Maratona Sanità: il mio intervento in aula del 15 novembre – Parte 2 : le risorse ci sono, ma manca la visione.

novembre 16, 2021 § Lascia un commento

La revisione della Legge 23 avrebbe anche potuto rivedere le storture dell’impostazione che equiparava il pubblico al privato, che la legge Maroni finiva per accentuare attribuendo la presa in carico dei pazienti cronici anche a soggetti privati.

La presa in carico non è (solo)un servizio, è una funzione e proprio questa caratteristica ne fa ambito naturale di intervento delle aziende pubbliche. Ovviamente, questo non toglie che il privato possa avere un ruolo nell’erogazione dei servizi. Ma un conto è la produzione dei servizi e un altro la gestione del paziente e dei percorsi assistenziali.

Questi vizi capitali, come li ha già chiamati un altro collega prima di me, della ex legge 23 non solo hanno ulteriormente impoverito la medicina territoriale, ma ne hanno anche segnato l’insuccesso: poche adesioni di pazienti, che non capivano cosa dovevano fare, poco consenso dai MDB.

Dopo questo insuccesso arriva questa nuova proposta di Legge, che inspiegabilmente non mette in atto i correttivi richiesti da Governo e Agenas richiesti alla 23 e ignora la riformulazione del tema della presa in carico della legge Maroni.

E non mette in atto soluzioni capaci di rimediare alle carenze ventennali della medicina territoriale lombarda:  puntando davvero su servizi di prossimità cioè vicini e  accessibili. Rafforzando tutta l’area dei servizi di comunità di assistenza domiciliare – infermieri di comunità, infermieri e presidi scolastici –  ostetriche di comunità,  servizi sociosanitari alla persona legati alla disabilità o a forme di cronicità invalidanti che non consentano di recarsi in luoghi lontani dalla propria).

Se pensiamo ad esempio alla gestione lombarda delle cure domiciliari, non possiamo non evidenziare che si è sviluppata in modo avulso, come servizio autonomo con professionisti diversi dal MdB, con servizi insufficienti e in ritardo , anche durante la pandemia.

I bisogni che ho sommariamente elencato prima, che non avevano risposte esaurienti già prima della pandemia, durante la pandemia si sono acutizzati e si sono sommati ad altri bisogni.

Sono mancate risposte anche per necessità semplici e ormai rodate , come le vaccinazioni antinfluenzale, prima della vaccinazione anticovid. Dalla mancanza di dosi, alla destinazione a punti vaccinali lontani, è stato un susseguirsi di errori; e sembra non sia finita, visto che ancora oggi arrivano segnalazioni di persone che per la terza dose devono andare a km e km di distanza, oppure che segnalano la difficoltà di accedere ai tamponi gratuiti per gli studenti in orari che non siano quelli scolastici.

** nell’intervento ho citato lettere che mi sono arrivate direttamente o che sono state raccolte nel corso di questi mesi in una pubblicazione (Cento storie di una crisi) a cura dell’associazione Casa Comune.

Più in generale e più di frequente la mancanza di servizi di prossimità riguarda tutto l’ambito della diagnostica e dei servizi e prestazioni sanitarie della cronicità, ma anche delle acuzie  per cui molti cittadini che necessitavano  di cure hanno finito  per non  usufruirne o poterlo fare solo lontano da casa, e a pagamento.  

Immagino che Assessorato e settore siano a conoscenza anche del fatto che la ripresa della normale attività diagnostica e terapeutica sul territorio lombardo sia andata a diversa velocità per il privato e per il pubblico.

Mentre ospedali e strutture pubbliche erano ancora impegnate, in gran parte da sole, a sostenere il peso delle terapie e dell’assistenza al covid e quindi impossibilitate a riprendere l’attività ordinaria, le strutture private che quel carico sul covid non l’avevano avuto, hanno ripreso prima sia attività diagnostica sia ordinaria.

Tante volte alle nostre proposte di valorizzazione e maggiori investimenti sui servizi territoriali, che in alcuni casi in Lombardia sono non solo depotenziati, ma hanno subito una progressiva riduzione di personale e servizi, e sono insufficienti in quantità (penso ad esempio alla situazione di consultori che per legge dovrebbero essere 1 ogni 20.000 abitanti e qui siamo a 1 ogni 40.000, o della neuropsichiatria infantile, sottodimensionata da anni, a fronte di un bisogno di aiuto esponenzialmente crescente), è stato risposto: non ci sono risorse.

Ora però ce ne sono e ce ne saranno: con il PNRR e altre iniziative del Governo.

