Risoluzione europea: le mie proposte per le donne e per la cultura.

marzo 30, 2021 § Lascia un commento

Ogni anno Regione Lombardia organizza in un’apposita sessione, detta “sessione europea“, la sua partecipazione al processo normativo dell’Unione europea.

Le valutazioni e osservazioni sul Programma legislativo della Commissione Europea hanno un passaggio nelle diverse commissioni per poi essere sintetizzati in una apposita risoluzione sul Programma legislativo della Commissione  nella quale sono indicate le iniziative dell’Unione di maggiore interesse per la Regione e vengono formulati gli indirizzi di politica europea regionali.

Il Consiglio Regionale martedì 30 marzo ha discusso e approvato la proposta di risoluzione con gli indirizzi di politica europea articolati secondo obiettivi ritenuti prioritari per la nostra Regione.

Analizzando la Risoluzione mi sono focalizzata su alcuni obiettivi che ritengo fondamentali per il rilancio della nostra Regione e che richiedono un coordinamento con le politiche e gli indirizzi messi in atto dall’Unione Europea.

In relazione al raggiungimento di questi obiettivi, a mio parere non sufficientemente sviluppati o evidenziati nella relazione, ho presentato le mie proposte di modifica al testo arrivato in aula, modifiche accolte e poi approvate nel corso della discussione.

In particolare sono intervenuta sull’obiettivo prioritario definito come “UN’ECONOMIA AL SERVIZIO DELLE PERSONE”, che fa riferimento “alle catene di valore che hanno sostenuto l’economia lombarda, sia in
vista di un rilancio delle politiche del lavoro, sia per la necessità di supporto a chi è più in
difficoltà, impegnando anche la Giunta regionale in una serie di misure.”

La risoluzione solo in un punto richiama la necessità di interventi rivolti alla valorizzazione delle donne, concentrandosi esclusivamente però sul sostegno all’imprenditorialità femminile, alle madri
lavoratrici in maternità, e alle situazioni familiari più complesse e difficili.

Questa impostazione è parziale, e ho ritenuto necessario ampliare il più possibile il campo delle politiche per realizzare davvero una piena parità di genere nell’ambito lavorativo e supportare una maggiore e più equa partecipazione delle donne al mercato del lavoro .

In questo anno in cui è cambiato il mondo, abbiamo ancora meglio compreso quanto condizionanti siano le disuguaglianze preesistenti, e quanto le donne abbiano pagato e paghino più degli uomini le conseguenze negative della crisi pandemica ed economica.
Questo squilibrio così evidente e così ingiusto ha smosso le istituzioni e dato forza alla voce delle donne.
L’Europa è sempre stata in primo piano a fare da traino. confermando tra i suoi obiettivi prioritari il raggiungimento della parità di genere, in particolare in ambito occupazionale,
Obbiettivo a cui richiama costantemente gli Stati membri, ne è la prova che dall’inizio dell’anno sono già tre
i documenti importanti prodotti dall’europa sul tema (un documento che propone una strategia complessiva sulla parità di genere, una proposta di risoluzione sul divario retributivo e una sulla riduzione del divario digitale di genere).
Ugualmente abbiamo avuto anche una dichiarazione di maggiore impegno dal Governo, da quello attuale e anche da precedente Conte bis, rimarcato dal Piano Colao che aveva individuato nella parità di genere uno degli assi
fondamentali per il rilancio del Paese, proponendo azioni diversificate in diversi ambiti dalla partecipazione delle donne al mercato del lavoro, al potenziamento delle politiche di conciliazione alla lotta agli stereotipi.
Senza dimenticare la portata di sensibilizzazione alla parità di genere, generata dalla campagna HALF OF IT , sostenuta da una quarantina tra movimenti e associazioni femminili, che ha raccomandato che i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (NEXT Generation UE) siano distribuiti paritariamente su azioni che si rivolgono agli uomini e alle donne, con attenzione particolare all’occupazione femminile e richiamando criteri di parità nella governance degli stessi.

Questa risoluzione che vuole incidere sulle politiche europee di maggior interesse per il tessuto socio economico lombardo, non può dunque non agire sulla parità occupazionale, e lo dove fare agendo a 360 gradi.
Questo banalmente perché siamo la regione con più donne occupate d’Italia: il rilancio e lo sviluppo sostenibile del nostro territorio non può prescindere dal sostegno all’occupazione delle donne.
Il pensiero deve essere a 360 gradi e comprende interventi di sostegno all’imprenditoria femminile, ma con un impegno più ampio a intervenire a sistema sull’occupazione delle donne, a partire dagli investimenti sulla loro formazione e sulle infrastrutture sociali – in particolare quelle educative – perché le donne non si trovino a dover scegliere tra lavoro e famiglia.
Per questo abbiamo chiesto di inserire nella risoluzione l’impegno su altre misure quali


📌 il sostegno alla formazione delle giovani donne nelle materie scientifiche e tecnologiche (STEM);


📌 il sostegno alla formazione delle donne nei settori strategici della cura, dell’assistenza e dell’educazione;


📌 l’incremento dell’offerta di posti di asili nido e di servizi educativi per la fascia 0-6,


📌 strumenti per ridurre il divario digitale di genere ampliare la partecipazione delle donne all’economia digitale


📌il sostegno e la revisione normativa dello smart working

📌 il potenziamento di strumenti e azioni trasversali di sistema per prevenire e contrastare discriminazioni e violenze sulle donne, che ricordo ha nella scarsa capacità di indipendenza economica, una delle cause di maggiore fragilità,

📌 il potenziamento degli strumenti per ridurre il divario retributivo.

Quest’ultima è questione sempre più urgente su cui si stanno muovendo sia il Parlamento con un progetto di legge, sia alcune regioni, per le loro competenze. Anche qui in Lombardia c’è un progetto di legge che ho depositato nel 2019 e di cui mi auguro a breve si possa discutere in sede di Commissione Lavoro e Consiglio Regionale.

Un’ultima proposta di modifica che ho avanzato al testo della risoluzione riguarda il comparto della cultura, perché nel testo originale, non c’era alcun accenno al sostegno specifico a questo comparto, che è tra i più colpiti dalla crisi economica , sia sul fronte delle imprese, sia sul fronte dei lavoratori e lavoratrici del settore.

Proposta accolta introducendo un richiamo specifico ad azioni di sostegno per lavoratori e operatori del comparto culturale.

Qui il testo arrivato in aula:

Qui i miei emendamenti:

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