Bilancio di previsione 2021/23 – Il mio Intervento in aula – 16 dicembre 2020

dicembre 16, 2020 § Lascia un commento

DISCUSSIONE SUL BILANCIO DI PREVISIONE

Il bilancio di previsione che discutiamo oggi in aula non è un bilancio che può essere comparato a quello degli anni precedenti. Ci troviamo in una situazione straordinaria dove le scelte sul futuro non possono essere fatte senza avere piena consapevolezza del momento che stiamo attraversando, dominato da solitudine e isolamento, incertezza per il futuro.

Tutte le istituzioni devono sentirsi chiamate al dovere di fare il possibile per non far sentire mai più solo nessuno.

Chiedo impegni economici adeguati, da subito e per il futuro attuale che è qui alle porte, e per restituire fiducia nel futuro prossimo, che sia di sviluppo e rilancio. Chiedo scelte capaci di tenere insieme Sostegno e Sviluppo.

La grande sfida è quella di dare supporti e sostegni a fasce di popolazione, settori, categorie che hanno subito pesantissime conseguenze economiche e sociali della crisi, ma senza perdere di vista opportunità di sviluppo e di crescita future, capaci di coinvolgere realmente da protagonisti quelli che adesso sono più fragili.

Ho concentrato le mie proposte per sollecitare interventi a sostegno delle donne, delle nuove generazioni, e della cultura.

Gli emendamenti e Ordini del giorno che ho presentato incalzano Regione Lombardia a cogliere la sfida di investire di più sulle DONNE, soprattutto sulle giovani donne.

Investire di più

  • sulla loro formazione (ad esempio incoraggiandole verso percorsi di studio STEM)
  • sulla diffusione e potenziamento dei servizi educativi per l’infanzia , sugli asili nido in particolare
  • sull’occupazione e sull’imprenditoria femminile (abbiamo richiesto due milioni più 4milioni), con interventi economici per ridurre disuguaglianze nel mondo del lavoro, per garantire equità ma anche sviluppo a tutta la società. Garantire alle donne indipendenza economica significa tutelarle dalla violenza, più frequente con l’isolamento; Le donne rischiano di essere più sole, e la Regione, che ha il primato negativo dei reati contro le donne, deve aumentare le risorse per contrastarla e sostenere tutti i centri antiviolenza.

Chiedo di investire di più sulla salute delle donne,

  • estendendo gli screening oncologici e potenziando i servizi per la salute mentale per infanzia e adolescenza ad esempio;
  • potenziando i consultori, i percorsi di assistenza alla maternità, a partire dalla valorizzazione delle ostetriche, 
  • dando piena attuazione alla Legge 194

Con le donne sono stati poi I GIOVANI a risentire di più della crisi, costretti a vivere una esperienza inedita, confinati nelle loro stanze in una dimensione straniante, praticamente senza socialità, senza sport, senza relazioni per lunghi mesi, senza opportunità di crescita per il passaggio al mondo del lavoro.

In questo bilancio ci devono essere azioni concrete per garantire futuro alle nuove generazioni.

Anche alla parte più fragile, sostenendo nella gestione economica delle comunità per minori, i comuni, perché se sono piccoli comuni non hanno più le risorse per a dare opportunità di crescita dignitose a questi ragazzi.

È fondamentale che Regione Lombardia investa più risorse perché tutti i ragazzi abbiano uguali opportunità di istruzione, perché le famiglie si sono impoverite e la DaD ha aumentato le disuguaglianze: la dispersione scolastica e la disoccupazione sono più che un rischio.

Per contrastare le disuguaglianze chiedo

  • più risorse per il diritto allo studio universitario (4 milioni)
  • fondi regionali integrativi a quelli dello Stato per gli strumenti digitali (3 milioni)
  • potenziamento delle reti digitali, nei territori e nei servizi culturali (biblioteche, università)

Ma soprattutto perché le scuole non siano lasciate sole nell’organizzare la ripartenza ai primi di gennaio, chiediamo a Regione un impegno concreto: sul potenziamento del trasporto pubblico locale e sul tracciamento ripristinando presidi sanitari nelle scuole da troppi anni mancanti.

