale, questo settore di cura per i più piccoli sarà sempre in difficoltà.  

I Consultori familiari, i SerD, i Cps, le Uonpia devono poter far fronte al numero crescente di domanda e di bisogno di interventi che si prolungano nel tempo, da sottoporre a verifica in base ai risultati conseguiti, e alla capacità di continuità e stabilità degli operatori.

Rischiano di rimanere scoperte le diagnosi di Dsa e quelle riferentesi allo spettro autistico, oltre alle disabilità cognitive e fisiche.

Importante è riattivare quindi la rete che porta al controllo del malessere dei bambini e dei pre adolescenti durante il percorso scolastico, con possibilità di monitorare le situazioni difficili già a partire dalla scuola materna, come accadeva un tempo. E con la possibilità di intervenire, a casa, con le famiglie a rischio. I Servizi del Territorio devono poter collaborare con le scuole per fornire adeguati piani didattici ed evitare il rischio della disaffezione scolastica, con conseguente dispersione e potenziale devianza.

Lo sa la Giunta che  Servizi sociali non hanno ancora ripreso con regolarità le visite in presenza,  e che in moltissimi casi (almeno non con il resto degli operatori) sono in  difficoltà a strutturare interventi educativi e di sostegno?

Servono fin da ora più servizi territoriali, e investimenti adeguati e costanti sul territorio per aumentare le capacità di intervento precoce, anche sui vecchi e nuovi fenomeni di abuso e dipendenza, specie in adolescenza.

Le problematiche che si presentano in adolescenza o all’affacciarsi di essa (come i disturbi alimentari), devono essere trattate prima che diventino francamente patologici e richiedano interventi complessi anche residenziali.

Attenzione a parte va dedicata poi al delicato ambito degli affidi e adozioni che sono peraltro a carico dei Servizi Sociali che devono pertanto essere efficienti.

L’attuale organizzazione del DSMD – dipartimento salute mentale e dipendenze, che raccoglie i Servizi di Psichiatria, Neuropsichiatria Infantile, Dipendenze, Psicologia e Disabilità deve essere inserita in una Rete Territoriale complessa e governata.

Di tutto questo, che è un’emergenza sociale questa legge non parla,  e non propone correttivi, pur in presenza  di  una legge di consiglio approvata all’unanimità, ma ferma al palo.

Ne parlano e richiamano la nostra attenzione, i medici i neuropsichiatri, psicoterapeuti e operatori,  le associazioni dei genitori e insegnanti nate durante la pandemia, cjhe hanno toccato con mano le difficoltà di trovare risposte, e  che tanto si sono battute per il ritorno a scuola in presenza, e le  associazioni dei genitori di  minori con disabilità psichiche e cognitive.

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