E ce ne sono anche per la medicina territoriale, il DL 34 ad esempio prevede stanziamenti specifici per gli infermieri di territorio a supporto dei medici di base. Ci sono risorse perché sia possibile accedere a consulenze, prestazioni, diagnosi e terapie 7 giorni su 7 e h 24 ; perché la presa in carico sia degna di questo nome tenendo insieme prevenzione, diagnosi, cura e assistenza, ricostruendo intorno al Mdb un coordinamento con le altre professionalità, afferenti a differenti competenze dell’ambito della prevenzione, e ad altri livelli di assistenza.

Allora qui da noi forse il problema non sono le risorse, ma la mancanza di una visione, di un progetto di valorizzazione dei servizi sanitari territoriali, capaci di dare risposte sia a eventuali patologie infettive (anche impreviste e altamente contagiose come il Covid) sia a patologie croniche, che saranno sempre più ‘importanti’, data la composizione della popolazione e l’aumento di grandi anziani, con una aspettativa di vita più lunga, ma più segnata dai problemi.

Serve una visione, perché se le risorse oggi ci sono, e consentono di creare le condizioni per una Sanità migliore, bisogna decidere dove dirigerle queste risorse , e in questa scelta, in questa sfida che riconosce il ruolo della Sanità territoriale, risiede la qualità dell’iniziativa politica.

E il vero cambiamento.

Che io in questa proposta di legge non vedo.

Come non vedo contemplati interventi concreti e puntuali di potenziamento del sistema sociosanitario in quei territori che  da tempo denunciano una carenza di servizi in alcuni settori (Citazioni di diversi odg a mia prima firma come la richiesta di integrazione di personale sanitario di neuropsichiatria infantile presso i ps del territorio, perché si scaricano tutti nei pochi ps che hanno quel personale¸oppure di ripristino del servizio Psichiatrico  Diagnosi e cura  SPDC diMelzo, del prontosoccorso di Abbiategrasso, delle funzioni dell’ospedale di Legnano, e l’individuazione dell’ex Presst di Gorgonzola come futuro punto di coordinamento con il territorio).

***Vi lascio alcune citazioni di personaggi non esattamente rivoluzionari come Norberto Bobbio o Carlo Maria Martini, che in realtà a suo modo un rivoluzionario lo era.

“il primo dato fondamentale con cui siamo chiamati a confrontarci è che l’anziano, anche quello non autosufficiente, è “persona”. Come ogni persona, allora, anche l’anziano non autosufficiente interpella profondamente ogni altro uomo nella sua libertà (…). Questo appello alla libertà si esprime in due direzioni: da una parte nell’invito ad accogliere l’altro e ciò che egli può comunicare, dall’altra nell’urgenza di farsi vicino a lui per offrirgli l’aiuto di cui ha bisogno (…). L’appello e la provocazione che l’anziano non autosufficiente rivolge alla libertà altrui orienta, però, ineludibilmente anche verso un tipo di attenzione che si fa servizio, nel prendere cura di essi e nella tutela e promozione dei suoi diritti (…). Innanzitutto di quello ad essere curato tanto da garantirgli non solo la sopravvivenza ma una vita dignitosa, nella consapevolezza che egli, se spesso è inguaribile, non è per questo incurabile».

 «Aumentano i vecchi e aumenta la longevità.. ciò ha creato nuovi problemi sconosciuti all’età precedente, quale il problema di chi non è autosufficiente (…). E chi non è autosufficiente non è libero! Lo è giuridicamente, ma non lo è di fatto. Qui sta la differenza tra libertà giuridica e libertà fisico-naturale. La novità è proprio la vastità del problema che ha dato origine a uno dei grandi temi oggi in discussione: il tema del diritto degli anziani, che si inserisce nel tema più generale del riconoscimento dei diritti dell’uomo. Se c’è un segno del progresso morale dell’umanità è il diffondersi del problema dei diritti dell’uomo (…). È il crescente riconoscimento dell’importanza dei diritti dell’uomo come fondamento di una convivenza fra tutti gli uomini.

Questo concetto non c’è mai stato prima nella storia».

Concludo qui il  mio primo intervento lasciando ai miei successivi l’approfondimento sulla medicina di genere, sulla necessità di potenziamento dei consultori, e del comparto  della salute mentale, pensando soprattutto ai bambini e ai più giovani, al necessario coinvolgimento e coprogettazione degli interventi insieme alle associazione di pazienti.

Concludo evidenziando che non è possibile avere l’illusione che questa Legge di cui stiamo discutendo da giorni, svelando quanto sia incompiuta , inadeguata e parziale, cambierà la sanità Lombarda, che ha bisogno di ben altro per dare risposte efficaci e concrete ai bisogni dei lombardi.

La Sanità lombarda cambierà in meglio e non lascerà indietro nessuno quando cambierà la Guida della Lombardia.

E noi ci stiamo attrezzando per farlo.

Non è una promessa, né tantomeno una minaccia

E’ un impegno non verso chi la guida ora, ma verso tutti i cittadini lombardi.

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