Invertiamo la tendenza: meno bonus e più servizi. Da Data Room una sollecitazione da seguire.

ottobre 22, 2018 § Lascia un commento

Il titolo riporta sinteticamente una posizione che ho da molti anni: meno bonus e più Welfare, cioè più servizi. L’articolo sul Corriere di Milena Gabanelli e Rita Querzé lo richiama.

In Italia vengono spesi 26 miliardi l’anno per le politiche di sostegno alla famiglia e alla natalità (Eurostat, 2017).  Sono tanti soldi, ma dispersi in innumerevoli rivoli e strumenti, senza valutarne l’effettiva efficacia.  Tanti soldi da Istituzioni diverse,  che poco si parlano tra loro (generando anche il fenomeno della ‘collezione dei bonus’, ma questa è un’altra storia.

Molti bonus, troppi, e pochi servizi. Pochissimi controlli su efficacia dei bonus, moltissimi per chi vuole aprire un nido che poi andrà in convenzione con un istituzione pubblica, se riesce a rispondere alla burocrazia.

Così se ci sono  Nidi gratis per qualcuno, soltanto 23 bambini su 100 continuano ad avere possibilità di entrare in asilo nido.  Sono più degli scorsi anni, ma semplicemente perché nascono meno figli.

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Si spendono solo 250 milioni nel 2018 per nuovi posti nei nidi, contro 1 miliardo di Bonus bebè e 50 milioni per bonus baby sitter.

Dimenticandoci tutto quello che è stato detto del valore aggiunto del nido per i bambini, come crescita e sviluppo. Senza entrare nel merito dell’ impatto dei servizi per l’infanzia sulla conciliazione.

I finanziamenti più cospicui  riguardano le detrazioni per familiari a carico, proporzionate al reddito: 12,7 miliardi.

Dentro ci sono anche le detrazioni per il coniuge a carico, che sono circa 3,9 milioni, la maggior parte donne, per cui è prevista  una detrazione di 650 euro l’anno a testa.

Che moltiplicati per i3,9  fa circa  2,5 miliardi di euro l’anno.

Ma non è un provvedimento che disincentiva le donne a trovarsi un lavoro, si chiede Gabbanelli? La sua risposta affermativa è anche la mia

“Perché una mamma dovrebbe cercarsi un lavoro da 1.200 euro al mese se la famiglia perde i 650 euro l’anno e in più deve pagarsi un nido che costa dai 500 ai 700 euro al mese? Resterà a casa e difficilmente farà il secondo figlio, perché con uno stipendio solo è difficile campare in quattro. Non a caso siamo il Paese dei figli unici”(MG)

La compensazione di questi squilibri può avvenire, non aprendo rubinetti di finanziamento per bonus, ma  investendo di più sui posti nido e riducendo il costo delle rette. Con meno di un miliardo (873 milioni) si può arrivare al 33% di copertura.

Attenzione che però non piova sul bagnato, investire dove le donne lavorano già, ma soprattutto dove avrebbero bisogno di scegliere di lavorare, ed essere incoraggiate a farlo.

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https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/incentivo-figli-detrazioni-tasse-asili-nido-famiglia-proposta/44141c68-d54a-11e8-bac3-69d57efab9a5-va.shtml

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