Maratona Sanità: il mio intervento in aula del 15 novembre – Intro e quadro generale

novembre 15, 2021 § Lascia un commento

Come i miei colleghi del Partito Democratico, e delle opposizioni, intervenuti prima di me, che ringrazio, coglierò l’opportunità di poter fare in questa sede interventi articolati discutendo questa Legge di Giunta, per raccontare ed entrare nel merito della Legge e soprattutto avanzare proposte alternative e differenti.

qui il video integrale del mio intervento: https://youtu.be/HmR1rHZWDcc

Per forza di cose non nasconderò, dirò di più non voglio nascondere quanto è successo in questi 2 anni di lutti, 35.000, tantissimi – che hanno decimato nella nostra regione un’intera generazione .Anni di fatica e sofferenze che hanno colpito anche le nuove generazioni che porteranno segni che difficilmente , come ad esempio la crescita dei disturbi di natura natura psicologica, magari non gravissimi, ma che comunque creano disagio e sofferenza.

Non la nasconderò perché è storia della nostra regione, storia fatta da un insieme di storie individuali che compongono la Storia con la S maiuscola, STORIA che deve diventare memoria nel senso più compiuto del termine, cioè trasformarsi in impegno concreto e credibile perché tutto ciò che è accaduto, con il suo bagaglio di errori e trascuratezze, non si ripeta più.

La pandemia è stata descritta attraverso la metafora di un fiume in piena che ha travolto tutto, argini compresi.

Ma chiediamoci se quegli argini esistevano, se erano sufficientemente solidi per contenere e affrontare la piena.

Definizione di argini dalla Treccani: : barriera che serve a contenere le piene di un corso d’acqua, rialzo di naturale o artificiale per contenere il corso delle acque e impedire che straripino.

E cosa sono in questo caso gli argini? Ma soprattutto come erano stati costruiti pensati dalle Giunte che si sono succedute in Regione Lombardia per vent’anni?

Nel nome della Rosa Umberto Eco lascia queste parole a Guglielmo da Baskerville – che si rivolge al suo giovane assistente- questa metafora, in cui si riferisce alle eresie: “Pensa un fiume, denso e maestoso, che corre per miglia e miglia entro argini robusti, e tu sai dove sia il fiume, dove l’argine, dove la terra ferma. A un certo punto il fiume, (per stanchezza, perché ha corso per troppo tempo e troppo spazio, perché si avvicina il mare, che annulla in sé tutti i fiumi) non sa più cosa sia. Diventa il proprio delta e non sai cosa sia fiume ancora, e cosa già mare…“

Gli argini del fiume della Sanità lombarda non hanno retto l’urto della pandemia.

E se non c’è stato un tracollo totale lo dobbiamo agli uomini e alle donne, operatori sanitari, medici e non, che con generosità, dedizione  e tanto sacrificio sono stati  indispensabili, per fronteggiare la pandemia e limitare i danni.

Ma resta la debolezza di quegli argini, che sono costituiti  dalla medicina territoriale, su cui invece qui si è disinvestito per decenni, e  che non si potevano costruire in fretta e furia solo per controllare l’imprevisto, ma dovevano essere preesistenti  e ben manutenuti, perché parte imprescindibile di un paesaggio che non serve solo a contenere  la tragedia, ma a prevenire.

Negli ultimi 20/30 anni ci sono state proposte di leggi e riforme che se applicate anche da noi  potevano fare la differenza (Turco nel 2007, sulle Case ella Salute, sperimentate solo in 10 regioni, in Lombardia no, la legge Balduzzi che introduceva le Unità complesse di cure primarie).

E cosa hanno fatto in questi anni le ultime Giunte Lombarde per costruire argini solidi, per prevenire, per rimediare alla fragilità del sistema delle cure territoriali, che avrebbe richiesto di ripensare alla presa in carico a livello domiciliare anche per patologie infettive acute, come quelle da covid, lasciando agli ospedali solo i casi più gravi ?

Cosa ha fatto RL per rimediare alla carenza di strutture che facessero da filtro tra i Medici di famiglia e i pronto soccorso degli H? Quali e quanti presidi territoriali (POT e PREST, Case della salute) e servizi di medicina territoriale  ha attivato? E quanto ha reso funzionali ed efficienti i Dipartimenti di Prevenzione? Quanto ha incentivato i Mdb  a lavorare in modo associativo?

Questo era ciò che serviva a rendere meno fragile il sistema, ma è stato ignorato per anni.

Poco o nulla è stato fatto, perché il sistema lombardo risponde da più di vent’anni a un modello autonomo,  che non ha preso spunti da quanto di buono succedeva in altre Regioni (case della salute, infermieri e ostetriche di prossimità), conservando un sistema fortemente centrato sull’assistenza ospedaliera, che non garantisce la continuità assistenziale tra i diversi livelli di cura, di cui l’ultimo prodotto era la Riforma della presa in carico della Giunta Maroni, datata 2015.

Un prodotto scaduto, al capolinea per cui Governo e Agenas hanno chiesto una revisione integrale.

Uno strumento che non ha tenuto conto del potenziamento degli argini, della rete dei servizi di medicina territoriale e di comunità, e non vi ha posto rimedio, e  che ha tre grandi difetti:

  •  Ha pensato di investire di più sui sistemi informativi , che si sono rivelati scarsamente affidabili nella pandemia, ma poi li ha usati poco  e male sia per programmare sia per gestire sia per  permettere di fare ricerca “osservazionale” , ha investito su quello anziché  sviluppare la medicina del territorio (PreSST – case della salute, POT – ospedali di comunità, servizi specialistici organizzati per patologia etc.), come hanno invece fatto altre regioni.
  • Ha escluso i medici di medicina , e disinvestito  su di loro in reputazione e sostegno economico,  amplificando le distanze tra la medicina generale e l’assistenza di territorio. Con la conseguente demotivazione dei medici di base che sono invece il punto di contatto con i pazienti, costruiscono delle relazioni personali con essi e, con le loro pratiche professionali, condizionano pesantemente il funzionamento dell’intero sistema sanitario (ad esempio fornendo prestazioni che riducono il tasso di ospedalizzazioni improprie).
  • Ha continuato a insistere sulla strada della parità tra pubblico e  privato, della loro equivalenza, come scritto in questa di proposta legge. Togliendo risorse al pubblico e mettendo tanto privato nella Sanità lombarda. descriverò in un successivo post perchè è inaccettabile questa scelta.

Queste tre criticità valgono per tutta l’impostazione del SS lombardo, ma in particolare per quella che fu la Legge ex 23, e che Governo e Agenas, ormai da più di un anno chiedono di riformare, rivedendo il rapporto tra paziente, istituzioni e territorio.


la desolante immagine dei banchi della giunta in alcuni passaggi della discussione

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Stai leggendo Maratona Sanità: il mio intervento in aula del 15 novembre – Intro e quadro generale su Il blog di Paola Bocci.

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