La tutela della salute dei più giovani deve essere estesa anche alla loro salute sessuale, con educazione all’affettività, alla sessualità, contraccezione gratuita e sostegno a presidi fondamentali nella lotta alle malattie sessualmente trasmissibili come il Milano Check Point

Il terzo soggetto su cui voglio richiamare questa Regione, è la CULTURA.

Da troppo tempo ritenuta purtroppo residuale dalle Giunte che hanno governato Regione Lombardia, e considerata con sufficienza, senza comprendere fino in fondo che investire sulla cultura porta con sé oltre alla crescita del patrimonio di conoscenza e bellezza, ritorni economici e coesione sociale.

Oltre ad un incremento di risorse su assi già sperimentati, chiediamo investimenti specifici nelle aree marginali, periferiche, nei piccoli comuni, dove tenere aperto un teatro un cinema, una biblioteca, ha molto significato.

Territori che potrebbero avere negli anni uno sviluppo a trazione culturale e turistica e per cui chiediamo investimenti dedicati sui beni e sulla attività culturali (700.000), che si intrecciano con la mobilità sostenibile, per cui ho presentato anche un ordine del giorno che mette in fila una serie di interventi (dal cicloturismo, alla progettazione e sicurezza dei percorsi, dal contributo all’acquisto di mezzi sostenibili al potenziamento dell’intermodalità)

Voglio sottolineare che la Lombardia è la Regione con il maggior numero di addetti in ambito culturale, in testa alla classifica delle regioni per creazione di valore aggiunto e occupazione. Ma investe in cultura meno che altre Regioni.

In questi mesi abbiamo visto interi comparti culturali falcidiati dalla crisi: cinema, teatro, danza, musica, hanno chiuso per mesi le loro attività.  Quello che per molti superficialmente è relegato all’area quasi superflua del solo tempo libero, ha significato per tanti operatori, perdita di reddito e di lavoro. I settori culturali condividono spesso la precarietà del lavoro, la prevalenza di impieghi instabili, intermittenti e discontinui, quello dello Spettacolo in particolare.

Per Imprese, lavoratori e lavoratrici di questi settori che in questi mesi si sono sentiti invisibili, servono strumenti di sostegno e di rilancio. Ma per poter sviluppare politiche culturali lungimiranti e mettere in atto strumenti utili ed efficaci per prima cosa ci deve essere la disponibilità all’ascolto, per conoscere a fondo criticità e punti di forza.

Per questo chiedo che il primo passo sia l’istituzione di un tavolo regionale permanente con i rappresentanti dei lavoratori dello spettacolo e dell’audiovisivo come richiesto dai diretti interessati più volte in VII Commissione e dal PD dall’inizio delle restrizioni, a marzo, e non ancora attivato.

Emendamenti  e ordini del giorno articolati avanzano richieste precise:  

  • più sostegni economici alle micro, piccole e medie imprese dello spettacolo e del cineaudiovisvo di ogni forma giuridica, anche associativa (2 milioni)
  • un fondo integrativo straordinario (4 milioni) per i lavoratori dello spettacolo esclusi dalle misure sin qui finanziate e che non possono accedere agli ammortizzatori sociali tradizionali e sportelli per i lavoratori dello spettacolo nei centri per l’impiego;
  • Un Film Fund di 6 milioni per il biennio, per il sostegno alle produzioni cine audiovisiva, più uno stanziamento per rimborsi alle produzioni che hanno spese documentate nei nostri territori, perché creano indotto.
  • fondi per progetti nelle e con le scuole per formare e creare nuovi pubblici.
  • Fondi aggiuntivi per messa in sicurezza, ristrutturazioni e adeguamenti tecnologici per le sale destinate ad attività di spettacolo, per quelle che ci sono o per aprirne di nuove.

E un impegno perché le sale di cinema e spettacolo riaprano al più presto, perché sono luoghi sicuri.

L’economia culturale è circolare e sistemica, si deve avere l’intenzione di intervenire contemporaneamente su più livelli, o non avrà la forza di decollare.

Donne giovani e “cultura” sono in grado di trarre e generare energia dal loro slancio, ma vanno messi nelle condizioni di decollare, non perché elementi residuali a traino, perché motori futuri di uno sviluppo reale e sostenibile.

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