#GenderPayGap. Tavola rotonda sulla Parità Retributiva: occasione preziosa di confronto. I tratti comuni, le priorità e le mie proposte per azioni concrete.

dicembre 4, 2018 § Lascia un commento

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Ci siamo ritrovati  ieri a poco più di un mese dal nostro primo incontro del percorso di approfondimento sulla parità retributiva,  per sollecitare il confronto tra i soggetti coinvolti, su strumenti e proposte di tipo legislativo, contrattuale, culturale necessari per ridurre il divario retributivo.

Ricordo le tappe del percorso che abbiamo compiuto nell’affrontare questo fenomeno e  ringrazio chi mi accompagnato e ha collaborato con me al progetto (Giulia Mattace Raso e Valeria Cavrini, per la parte dei contenuti, lo staff eventi PD per la realizzazione dei video) e  tutti coloro che hanno accettato la sfida con grande disponibilità (istituzioni, associazioni datoriali e organizzazione sindacali ).

  • Nel convegno del 15 ottobre abbiamo coinvolto sei esperte che hanno inquadrato il fenomeno evidenziando cause e criticità dello squilibrio retributivo (Elsa Fornero, Linda Sabbadini, Alessandra Casarico, Alessia Mosca, Donata Gottardi, Camilla Gaiaschi) e chiesto a loro di suggerire alcune domande ai soggetti che sono parte attiva nel processo.
  • Abbiamo rielaborato le domande e le abbiamo poste ad associazioni datoriali, organizzazioni sindacali rappresentanti delle istituzioni, e raccolto quindi,  in video interviste o in forma scritta, i loro contributi. Poi rielaborati e sintetizzati in clip video tematiche.

Le interviste hanno consolidato la riflessione che le  donne che lavorano sono ancora troppo poche e  hanno sicuramente carriere più frammentate e discontinue, rinunciano al lavoro o a rientrare nel mondo del lavoro dopo una maternità, o ancora  rinunciano a una carriera e alla crescita professionale quando i figli sono cresciuti e i problemi di cura sono legati a familiari anziani.

Le aziende, le istituzioni, le lavoratrici devono essere più consapevoli del divario, stante il fatto che strumenti normativi sono già in atto.

Ma soprattutto è ancora presente un forte conservatorismo a livello culturale, che interpreta  la donna come soggetto a cui è delegato quasi in toto il carico di cura dei familiari e della casa;  dalle interviste è emerso  un filo rosso comune: la necessità di una ripartizione più equa delle responsabilità familiari tra uomini e donne.

Abbiamo articolato  i lavori  in 3 parti, e  sollecitato la discussione su 3 temi:

  1. I DATI: le modalità di raccolta,  la loro omogeneità, accessibilità e  trasparenza, cioè la loro effettiva visibilità; la possibilità di analizzare anche la parte variabile del salario.
  2. Gli STRUMENTI : gli strumenti di conciliazione, le esigenze di flessibilità oraria e il lavoro agile (smart working, banca delle ore…), le soluzioni per una maggiore  agevolazione e facilitazione alla mobilità, gli strumenti compensativi, la loro utilità, e il gradimento verso di essi.
  3. La FORMAZIONE, prima e durante la vita lavorativa (orientamento sulle ragazze verso  percorsi di studio per professioni qualificanti con maggiore possibilità di  parità salariale) e la necessità di un CAMBIAMENTO CULTURALE  

L’impegno di tutti nel rispondere alle sollecitazioni  indica che si possono produrre soluzioni più efficaci se si attiva un confronto reale tra le parti, non episodico che non si deve fermare qui.  Per arrivare a soluzioni condivise è fondamentale che  le istituzioni, Regione compresa, si facciano carico  del problema facilitando e rendendo costante questo  confronto.

In questo quadro di riferimento  vorrei avanzare alcune proposte concrete che ritengo possano contribuire a ridurre il divario.

DATI

  • C’è la necessità di semplificare le procedure di raccolta dati sia per le aziende sia per chi li deve rielaborare e di individuare nuovi criteri di  selezione, raccolta e calcolo per rendere più omogenei   e quindi comparabili. A questo obiettivo potrebbe dedicarsi la Consigliera di Parità Lombarda in rete con le suo omologhe nelle altre regioni e in collaborazione con i CPO .

La Giunta Lombarda in via sperimentale potrebbe invece

  • Rendere più accessibili i risultati della raccolta dati (alle imprese stesse, associazioni, sindacati) pubblicandoli e pubblicizzandoli, perché comunque ancora abbiamo bisogno di fare emergere il problema.
  • Istituire una sorta di bollino rosa  per le aziende che attivano politiche di equilibrio e quindi di parità salariale, compresa la trasparenza dei dati.  Nel contempo, promuovere campagne informative su best practises e sui risultati ottenuti da chi ha ridotto la forbice, (fornendo modelli e esempi del ‘si può fare’)

Le associazioni datoriali potrebbero assumere come  obiettivo prioritario  il superamento del Gap, facendo tesoro di esperienze già in atto tra i loro associati.

CONCILIAZIONE E FLESSIBILITA’

Regione Lombardia deve

  • impegnare il  Governo a reintrodurre  e ampliare il congedo parentale anche per gli uomini, obbigatorio e non limitato a pochi giorni, e non solo per la cura dei figli;
  • farsi parte attiva istituendo  forme di accompagnamento alle scelte dei Caregivers che ne certifichino qualità e competenze (albi regionali ad esempio),  non limitandosi al finanziamento parziale della loro utilizzazione. Ci vuole  più Welfare e meno Voucher e Bonus, che  tendono a tenere le donne lontane dal mercato del lavoro;
  • incrementare i posti negli asili nido e nelle RSA sul territorio, perché per le donne che lavorano può essere più utile una maggiore diffusione e presenza di asili nido  e servizi di assistenza, piuttosto che bonus asili nidi gratis. Ci sono donne che lavorano che si possono anche permettere un asilo pubblico a costi accessibili, ma lo devono trovare.

FORMAZIONE 

  • E’ sempre più importante superare stereotipi e stimolare, accompagnare e finanziare percorsi di orientamento scolastico e formativo, volti a rendere consapevoli anche le giovani delle opportunità  di percorsi di studio STEAM
  •  Uguale attenzione dovrebbe essere dedicata a percorsi di formazione agli uomini sulle competenze di cura  (cfr  il progetto  MAM del Comune di Milano)

 

In conclusione

Se tutti condividiamo l’urgenza di fare passi avanti, e di mettere in campo  azioni concrete per ridurre il Gap, ognuno deve fare la sua parte. E Regione Lombardia deve riuscire a dare  seguito a tutti gli spunti e proposte emerse promuovendo un luogo di confronto stabile, codificato e riconosciuto formalmente,  attraverso un’azione condivisa tra Assessorato al Lavoro e Istruzione e Assessorato PO e Famiglia.

Un luogo che dia voce  e possibilità di confronto  tra associazioni datoriali, organizzazioni sindacali, università,  con l’obiettivo di individuare  correttivi e avanzare proposte condivise.

Come gruppo del Partito Democratico  attiveremo da subito un confronto  con la Giunta  il Consiglio Regionale, la consigliera di Parità,  il CPO, su questi temi,  per averli come alleati in questo obbiettivo.

Perché la ricchezza di questo dibattito non vada perduta,  il nostro primo passo sarà realizzare un testo con tutti i variegati contributi di questo percorso, che renderemo disponibile per tutti gli interessati  a inizio del 2019.

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